Donazione Motoseghe

Vicenza 14 novembre 2018 . La donazione è stata fatta come contributo all’opera di soccorso che i pompieri stanno conducendo per il maltempo che ha colpito il Veneto, devastando parte del patrimonio boschivo. Le attrezzature professionali sono state consegnate questa mattina nella sede dei vigili del fuoco di Vicenza, alla presenza del direttore interregionale Fabio Dattilo e dei comandanti di Vicenza Mauro Luongo e Belluno Girolamo Bentivoglio a cui i prodotti sono destinati.

Dattilo ha ringraziato l’azienda per l’importante donazione, che contribuirà nelle operazioni di messa in sicurezza del territorio da parte degli operatori. Il direttore ha tracciato un bilancio dell’attività dei vigili del fuoco, ancora impegnati con sezioni operative provenienti dai comandi limitrofi e da fuori regione nella provincia bellunese, ora concentrati nell’agordino per gli interventi di ripristino dei territori più disastrati dal maltempo. Oltre 4000 gli interventi dei vigili del fuoco nella regione Veneto dal 28 ottobre ad oggi relativi agli eventi meteorologici, di cui 2400 nel bellunese.

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Distaccamento in emergenza

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Non si fa il proprio dovere perche qualcuno ci dica grazie , lo si fa per noi stessi per la nostra dignità .Oriana Fallaci

Noi del vigili del fuoco volontari del distaccamento di Recoaro terme abbiamo in qualche modo risposto alla richiesta di emergenza ed abbiamo con tempismo messo in campo tutte le nostre forze , come sempre del resto , ma qui abbiamo coperto i turni di 12 ore sia diurni che notturni a partire da sabato 27 fino a martedi 30 alcuni con una squadra APS100 e anche una squadra con Campagnola , tutto per essere pronti alle problematiche del caso , per dare alla cittadinanza la nostra continua e tempestiva presenza , gli interventi sono stati molteplici e ci hanno impegnati  in diversi casi e tipologia , il tutto svolto con grande professionalità . Anche un intervento molto impegnativo che ha tenuto per quasi 24 ore gli operatori occupati .

Noi personalmente siamo orgogliosi del lavoro svolto con quella perizia e professionalità di cui andiamo fieri , e quella passione che ci spinge a grandi gesti e sacrifici .

Noi non siamo eroi , ma cerchiamo di fare qualcosa per la comunità e perche crediamo profondamente in quel che facciamo , non abbiamo bisogno di ringraziamenti , quelli li raccogliamo guardando gli occhi della gente , quando in qualche modo gli aiutiamo nel momento dell’intervento .

I volontari del Distaccamento di Recoaro Terme

 

Alberi divelti e linee KO

gdv 31-11-18Recoaro terme 31 ottobre 2018 Black out elettrici e cadute di alberi. Oltre alla paura per il Rotolon. Ecco la situazione a Recoaro dopo tre giorni di maltempo e paura. «Il Rotolon ha superato il limite di criticità già nelle prime ore di lunedì notte – dice Nicola Dell’Acqua, dirigente regionale della protezione civile -, anche se per il momento è stabile». La frana rimane osservata speciale, a vista, soprattutto, in quanto le interruzioni dell’erogazione di energia elettrica che si sono registrate hanno impedito la trasmissione dei dati rilevati dalla centralina. «La stazione di monitoraggio misura il movimento del versante, ma a causa dei black out elettrici c’è stata un’interruzione della trasmissione dei dati al Cnr-Irpi di Padova che cura il monitoraggio» dicono alla protezione civile regionale. Per il momento non vengono avvistate le colate che possono essere segno premonitori di eventuali movimenti, anche perché la frana reagisce con ritardo rispetto all’evento meteorologico. Ci vogliono anche 72 ore affinché il terreno inzuppato possa mettersi in movimento. E la paura è questa, dato che a fronte dei 300 millimetri in dieci giorni che la frana può sopportare, in base ai dati registrati al rifugio La Guardia, tra sabato e ieri ne sono scesi ben 405. Dopo la pioggia ci si è messo il vento con forti raffiche soprattutto nelle zone più alte a rendere la notte di Recoaro impegnativa per i volontari della protezione civile, dei vigili del fuoco e dello stesso sindaco Davide Branco che verso l’una di notte è tornato nella zona del Rotolon per un ulteriore controllo. In contrada Pellichero e a Fongara vicino a Recoaro Mille sono caduti decine di alberi, soprattutto abeti. Piante divelte anche ai Busati mentre ai Facchini e ai Bonomini i tronchi hanno occupato la sede stradale costringendo a chiudere per qualche minuto la strada provinciale 246 che collega Recoaro a Valdagno. Gli alberi cadendo hanno interrotto le linee elettriche e così molte zone sono rimaste per diverse ore al buio. Senza corrente anche la casa di riposo Fortuna: «Siamo intervenuti con gruppi elettrogeni del gruppo Aib protezione civile di Recoaro e della protezione civile di Valdagno e infine per maggiore sicurezza è arrivato un apparecchio da Torri di Quartesolo. Fondamentale per le comunicazioni è stata l’Ari, con i radioamatori che si sono messi disposizione». Uno smottamento si è verificato nella zona di Rovegliana chiamata valle della Pozza dove sono stati subito rimossi i detriti. «Per quanto riguarda la strada tra contrada Ulbe e Prebianca, circa 200 metri facilmente superabili, preferiamo tenerla chiusa per dare tempo al terreno di consolidarsi e poi interverremo per sistemarla» spiega Branco. Qui a dare problemi è la caduta di piccoli massi. In vista della riapertura della scuola fissata per questa mattina è stato tagliato un albero vicino all’istituto comprensivo Floriani che si era piegato. «Sono soddisfatto per come si sono comportati quanti sono stati impegnati nell’emergenza» conclude Branco. Con il passare delle ore, nel pomeriggio di ieri è ritornata la luce nelle varie contrade. •

