Azienda di rifiuti va ancora a fuoco dopo pochi mesi

ORE 7.30 Un vasto incendio è scoppiato nella notte tra sabato e domenica alla Futura srl, ditta di stoccaggio di rifiuti industriali in via Lungo Chiampo, a Montebello Vicentino. L’allarme è scattato poco dopo l’una.Le squadre dei vigili del fuoco arrivate da Arzignano, Vicenza, Lonigo, Verona e i volontari Thiene con 5 autopompe, 3 autobotti, un’autoscala e 30 operatori, hanno iniziato le operazioni di spegnimento del rogo già generalizzato, che ha coinvolto una parte di capannone di circa 1.200 mq con all’interno materiale secco. L’incendio dopo diverse ore è stato circoscritto dai pompieri. 

ORE 11 Divieto di uscire dalle proprie abitazioni, di aprire porte e finestre e di consumare prodotti degli orti. Il sindaco di Montebello, Dino Magnabosco, poco fa ha firmato l’ordinanza con cui vieta, inoltre, ai cittadini di stazionare all’aperto e di usare l’acqua delle fontane per innaffiare orti e giardini a causa delle polveri sollevate nell’incendio della Futura srl, l’azienda di via Lungochiampo che si occupa del trattamento di rifiuti colpita stanotte da un incendio.

ORE 13.30 Proseguono le operazioni di completo spegnimento dell’incendio divampato poco dopo l’una della scorsa notte in uno dei capannoni della “Futura S.r.l.” azienda di trattamento rifiuti di Montebello Vicentino. Il rogo ha riguardato una porzione di capannone di circa 1.200 mq con all’interno imballi di materiale cartaceo e secco.  La struttura del capannone a causa dell’incendio ha subito dei danni strutturali che non permettono ai pompieri di poter operare dall’interno. Sono ora in corso le operazioni di rimozione controllata delle pannellature di cemento pericolose, che permetteranno il completo spegnimento dell’incendio e la bonifica del materiale coinvolto nelle fiamme. Le cause del rogo sono al vaglio dei tecnici dei vigili del fuoco.  Sul posto il personale dell’Arpav e i carabinieri.

AGGIORNAMENTO ORE 19 È stata revocata l’ordinanza del sindaco di Montebello, Dino Magnabosco, di divieto di stazionare all’aperto e di aprire porte e finestre delle abitazioni. Il provvedimento, emanato in via cautelativa in conseguenza del vasto incendio alla Futura srl, è stato sostituito con la raccomandazione di lavare poggioli, davanzali e aree circostanti le abitazioni e l’eventuale biancheria stesa all’esterno. Inoltre, di lavare accuratamente frutta e verdura prima del loro consumo per i prossimi sette giorni. 

Direzione Interregionale Vigili del Fuoco Veneto e Trentino Alto Adige

Proseguono le operazioni di completo spegnimento dell’incendio divampato poco dopo le 1 della scorsa notte di uno dei capannoni della “Futura S.r.l.” azienda di trattamento rifiuti di via Lungo Chiampo a Montebello Vicentino. L’incendio è stato circoscritto nella notte dalle squadre dei vigili del fuoco intervenute da Arzignano, Vicenza, Lonigo, Verona e con i volontari di Thiene Recoaro con 5 autopompe, 3 autobotti, un’autoscala e 30 operatori, le squadre vengono coordinate dal vice comandante ing. Giovanni Vassallo. Il rogo ha riguardato una porzione di capannone di circa 1200 mq con all’interno imballi di materiale cartaceo e secco. La struttura del capannone a causa dell’incendio ha subito dei danni strutturali, che non permettono alle squadre di poter operare dall’interno. Sono ora in corso le operazioni di rimozione controllata delle pannellature di cemento pericolose, che permetteranno il completo spegnimento dell’incendio e la bonifica del materiale coinvolto nelle fiamme. Le cause del rogo sono al vaglio dei tecnici dei vigili del fuoco. Sul posto il personale dell’Arpav e i carabinieri.

Coronavirus COVID-19

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Covid-19

Fortunatamente la comunità scientifica si è attivata prontamente di fronte alla nuova epidemia, ed esistono già quindi moltissimi dati che aiutano a comprendere gli effetti dell’infezione da Sars-Cov-2. I Centri per il controllo delle malattie cines hanno pubblicato pochi giorni fa il più ampio studio disponibile sull’epidemia, basato su oltre 72mila casi registrati in Cina. E quel che ci dice è che nella stragrande maggioranza dei casi è paragonabile come severità ad una banale sindrome influenzale: l’81% dei pazienti noti in Cina ha sviluppato una malattie lieve, senza polmonite o al più con una in forma lieve, il 14% ha sviluppato sintomi severi, che non mettono comunque a rischio la vita, e solo il 5% ha sofferto invece di una sintomatologia critica, che ha reso necessario il ricovero in terapia intensiva. I morti sono stati registrati solamente in quest’ultimo gruppo di pazienti, con un 49% dei casi critici conclusosi con un decesso, avvenuto principalmente per due cause: polmonite o stepsi.

