Addestramento TPSS Spinale e Ragno

Come sempre nei giorni di addestramento si procede con argomenti sempre diversi e sempre importanti perche per noi nulla viene dato al caso ed l’addestramento mette sempre alla prova chi già sa fare queste cose e chi le sta imparando e allena tutti per un unico obbiettivo , salvare delle vite . Oggi oltre al normale TPSS che e già un malloppo non indifferente abbiamo usato la Spinale ed il ragno , non che imparato la tecnica per togliere il caso ad un motociclista. Voglio sottolineare che non tutti i volontari sono abilitati al TPSS e all’utilizzo di queste tecniche , per fare questo bisogna superare un corso di 36 ore al comando , non semplicemente un infarinatura di 8 ore . Ricordo inoltre che anche non far niente vuol dire di aver preso una decisione , e quindi aver preso una posizione , ed anche le conseguenze della decisione stessa , inoltre se sei abilitato lo devi fare semplicemente .

Questo che riporto e una sintesi di alcune cose tratte dalle dispense , per aggiungere qualche informazione in più , ma per essere abilitati ripeto ci vuole un corso di TPSS . Quindi questo materiale e solo a scopo informativo la dispensa ha 140 pagine .

Tavola spinale

Indicazioni d’uso : la tavola spinale e considerata un dispositivo temporaneo per la raccolta e il trasporto , avendo la possibilità con l’uso del ragno d’immobilizzare l’infortunato . E leggera e poco ingombrante e permette di fare radiografie senza spostare il traumatizzato , anche se non può essere usata per grandi spostamenti .

Posizionamento può avvenire in con la rotazione del ferito con sollevamento a ponte , oppure per scivolamento con estricatore .

Una volta appoggiato il ferito sulla spinale lo si blocca con le 4 cinghie in dotazione oppure con la serie di conghie chiamato ragno , suddividendo così il corpo in 5 parti che comportano lo spostamento del ferito sulla spinale , ovvero Testa : tramite il fermacapo per spinale , spalle con la prima cinghia , tronco con la seconda cinghia , bacino con la terza , gambe con la quarta ed infine piedi con la quinta , le bretelle vanno bloccate su appositi alloggi .

Il suggerimento principale e quello di bloccare per primi le spalle ed i piedi , per poi procedere con le altre parti prestando attenzioni ad evitare le parti molli del corpo , mentre la testa viene immobilizzata dall’apposito presidio fermacapo , e mantenuta ferma dal operatore vigile del fuoco fino a quando non e stato inserito e bloccato il fermacapo

Alcune raccomandazioni sull’operato del soccorritore , controllo sempre la tensione del ragno o cinghie prima di spostare la spinale , non permette la movimentazione verticale della vittima , non la si deve considerare una barella in quanto non dispone di protezione del ferito sulla laterale e da altri rischi .

I rischi che si corrono per aver posizionato male il ferito sono molti , come danni neurologici da spostamento della colonna e possibile scivolamento o spostamento del ferito sulla spinale .

Immobilizzare il traumatizzato

Il ferito viene sempre trattato come se avesse una lesione spinale e che quindi ogni suo movimento errato provocherebbe la paralisi se non che la morte , resta quindi fondamentale come si tratta il ferito , nei movimenti e nelle manovre da fare per poterlo immobilizzare rendendolo così trasportabile sopratutto quando e in stato di incoscienza.

Se il ferito e cosciente ed risponde ci sono alcuni semplici controlli che possono far capire la presenza di un trauma a livello spinale , come per esempio : dolore locale alla testa ,collo e dorso , formicoli ed intorpidimento delle estremità mani e piedi .Resta comunque indispensabile non sottovalutare il caso e procedere come da metodo anche se il ferito non riferisce nessun sintomo o perche si sottovaluta l’evento.