Paolo Rolli  , Luigi Cristina

Rotolon nuovo allarme

Rotolon

Recoaro Terme 30 ottobre 2018 , il rotolon ricomincia a far parlare di se , trascorso il weekend già difficile per le condizioni metereologiche , l’accumulo di acqua da parte delle tante piogge ha fatto superare il limite dei 300 mm di acqua previsti in 10 giorni , quelli scesi in questi giorni sono 320 , e sono previste da mercoledì nuove precipitazioni . Noi Volontari dei vigili del fuoco siamo in allerta rossa per eventuali interventi . Buon Lavoro

Alto Adige morto vigile del fuoco volontario

 © ANSA

Bolzano 30 ottobre 2018 Un vigile del fuoco volontario è morto a San Martino in Badia travolto da un albero caduto per il forte vento.

La notizia è stata pubblicata già intorno alle quattro di questa mattina su Facebook dall’Associazione dei vigili del fuoco dell’Alto Adige.

Si tratta della settima vittima causata dal maltempo che si è abbattuto negli ultimi giorni in Italia e della prima vittima tra i 2300 uomini che durante la scorsa notte hanno lavorato eroicamente e senza sosta per ripristinare i danni causati dal maltempo e portare soccorso alla cittadinanza.

Una cifra che sale a 4mila se si calcola la totalità delle forze impiegate sul territorio negli ultimi due giorni.

In lutto l’intera comunità dei vigili del fuoco in Alto Adige e in Regione, che per il momento conserva il massimo riserbo sulle generalità della vittima e le dinamiche dell’accaduto, nel rispetto del dolore dei famigliari e della società tutta.

Sono 13mila gli uomini del soccorso volontari che operano in Provincia di Bolzano. Le caserme in Alto Adige sono oltre 300.

Una rete che garantisce interventi tempestivi anche nelle zone più remote.

Allerta rossa meteo

Allerta rossa questo weekend , numerose le precipitazioni in vari punti della provincia , apertura di diversi punti di monitoraggio nelle zone sia di pianura che pedemontana , nella nostra zona siamo in allerta con la protezione civile , noi come sempre ci siamo mobilitati con il personale volontario , in turni permanenti sia diurni che notturni , visto il continuare con il maltempo previsto anche per la prossima settimana. Si attendono ora la riunione con il comune per il proseguimento dell’allerta. Buon lavoro a tutti .

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Centralina idraulica per divaricatore , cesoia e martinetto

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SOCCORSO IDRAULICO

Generalità

Sulla scena di un incidente ogni minuto è prezioso. Dopo gli attimi di confusione iniziale provocati dall‟urto e dalla distruzione, la scena appare ferma, chi poteva allontanarsi lo ha fatto mentre tra i rottami e le lamiere piegate restano le persone che hanno bisogno di soccorso. Sono prive di sensi, o sono ferite in modo grave, o semplicemente sono rimaste incastrate e non riescono a muoversi. Devono essere rimosse dalle lamiere e affidate ai soccorsi sanitari senza ulteriori traumi e il più rapidamente possibile. Occorrono attrezzature che possano tagliare, tirare, piegare, spostare, sfondare e che siano trasportabili il più vicino possibile alla scena del sinistro, dove spesso i veicoli non riescono ad arrivare. Queste attrezzature costituiscono il Kit da soccorso idraulico.

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Il Kit da soccorso idraulico si compone generalmente di:
-un motore primo;
-un sistema di trasmissione;
-apparecchiature utensili (divaricatore cesoia, martinetti idraulici);-accessori di impiego.

Gruppo divaricatore-cesoia

Il gruppo divaricatore-cesoia costituisce il nucleo fondamentale del kit da soccorso idraulico. La combinazione adottata nei caricamenti delle più recenti APS, comprende:

-un motore endotermico, a benzina o a miscela;
-una pompa idraulica ad esso accoppiata direttamente;
-un sistema di trasmissione idraulica, basato su un fluido che, messo in
pressione dalla pompa, offre la stessa pressione all’utensile all’altra estremità;
-una tubazione doppia, di colore diverso per la mandata e il ritorno fluido;
-una cesoia;
-un divaricatore a doppio effetto.