A rendere particolarmente insidioso Sars-Cov-2 è infatti la capacità di causare facilmente la polmonite, cioè un’infiammazione degli alveoli polmonari che complica la respirazione fino ad arrivare (nei casi più gravi) a comprometterla del tutto. “Il virus replica nelle cellule delle mucose delle vie respiratorie e ne determina la morte per citolisi”, spiega a Wired Massimo Andreoni, direttore scientifico della società italiana di malattie infettive e tropicali Simit. “È questa azione nociva a determinare i sintomi: l’infezione inizia dalle vie respiratorie superiori determinando una rinite, e poi può scendere progressivamente più in profondità provocando faringiti, bronchiti, ed eventualmente anche polmoniti quando raggiunge i polmoni. La sepsi avviene invece in presenza di sovrainfezioni batteriche, solitamente in pazienti con uno stato di salute già compromesso dall’età o da patologie preesistenti”.

Le polmoniti causate da Covid-19 sono quindi principalmente di origine virale, ed è questo a complicare le cose. Nel caso di una polmonite batterica, legata a patogeni come lo pneumococco, i medici hanno a disposizione gli antibiotici per aiutare il paziente a sconfiggere l’infezione. Per il coronavirus invece non esistono antivirali specifici (al momento se ne stanno sperimentando diversi, ma mancano dati definitivi di efficacia). “I pazienti gravi vengono sottoposti a ventilazione meccanica, in modo da aiutarli a respirare nelle fasi più acute della malattia – sottolinea Andreoni – ma in assenza di farmaci efficaci contro il virus non si può fare altro che aspettare che l’organismo sconfigga autonomamente l’infezione. E purtroppo quando questo non avviene i pazienti muoiono per insufficienza respiratoria”.

Rischi molto bassi per una persona in salute

I pericoli dunque sono collegati direttamente allo stato di salute dei pazienti. Ormai è chiaro, infatti, che i morti si contano principalmente tra anziani e persone con malattie croniche: la letalità del virus (intesa come percentuale di decessi tra i casi noti) è infatti pari all’8% tra i 70 e i 79 anni, al 14,8% dagli 80 anni in poi, al 10,5% per pazienti con patologie cardiovascolari7,3% tra i diabetici6,3% in presenza di patologie respiratorie croniche6% per ipertensione5,6% tra i pazienti oncologici. Tanti numeri, per dire che una persona in salute corre rischi veramente minimi: la letalità assoluta per ora si assesta attorno al 2,3% (i dati ormai hanno qualche giorno), ma i numeri sono probabilmente viziati dalla presenza di un elevata percentuale di infezioni che non arrivano all’attenzione dei sistemi sanitari per via dei sintomi troppo lievi, e non vengono quindi conteggiate.

Se infatti nella provincia di Hubei, centro dell’epidemia cinese e quindi anche luogo dove si concentrano le infezioni, la letalità del virus è circadel 2,9%, nel resto della Cina il numero scende ad un ben più misero 0,4%. Cosa significa? Una possibile lettura è che nell’epicentro dell’epidemia, dove è ormai difficilissimo testare tutti i sospetti, il numero di infezioni sia molto superiore a quelle accertate e quindi la letalità (che si calcola sui casi accertati) risulti estremamente sovrastimanta, rispetto a un dato reale più vicino a quello registrato nel resto della Cina e del mondo.

Per mettere i numeri in prospettiva può aiutare un confronto con l’influenza. Un paragone scorretto sotto molti punti di vista, che può però aiutare a comprendere perché non bisogna preoccuparsi eccessivamente per la propria vita. Si sente spesso citare come indice di letalità dell’influenza una percentuale bassissima, dell’ordine dello 0,1-0,03%, ma bisogna ricordare che si tratta di stime fatte nella consapevolezza che la maggioranza dei contagi non viene registrato dai sistemi sanitari. Guardando al numero di persone che muore dopo essere stata ricoverata in ospedale, le percentuali sono molto diverse: uno studio svolto guadando agli accessi negli ospedali australiani ha calcolato ad esempio un indice di letalità per l’influenza del 2,3% nei pazienti ricoverati senza polmonite, e del 10% per quelli che sviluppano una polmonite. Numeri ben più vicini a quelli registrati attualmente per il coronavirus.

È molto probabile che i dati disponibili ci stiano portando a sovrastimare la letalità del coronavirus – conferma Andreoni – come per l’influenza i casi che arrivano in ospedale sono solamente quelli più gravi, e quando avremo a disposizione un quadro epidemiologico più completo è plausibile che anche per Covid-19 emerga un rischio individuale sovrapponibile a quello delle influenze stagionali. Questo da un lato non deve consolarci troppo, perché l’influenza è una malattia che uccide migliaia di persone ogni anno. Ma al contempo, aiuta a capire che non è il caso di farsi prendere dal panico”.