Il coordinamento fra i soccorritori

Il coordinamento tra i componenti dell’équipe durante le manovre d’immobilizzazione, raccolta e spostamento è la migliore garanzia per il mantenimento del corretto assetto testa-collo-torace. Affinché i gesti e le azioni siano coordinate occorre un addestramento costante da parte di tutti i componenti della squadra.
Quando su un’emergenza intervengono più persone SOLO UNA coordina e stabilisce le azioni da compiere su una vittima: questa persona viene detta TEAM LEADER (TL)
La decisione di chi svolgerà le funzioni di TL deve essere presa prima di arrivare sul luogo e, comunque, sempre prima di iniziare qualsiasi manovra sul ferito.
Il ruolo del Team Leader non s’improvvisa. Innanzitutto, il T.L. deve essere riconosciuto dalla squadra. Egli deve inoltre dare indicazioni sempre in maniera assertiva cioè, anche nel caso in cui debba correggere la manovra di un operatore, lo deve fare senza
bloccare l’intera operazione, ma “guidando” efficacemente l’operatore che sta sbagliando verso il recupero dell’errore. Solo in caso di errori gravi, che possono compromettere il risultato dell’intera manovra, egli dichiarerà un “Time Out”, farà fermare la manovra e, con calma, darà nuove indicazioni. Un buon TL deve riuscire anche a gestire la propria squadra dal punto di vista emotivo, intuendo per tempo eventuali crisi e
provvedendo in maniera preventiva. Deve, inoltre conoscere le caratteristiche fisiche e le abilità dei singoli operatori, assegnando ad essi i compiti più idonei in modo che, durante la manovra, ciascuno di loro possa dare il maggior contributo possibile.
La manovra d’immobilizzazione di un traumatizzato è estremamente importante e delicata: qualsiasi operazione compiuta con imperizia, fretta o superficialità da parte del
soccorritore potrebbe aggravare lesioni già esistenti o, peggio, provocarne altre.
E’ evidente, quindi, che non c’è spazio per l’improvvisazione e per tutto ciò che non sia rigorosamente rispettoso delle corrette procedure d’intervento. La rapidità di esecuzione è, invece, un importante valore aggiunto che l’équipe raggiunge con una ripartizione dei ruoli scrupolosa, un coordinamento efficace e con il costante addestramento alle manovre e all’uso dei dispositivi.

Tecnica di rimozione casco

E’ una manovra che deve essere eseguita da due soccorritori addestrati.
La mancanza di uno specifico addestramento rende questa manovra pericolosa per il rischio di movimenti eccessivi del rachide cervicale. Teniamo presente, oltretutto, che da studi eseguiti negli USA risultano più frequenti lesioni a carico delle prime vertebre cervicali in traumatizzati coinvolti in incidenti a dinamica maggiore, portatori di casco, ai quali questo è stato rimosso in modo scorretto.
D’altra parte i motivi per cui il casco va rimosso sono molteplici e vanno dalla necessità di eseguire corrette valutazioni sulla vittima, all’esigenza di effettuare manovre salvavita, alla doverosa applicazione del collare cervicale ed alla corretta
immobilizzazione per l’adeguato trasporto della vittima, tutte operazioni – queste – che sono rese difficili, se non addirittura impossibili, dalla presenza del casco.
La tecnica per eseguire correttamente questa manovra prevede che il primo soccorritore si ponga dietro la testa della vittima ed afferri lateralmente il casco e la mandibola, posizionando la testa in posizione neutra e mantenendola in asse afferrando
contemporaneamente con le dita la base ossea della mandibola. Se la vittima si presenta prona, deve prima essere messa in posizione supina mediante una manovra che vedremo successivamente e solo dopo tale rotazione si può procedere alla rimozione del casco. Il secondo soccorritore apre la visiera, parla con la vittima, controlla le vie aeree, rimuove eventualmente gli occhiali, slaccia e/o taglia la cinghia di fermo del casco. A questo punto, provvede a stabilizzare la testa afferrando con una mano la base della nuca e con l’altra chiude la bocca mettendo in contrasto la mandibola con la mascella: la responsabilità dell’immobilizzazione della testa e del tratto cervicale è in mano al secondo soccorritore. Il primo, comincia a sfilare il casco allargandolo il più possibile e
basculandolo leggermente in avanti in modo tale da assecondare la struttura anatomica della testa. Una volta tolto il casco, il primo soccorritore provvede all’immobilizzazione della testa in posizione neutra, liberando così il secondo soccorritore che applica il collare cervicale.

Ringraziamo i Volontari più esperti del distaccamento che si sono prestati a questo piccolo addestramento di importanza vitale .