Oltre a questi sono utili in intervento:

-una serie di catene e ganci per utilizzare il divaricatore per effettuare una
trazione;
-una serie di martinetti di sollevamento e spinta;
-una pompa a mano per emergenza.

La necessità di garantire la maneggevolezza necessaria nell’intervento di soccorso fa sì che ciascun attrezzo debba poter essere utilizzato da un solo operatore che a volte – costretto dalla situazione dell‟incidente o del disastro – lavora in posizione fisica sfavorevole, innaturale, rispetto allo sforzo che deve fare. Quindi i 25-30 kg, che in linea di massima potrebbero essere accettabili per un‟attrezzatura, si riducono fino ad un massimo di 18-21 kg, compresi fluidi e raccordi.

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Questo tipo di attrezzature possono essere utilizzate per interventi su veicoli stradali che hanno subito un incidente, l‟apertura di accessi ad abitazioni, gli ascensori e i luoghi cintati. Per interventi più impegnativi – incidenti ferroviari, crolli di edifici ecc. – occorrono strumenti di maggiori dimensioni e complessità. Sono possibili numerose combinazioni alternative, a seconda del costruttore del kit, o delle tecnologie impiegate.
Per quanto riguarda la trasmissione idraulica, essa si può realizzare sia con sistemi che prevedono che il fluido impiegato sia portato a pressioni di non più di 300/350 bar che con sistemi che prevedono invece pressioni fino a 700 bar. Vantaggi e svantaggi delle due soluzioni, per quanto riguarda la maneggevolezza, sostanzialmente si equivalgono. La maggiore pressione consente minori pesi per la minore quantità di fluido in circolazione e ridotte dimensioni dei cilindri di azionamento, ma obbliga a maggiori spessori e rigidezze per poter resistere a sollecitazioni superiori. Non è possibile utilizzare insieme componenti di Kit diversi.

In alternativa, il sistema di azionamento può essere di tipo elettrico, a sua volta distinto in bassa tensione (12 o 24 V) o in media tensione (230 o 400 V). In questo caso al motore endotermico è accoppiato un generatore elettrico e le tubazioni contenenti fluido sono sostituite da cavi elettrici di sezione appropriata. Nel caso si sappia che sul luogo dell‟intervento è disponibile un‟alimentazione elettrica corretta – cosa che non succede spesso nel campo di lavoro pompieristico – questo tipo di gruppo di salvataggio può anche fare a meno del motogeneratore.
L’azionamento pneumatico, ad aria compressa, è invece non indicato per il soccorso perché richiede tubazioni di diametro eccessivo per potere essere maneggevoli in situazioni di emergenza.

Esistono infine gruppi da intervento che fanno a meno del sistema di trasmissione perché sono composti da singoli utensili ciascuno dotato di un piccolo motore endotermico. Sono ugualmente poco utilizzati perché sono più pesanti, costituiscono una fonte di calore pericolosa sia per chi li utilizza che per la possibilità di innesco di atmosfere esplosive, ed infine perché sono una fonte di rumore e gas esausti di scarico che peggiora molto le condizioni di lavoro dei soccorritori oltre a risultare nocivi alle persone soccorse. Esiste anche la possibilità di usare un solo attrezzo, definito “combinato”, idoneo a tutti i tipi di lavoro, sia di taglio che di allargamento e di tiro.

Il “combinato” risolve molti problemi di ingombro e di disponibilità delle attrezzature, in particolare sui mezzi più piccoli, ma presenta inevitabilmente minori prestazioni ed uso più complesso. Un cenno meritano gli strumenti portatili, estremamente leggeri, destinati per lo più ad usi specifici.

Tra questi si possono citare:
-i piccoli divaricatori per apertura porte, da azionarsi con pompe a mano, piccole
e silenziose;
-gli strumenti per il taglio del tondino usati durante le demolizioni.

Questi sono azionati da piccole cariche esplosive e sono idonei ad essere utilizzati su macerie e rottami grossolani.

Funzionamento della centralina
La centralina può lavorare esclusivamente con attrezzature il cui impiego sia previsto
a 350 bar.
La valvola di comando posta sul coperchio della centralina consente di azionare due
utensili alternativamente.
La posizione centrale della leva è quella di neutro, in cui l’olio rientra in circolo nella
centralina; le posizioni a destra e a sinistra comandano l’azionamento dell’utensile
collegato alle rispettive prese idrauliche. Le uscite sono contrassegnate con le lettere
P e T; all’uscita P si connette il giunto rapido femmina; all’uscita T il giunto rapido
maschio della tubazione binata. La tubazione, idonea per una pressione di 350 bar e
per il tipo di fluido idraulico impiegato, presenta una pressione di scoppio di 1400 bar.