I pericoli di Covid-19

Se i pericoli per le persone in salute sono quasi trascurabili, questo non vuol dire che il virus deve essere preso sotto gamba. Dobbiamo ricordarci che anche uno 0,4% di mortalità può provocare un alto numero di decessi se la popolazione degli infetti è abbastanza ampia. E Sars-Cov-2 al momento ha dimostrato di essere un virus estremamente infettivo: in meno di un mese l’epidemia è passata da un problema locale a un pericolo che ha messo in ginocchio il sistema sanitario dell’intera Cina, raggiungendo quasi 78mila contagi confermati in quasi tutte le province del paese.

Se la velocità del contagio si rivelerà simile anche da noi, quello che rischiamo è non solo di trovarci con un conto salato sul piano dei decessi, ma soprattutto di trovarci a testare seriamente la tenuta del nostro sistema sanitario, in termini di risorse e personale. È soprattutto in questo senso che, come dicevamo, è scorretto paragonare Covid-19 e influenza: i virus influenzali sono nemici che conosciamo bene, contro cui possediamo vaccini e farmaci efficaci, e per i quali il nostro sistema sanitario è più che preparato. Covid-19 è una malattia ancora misteriosa sotto molti punti di vista, contro cui non esistono ancora armi specifiche, e capace di causare sintomatologie importanti come la polmonite, che possono richiedere il ricovero ospedaliero. È proprio per questo che il rischio di un’epidemia in Italia deve essere gestito con calma e serietà, a tutti i livelli: senza farsi prendere dal panico, e con uno sforzo coordinato che permetta di limitare al minimo i contagi, e soprattutto di tamponare i danni che Covid-19 provocherà inevitabilmente ai conti, già dissestati, del nostro paese.

Articolo di Simone Valesini , Giornalista WIRED.IT

Per chi volesse informazioni su Massimo Andreoni un curriculum di tutto rispetto :

http://directory.uniroma2.it/index.php/schede/getCV/3462

Corso Capi Squadra Volontari

ATTENZIONE ! COMUNICATO IMPORTANTE !!!

Come è noto la nostra Associazione Nazionale sta collaborando con il Dipartimento e la Direzione Centrale per la Formazione affinché Il Corso a CSV si tenga nella tempistica indicata dal Capo Dipartimento ovvero parta regolarmente il 24 settembre 2018 !!

È noto anche che molti Comandi Provinciali , come per altro esplicitato nella circolare, dovevano dare questi dati entro e non oltre il 30 maggio 2018, ma ad oggi pare non abbiano fornito ancora nulla anzi in taluni casi ci segnalano addirittura azioni di depistaggio con false informazioni tipo “ ma quello è un vecchio bando e non è più valido , non c’è nessun corso “ .

La data ultima di invio dei dati si ricorda che è DOMANI , Mercoledì 25 Luglio -2018 !!!!!!

L’Anvvfv che come sapete si è sempre battuta e ha ottenuto l’emanazione della circolare , lavora indipendentemente dall’eventuale appartenenza o meno al nostro sodalizio per TUTTI i VIGILI DEL FUOCO VOLONTARI dei distaccamenti operativi .

Abbiamo pertanto aperto un censimento parallelo a cui le nostre sezioni su tutto il territorio nazionale stanno facendo confluire i dati per verificare che i comandi facciano i loro lavoro , dando i dati corretti e segnalando nel contempo tutte le azioni messe in atto da soggetti interessati a boicottare la procedura per il quale verranno richiesti specifici provvedimenti disciplinari . Non escludiamo anche di fare causa civile con richiesta di risarcimento danni per i nostri associati , laddove ,nei casi più gravi , si ritrovassero impossibilitati a partecipare al concorso per via di tali atteggiamenti .I seguenti dati :

Al fine di evitare quanto sopra CHIEDIAMO che ci vengano segnalati da tutti i DISTACCAMENTI operativi Volontari di tutta Italia con una mail a :

sede.nazionale@anvvfv.org

Numero VIGILI Volontari in forza al distaccamento alla data odierna

Numero CSV In servizio al Distaccamento alla data odierna

 

QUESTO DATO È INDISPENSABILE per STABILIRE E QUINDI METTERE A BANDO I POSTI per la vostra sede . Differentemente, il corso verrà fatto senza di voi ( ricordo che l’ultimo fu eseguito nel 2006 !!!! )

CHIUNQUE può mandare il dato , anche un vigile del distaccamento : basta una semplice mail . Se arrivano più dichiarazioni raccogliamo tutto e ci serve per non farvi escludere ! IL CORSO SARÀ ON LINE come nel 2006 , con docenti e tutor – Esame scritto ai Comandi Provinciali Ancora una volta stiamo dimostrando di essere gli unici che hanno davvero interesse che la componente non muoia .