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Corso TPSS

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Ecco parte dei nostri volontari alle prese con un altro corso molto importante , TPSS ovvero Tecniche di Primo Soccorso Sanitario

Qui Alcune informazione di Base del corso , ricordando che i vigili del fuoco sono professionalmente molto preparati

Nonostante che il progetto “Tecniche di Primo Soccorso Sanitario (TPSS)” applicate dai vigili del fuoco risponda ad uno standard superiore a quello richiesto dalle linee guida scentifiche internazionali di riferimento per il personale soccorritore non sanitario dei servizi tecnici di urgenze ed emergenza e che, anche per la parte inerente all’uso del defibrillatore semiautomatico esterno, le procedure siano identiche a quelle disposte dalla maggior parte delle centrali operative 118, l’impiego operativo del defibrillatore semiautomatico esterno da parte del personale VV.F. su personale civile non appartenente al corpo nazionale dei vigili del fuoco, deve essere autorizzato dall’autorità sanitaria competente per territorio, in accordo con quanto disposto dalla legge n. 120/2001 e successive modificazioni ed integrazioni. Resta dominante comunque la condizione del pericolo di vita (art.583 C.P.) che associata all’altra condizione di stato di necessità (art. 54 C.P.) determinano l’impunibilità nei casi del personale qualificato dei vigili del fuoco che si trovino in condizioni d’urgenza ad essere costretti dalla necessità ad attuare le manovre di rianimazione con utilizzo del DAE per evitare l’incombenza di un danno grave per la persona da soccorrere 

1. Sostegno di base delle funzioni vitali nell’adulto:BLS
(Basic Life Support) e PBLS (Pediatric Basic Life
Support) nel bambino;
2. Utilizzo dell’apparecchio Defibrillatore semiAutomatico
Esterno (DAE) nell’adulto e nel bambino;
3. Sostegno di base delle funzioni vitali nella vittima
lattante: PBLS (Pediatric Basic Life Support);
4. Supporto vitale di base nella vittima di dinamica
traumatica;
5. Gestione dello scenario d’intervento sanitario ed
approccio relazionale alle vittime ed alle persone
coinvolte;
6. Principi di organizzazione dei soccorsi in caso di macro
emergenze;
7. Trattamento base di lesioni
traumatiche:ferite,ustioni,fratture;
8. Igiene e profilassi.

SUPPORTO DI BASE DELLE FUNZIONI VITALI (Basic Life Support)

Lo scopo del BLS (Basic Life Support = Supporto di Base delle Funzioni Vitali) è quello di riconoscere prontamente una situazione di emergenza, allertare correttamente il soccorso sanitario e intervenire precocemente, con manovre corrette, finalizzate al sostegno delle funzioni vitali per garantire la possibilità di sopravvivenza della vittima dell’evento. L’intervento con le manovre di Rianimazione Cardiopolmonare (RCP) – se necessario – ha come obiettivo quello di evitare il danno anossico cerebrale, ovvero la morte per mancanza di ossigeno delle cellule di cui è composto il cervello le quali, una volta danneggiate, non assolvono più alla loro funzione. Il danno anossico cerebrale si instaura su soggetti in cui siano compromesse o mancanti le funzioni vitali, cioè:
la coscienza
il respiro
il circolo
L’intervento con le manovre di rianimazione cardiopolmonare di base (RCP), è finalizzato al mantenimento dell’ossigenazione del soggetto, fino all’arrivo del soccorso sanitario avanzato (ALS), intendendo con questo termine le tecniche e le terapie applicate da una équipe di soccorso comprendente personale sanitario professionista (medico e/oinfermiere).

DANNO ANOSSICO CEREBRALE

Quando il cuore si arresta, indipendentemente dalla causa dell’arresto, non è più in grado di contrarsi e, di conseguenza, di fare circolare il sangue nei vasi sanguigni, cioè nelle arterie e nelle vene (assenza di circolo). Accade anche a volte che il cuore continui a svolgere la sua attività di pompa, ma la vittima non abbia un respiro spontaneo. In questo caso il sangue mandato in circolo dal cuore, privo come è di ossigeno non permette la sopravvivenza degli organi vitali. L’ossigeno in queste circostanze non raggiunge più gli organi.

 

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