AIUTATECI ad AIUTARVI

PRESENTI COME SEMPRE ANCHE NOI

Partiti anche noi con la richiesta di partecipazione ai Corsi di Capo Squadra , raccolti tutti i dati di chi presenta i requisiti per il corso , parteciperemo  con 6 candidati , siamo orgogliosi di poter avere questa grossa opportunità per la nostra piccola realtà , un plauso ed un grosso in bocca al lupo per questi nostri colleghi e amici per questa crescita professionale e con l’auspicio che il nostro distaccamento possa sempre arricchirsi di nuovi elementi e di una preparazione ancora più ampia .

I volontari di Recoaro Terme

 

Scheda di sicurezza (safety data sheet)

Questo post forse un pò tecnico ma indispensabile per un vigile del fuoco sapere  con cosa si ha a che fare , per questo in aziende ad alto rischio di incidente rilevante conoscere le informazioni riportate nella scheda di sicurezza non e solo obbligatorio ma FONDAMENTALE PER IL RISCHIO DEL SINGOLO E DELLA SQUADRA , E DI TUTTO QUELLA ZONA ROSSA , DOVE DOVRANNO OPERARE I VIGILI DEL FUOCO . E risulta senz’altro obbligatorio a chi opera e maneggia il prodotto in questione . Nel sistema della scheda di sicurezza a 16 punti , sono descritti in maniera peculiare e chiara l’uso , l’immagazzinamento , i DPI obbligatori , i pericoli ed il rischio , fino ad arrivare allo smaltimento dei contenitori.

Scheda di sicurezza

Una scheda di sicurezza (SDS) è un documento legale in cui vengono elencati tutti i pericoli per la salute dell’uomo e dell’ambiente di un prodotto chimico. In particolare vi sono elencate le componenti, il produttore, i rischi per il trasporto, per l’uomo e per l’ambiente, le indicazioni per lo smaltimento, le frasi H ed i  consigli P, i limiti di esposizione TLV-TWA e le protezioni da indossare per il lavoratore (Dispositivi di Protezione Individuale), che ne entra in contatto.

Normativa europea

In Europa la struttura ed il contenuto tecnico delle schede di sicurezza è regolato dal regolamento n. 1907/2006 del Parlamento Europeo del Consiglio del 18 dicembre 2006 concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH). Il REACH integra i criteri delle precedenti direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE (che stabiliscono i preparati e le sostanze interessati ed i criteri per l’imballaggio e la loro etichettatura), rendendo obbligatoria le SDS anche nei seguenti casi :

  • sostanze persistenti, bioaccumulanti e tossiche ;
  • molto persistenti e molto bioaccumulanti in base ai criteri di cui all’allegato XIII;
  • sostanze incluse nella lista di quelle eventualmente candidate all’autorizzazione, disposta dall’art. 59;
  • su richiesta dell’utilizzatore professionale, per preparati non classificati ma contenenti (in concentrazione individuale pari o superiore all’1% in peso per preparati solidi e liquidi o allo 0,2% in volume per preparati gassosi) sostanze pericolose, oppure dotate di valore limite d’esposizione professionale o ancora rientranti nei casi di cui sopra

Struttura SDS europea

La struttura della scheda di sicurezza deve essere composta dai seguenti 16 punti obbligatori :

1.identificazione della sostanza / miscela e della società / impresa produttrice;

2.identificazione dei pericoli

3.composizione / informazione sugli ingredienti;

4.misure di primo soccorso;

5.misure antincendio;

6.misure in caso di rilascio accidentale;

7.provvedimenti in caso di spargimento accidentale, manipolazione e immagazzinamento;

8.protezione personale e controllo dell’esposizione;

9.proprietà fisiche e chimiche;

10.stabilità e reattività;

11.informazioni tossicologiche;

12.informazioni ecologiche;

13.considerazioni sullo smaltimento;

14.informazioni sul trasporto;

15.informazioni sulla regolamentazione;

16.altre informazioni.

Qui sotto alcuni link sulle schede di sicurezza , per evitare di caricarne una intera , tanto

per avere un’idea di cosa si può trovare in un azienda :

Addestramento con Autoprotettore

Autoprotettore

Una fase molto importante e cruciale per quanto riguarda gli incendi e anche altre varie azioni che si possono incontrare in ambienti ad alto rischio di incidente rilevante e conoscere ed avere dimestichezza con l’autoprotettore o autorespiratore , per questo proposito oggi parleremo di questo argomento nell’addestramento mensile .

Autorespiratore a Circuito Aperto

Scopo del dispositivo

Suo scopo principale è quello di proteggere le vie durante l’attività operativa in atmosfere critiche :

-inquinate da fumi, nebbie, gas e vapori (asfissianti, irritanti, corrosivi, tossico-nocivi, cancerogeni/teratogeni, letali);

-contaminate da microrganismi infettivi;

-con tenore di ossigeno < 17%;

-con temperature > 60°C fornendo all’utilizzatore aria non inquinata proveniente da una sorgente portatile.

Caratteristiche

L’autorespiratore è costituito anzitutto da una (o anche più di una) bombola caricata ad aria compressa, realizzata normalmente in un unico pezzo cilindrico di acciaio, con una capacità volumetrica compresa tra 3 e 9 lt (il tipo più diffuso è quello da 7 lt). In Italia la pressione massima di carica è di 200-300 bar.

bombola

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La bombola è provvista di una valvola a volantino collegata, mediante un codolo posto sulla maschera a pieno facciale, mediante un idoneo raccordo connettore a vite unificato del tipo UNI EN 148/3.

 

erog maschL’erogatore è dotato di un dispositivo che ne permette l’attivazione alla prima inspirazione e di un blocco manuale, detto pulsante di stand-by. In alcuni modelli, questo coincide con il pulsante di erogazione supplementare, che ha la funzione di permettere un maggiore flusso d’aria in erogazione continua. In altri modelli, questa funzione è svolta da un pulsante apposito posto sull’erogatore.

La maschera è realizzata con una mescola speciale in gomma EPDM o in silicone, che non irrita la pelle e resiste al calore radiante. La marcatura della maschera dovrà riportare ben visibili le lettere “F” ed “A”, che attestano tale capacità.

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mascheraLa maschera si collega al viso dell’operatore tramite una bardatura formata da 2 cinghiaggi mascellari e 2 temporali, più un cinghiaggio superiore, tutti regolabili, ed è inoltre dotata di un visore in robusta plastica (metacrilato), che assicura un sufficiente campo visivo. Alla maschera è collegato un bocchettone a madrevite per l’attacco dell’erogatore di tipo unificato (diverso da quello della maschera a filtro), che incorpora una valvola di inalazione ed un dispositivo fonico, entrambi protetti da apposita schermatura parafiamma.

All’interno della maschera è collocata infine una mascherina oro-nasale munita di due valvoline di ingresso dell’aria, che si chiudono automaticamente all’espirazione, con la funzione di evitare l’appannamento del visore.

L’aria espiratasi scarica dal facciale, senza ricircolazione, attraverso una o due valvole di esalazione poste generalmente sulla parte inferiore della maschera.

Nella maschera, anche durante l’inspirazione su richiesta d’aria dell’utilizzatore, la pressione non scende mai al di sotto di una sovrappressione di 0,1 mbar (frequente 1 mbar). Questo modo di erogazione dell’aria viene definito “a domanda a funzionamento in sovrappressione”ed è ritenuto oggi il più affidabile.

Grazie alla sovrappressione sempre presente nella maschera, infatti, non si possono avere rientri di aria inquinata dall’esterno neppure nel caso di imperfetta tenuta del facciale sul viso dovuta a barba, baffi, o basettoni (comunque da evitare).

Esistono, però, anche altri tipi di erogatori, di uso comune in passato, che erogano l’aria sempre a domanda, ma solo se l’operatore crea nella maschera una lieve depressione e che per questo vengono detti “a domanda a funzionamento in depressione”.
L’autorespiratore isolante a circuito aperto a funzionamento in sovrappressione assicura la massima protezione possibile delle vie respiratorie. Questo maggiore grado di protezione è però pagato in termini di autonomia, perché le perdite d’aria dalla maschera che evitano rientri pericoloso di inquinante riducono l’autonomia dell’apparecchio.

Esistono quindi autorespiratori dotati di erogatori a domanda commutabili, che funzionano in depressione o sovrapressione a seconda delle necessità.

L’indossamento dell’apparecchio e il sostegno di bombola e riduttore sono assicurati da uno schienalino, o bardatura dorsale, dotato di opportuni cinghiaggi (due spallacci, una cintura lombare e una cinghia di fissaggio bombola) resistenti alla fiamma.

manometro

Completano l’autorespiratore un manometro di controllo per la lettura della pressione nella bombola, che comunica con questa mediante un tubo di collegamento detto frusta di alta pressione, innestato all’ingresso del riduttore, e una valvola di sicurezza per evitare che, in caso di funzionamento difettoso del riduttore, la pressione nel tubo di media pressione superi i 12-15 bar circa.

Su tutti gli apparecchi è presente infine un dispositivo acustico di allarme. Esso segnala che la pressione nella bombola ha raggiunto i 55 bar (evidenziati in rosso sul manometro), oppure che restano disponibili all’interno della bombola 200 lt di aria, che garantiscono 3 minuti circa di autonomia. A seconda della casa costruttrice, tale dispositivo può trovarsi sul manometro, sul gruppo di riduzione, o sull’erogatore.

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I modelli di autorespiratore più recenti adottano bombole in materiale composito, più leggere di quelle in acciaio ma ugualmente resistenti, e in grado, se caricate con una pressione massima di 300 bar, di immagazzinare a parità di peso una quantità d’aria leggermente maggiore rispetto alle precedenti.

Poiché gli autorespiratori sono destinati alle squadre antincendio, i costruttori hanno progettato anche appositi sistemi accessori, a volte non contemplati dalla normativa, finalizzati al miglioramento di alcune prestazioni specifiche degli apparecchi. Le bombole, ad esempio, possono essere trattate con vernici fosforescenti per assicurare la visibilità dell’operatore anche al buio, oppure possono essere interamente costruite in materiale composito a peso dimezzato per una maggiore maneggevolezza.
Particolari
I manometri possono essere a lettura digitale ed indicare direttamente l’autonomia residua monitorando in continuazione il ciclo di respirazione dell’operatore.

Il riduttore può essere provvisto di innesto per un secondo tubo di media pressione (o seconda utenza), collegato ad un’apposita maschera dotata di erogatore a funzionamento in depressione, per consentire il salvataggio di un’altra persona.

Le maschere possono avere un visore panoramico per migliorare il campo visivo, essere dotate di attacco rapido all’elmo di intervento, essere corredate da elmo protettivo integrato per Vigili del fuoco con sistemi di illuminazione antideflagranti, o essere dotate di sistemi di comunicazione radio, ecc.

Modalità di impiego

Per una corretta utilizzazione, gli autorespiratori ad aria compressa vanno in primo luogo selezionati in base alla classe di protezione offerta. A seconda del volume d’aria che contengono, questi dispositivi si suddividono infatti in 6 classi, indicative dell’autonomia dell’apparecchio, cioè della durata potenziale della protezione offerta, che oscilla a seconda dei tipi tra i 6-8 ed i 25-33 minuti.

La scelta del tipo di APVR più idoneo dipenderà, quindi, dalla durata presunta dei lavori da compiere in atmosfera inquinata. Si ricorda che l’autonomia dell’apparecchio non è un valore assoluto. Essa, infatti, dipende dal grado di affaticamento dell’operatore, il cui consumo di aria può oscillare tra i 10 lt/min, in condizioni di riposo, e i 100 lt/min in condizioni di massimo sforzo (per l’attività V.F. si considerano realistici consumi intorno ai 60-80 lt/min).

Autonomia

L’autonomia di un autorespiratore ad aria compressa si calcola dunque dividendo la capacità dell’apparecchio (data dal prodotto della pressione max di carica della bombola per il volume geometrico della stessa) per il consumo ipotizzato secondo la mansione svolta. Ad esempio, se si ha a disposizione un autorespiratore con bombola di 7 lt caricata ad una pressione max di 200 bar, che deve essere impiegato in condizioni di sforzo (consumo reale ipotizzato: 60 lt/min) ~ 23 min.
Questo metodo di calcolo può rivelarsi utile nelle fasi appena precedenti l’intervento, o nello stadio di programmazione dello stesso.
Per valutare l’autonomia residua durante l’intervento esiste un criterio più pratico, che sarà illustrato in seguito. Per una corretta utilizzazione, l’autoprotettore deve trovarsi a bordo del mezzo da intervento “pronto all’uso” nella seguente configurazione-base, che risulta la più adeguata per rapidità e praticità di impiego:

-bombola connessa al gruppo riduttore mediante codolo di collegamento, valvola a volantino chiusa;

-bombola connessa con la bardatura dorsale mediante cinghia portabombola;

-frusta dell’erogatore connessa al tubo di media pressione mediante attacco rapido;

-frusta manometro fissata allo spallaccio sinistro mediante gli idonei passanti;

-tubo di media pressione fissato allo schienalino, eventualmente anche allo spallaccio;

-maschera separata dall’apparecchio, nell’apposita busta sigillata;

-erogatore nell’apposita confezione di protezione, in posizione di stand-by;

-terminale dell’eventuale tubo di media pressione per seconda utenza protetto da apposito tappo.

Questa configurazione consente anche di effettuare con la massima rapidità ed il minimo consumo d’aria le verifiche e i controlli indispensabili per usare l’apparecchio in condizioni di sicurezza.

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Cura e manutenzione

Maschera, ricarica della bombola e bardatura dell’autorespiratore a circuito aperto devono essere pulite dopo l’uso. Se necessario, deve essere effettuata anche una decontaminazione secondaria a quella già eseguita a fine intervento. Periodicamente poi, secondo le scadenze indicate dai costruttori, vanno eseguiti gli interventi di manutenzione sui vari componenti dell’apparecchio, soprattutto sulle valvole e le tenute pneumatiche.

Data la complessità di tali operazioni, manutenzione e pulizia sono attualmente eseguite da strutture particolari, presenti all’interno di quasi tutti i Comandi Prov.li, che prendono il nome di Laboratori autoprotettori. Tali strutture devono essere affidate a personale istruito sulle modalità di ricarica delle bombole, sulle operazioni di pulizia e disinfezione degli apparecchi e sugli interventi di manutenzione ordinaria (quella, cioè, che riguarda le parti in bassa e media pressione). È importante che il personale incaricato segua scrupolosamente le procedure indicate nella nota informativa fornita dai costruttori dei singoli tipi di apparecchio. In alcune realtà avanzate, presso il laboratorio provinciale viene eseguita anche la manutenzione straordinaria degli autorespiratori (quella, cioè, che riguarda le parti in alta pressione), per la quale servono obbligatoriamente personale qualificato ed attrezzature specifiche.

 

 

Vigili del fuoco senza giacche ed elmi

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Vigili del fuoco senza giacche ed elmi, il sindacato: ‘Situazione insostenibile’

Bologna Today 7 maggio 2018

I comandi provinciali a corto di dispositivi di protezione individuali. Allarme anche per il supporto psicologico

“È risaputo che i Vigili del Fuoco proteggono e tutelano i cittadini, ma chi protegge e tutela i Vigili del Fuoco?” Così inizia una nota del sindacato Fp-Cgil Vigili del Fuoco che segnala la carenza di sorte adeguate per la sostituzione dei vestiti ignifughi in dotazione ai comandi provinciali, una assenza dagli armadi che viene definita “insostenibile”.

“È nostra convinzione -riprende la nota- che l’amministrazione debba provvedere immediatamente, garantendo ai Vigili del Fuoco emiliano-romagnoli la fornitura degli indispensabili Giacconi Antifiamma che oggi sono completamente assenti dai magazzini provinciali e regionali. Lo stesso problema riguarda i caschi o elmi da intervento VFR, che in alcuni casi sono scaduti e non più conformi e in altri non sono ancora disponibili, perché è ancora in corso il relativo bando di gara.

A ciò si aggiunge la scarsa attenzione da parte dell’amministrazione relativamente al tema molto importante del supporto psicologico dei propri dipendenti: Il lavoro del Vigile del Fuoco, infatti, è un lavoro atipico e lo stress da lavoro correlato è una condizione che frequentemente si presenta e che andrebbe affrontata con la dovuta considerazione.

I ritmi frenetici, i turni notturni, la costante attività svolta in qualunque condizione climatica, le calamità da affrontare con tempestività (si pensi ad esempio alle più recenti quali il terremoto in Emilia, quello del Centro Italia – Rigopiano ), la stessa attività ordinaria durante la quale il pompiere corre per salvare la vita di persone incastrate tra le lamiere o intrappolate da un incendio, sono tutte situazioni nelle quali il Vigile del Fuoco è esposto a scenari difficilmente cancellabili.

È questa una condizione che si cerca di metabolizzare e di razionalizzare attraverso il contributo dei colleghi più anziani e con più esperienza, ma noi siamo convinti che la nostra amministrazione avrebbe il dovere di assolvere a questo compito, fronteggiando le fonti di stress sia con un supporto alla pari, sia col contributo di specialisti e seminari ad hoc . Come FP CGIL VVF dell’Emilia-Romagna, quindi, chiediamo un’immediata riconsiderazione di questi urgentissimi problemi, perché possano essere risolti con tempestività,

Rivolgiamo il nostro appello a tutte le istituzioni e alla sensibilità pubblica perchè lo facciano proprio, siamo consapevoli di essere una delle istituzioni più amata dai cittadini, ma non possiamo che constatare che la stessa considerazione non arriva da chi ci aspetteremmo, vale a dire dalla nostra amministrazione” .

 

Questa e l’Italia

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Non e giusto polemizzare sui morti , su quei morti che intervenuti per una missione di salvare vite , sono periti durante il loro “lavoro” un lavoro in molti caso pieno di imprevisti e di trappole cui non si sa bene con chi e cosa ci si confronta , non e giusto incazzarsi e bestemmiare , non è possibile che in una nazione chi mette in gioco la vita ogni giorno deva pagare un caro prezzo , e che le famiglie oltre alla gravissima perdita subita debbano subire questo ulteriore oltraggio , sono molto rattristato per queste morti assurde , ma sono molto arrabbiato per questo governo di ladri , fancazzisti e finti buonisti da quattro soldi quando chi mette in gioco la vita non ha nessuna possibilità di difendersi  e per farlo sia costretto alle peggiori umiliazioni . Noi siamo con voi , vigili del fuoco , polizia di stato , carabinieri e tutte quelle forze che hanno dato per anni lustro in Italia , ma che vengono continuamente aggredite , bistrattate ed umiliate . Un Volontario 

Nazionale – 

USB VV.F. SCRIVE AL SOTTOSEGRETARIO.
VIGILI DEL FUOCO SENZA ASSICURAZIONE, IL MINISTERO DELL’INTERNO MANDA ALLO SBARAGLIO I POMPIERI E SE CAPITA UN INFORTUNIO BISOGNA ANTICIPARE LE SPESE DI TASCA PER CURARSI

Italia , ma che vengono continuamente aggredite , bistrattate ed umiliate . Un

Volontario 

Lavoratori,

È scaduta la copertura assicurativa e di rimborso delle spese sanitarie che i vigili del fuoco fino a ieri usufruivano ed erano “coperti”, grazie ad un sistema che in qualche modo permetteva una certa salvaguardia in un momento come questo di crisi non prodotta dai lavoratori, adesso è venuta meno!

art. 38 della nostra Costituzione, “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”… (omissis), cosa che nel corpo nazionale non avviene.

I vigili del fuoco fino a ieri, con i proventi dei servizi a pagamento, si sono sempre pagati di tasca propria in modo sussidiario le anticipazioni di spese per malattie ed infortuni in quanto il dipartimento dei vigili del fuoco, anche in caso di gravissimi infortuni, NON paga le spese sostenute se non a chiusura dell’incidente e con tempi alquanto lunghi.

I pompieri, fino ad oggi sono vittime di una serie di passaggi parlamentari che sono stati penalizzati ed hanno inciso sui PROPRI soldi con un ulteriore taglio del 50% per pagare una crisi, ribadiamo, prodotta da altri; oggi i flussi di fondi che dal ministero dell’economia passano a quelli del ministero dell’interno, per poi essere destinati al dipartimento, che a sua volta venivano accreditati all’Opera Nazionale di Assistenza per il personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco, sono stati ridotti al lumicino.

USB VVF ritiene che una categoria che rischia ogni giorno la vita e la propria salute per il paese deve essere tutelata da una qualche forma di assicurazione sanitaria pubblica o comunque organizzata, a carico dell’amministrazione da cui dipende.

USB VVF, nel ritenere che l’assistenza sanitaria al personale non può ricadere sui singoli lavoratori, lasciati completamente in balia delle assicurazioni private o polizze che raffrontandosi proprio con la pericolosità del lavoro da noi svolto, risultano costose ed in ogni caso inadeguate.

29 marzo 2018 Non avevano copertura Inail i vigili del fuoco uccisi dal rogo di Catania. E le tivù, comprese quelle di Stato, impegnate a dare notizie sin troppo dettagliate delle esequie del presentatore Fabrizio Frizzi, hanno persino scordato di ricordare due veri eroi. Nessuno si è preoccupato di dare risalto ai funerali celebrati in forma solenne, sia a Catania che a Trapani, di Dario Ambiamonte, 40 anni, e Giorgio Grammatico, 36, i due pompieri rimasti uccisi nell’esplosione, il 20 marzo scorso, del piano terra di una palazzina del capoluogo siciliano. La deflagrazione provocò anche la morte di un anziano che l’aveva in affitto, Giuseppe Longo, di 75 anni, e il ferimento di altri due pompieri, Marcello Taormina, 54 anni, e Giuseppe Cannavò, 36.

Fra i politici, l’unico ad essersi ricordato di loro è stato il ministro dell’Interno Marco Minniti. Dura la presa di posizione di Costantino Saporito, coordinatore nazionale dell’Unione sindacale di base (Usb) dei vigili: “Morti bianche – ha scritto il sindacalista – è un modo gentile di definire dei delitti a volte dei veri e propri omicidi sul posto di lavoro: sono invece vittime, come i loro familiari … Quante volte è già successo dall’inizio dell’anno, quante volte abbiamo visto divampare il fuoco, piuttosto che nuvole di veleni da depositi, fabbriche, magazzini?”.

Il j’accuse non si ferma qui. “Ma se un tg o un politico parlano di allarme sicurezza state sicuri che si riferiscono ai migranti, non ai lavoratori uccisi nel nome del profitto. Del resto sono solo dati che finiranno nel freddo calcolo che leggeremo tra qualche anno in un almanacco che racconta solo numeri e nasconde le storie”. L’attacco alla Rai di Saporito è veemente. “Ma perché la tv di Stato è rimasta muta? Non li celebra e non li ricorda? Forse pure lei, la tivù, è la vittima di una informazione “bianca”, incolore? Non facevano abbastanza notizia i due vigili catanesi? Sono altre le notizie che attirano l’attenzione, forse la bufala che vuole l’immigrato nella suite di lusso con la WI-FI? I luoghi comuni insomma di una propaganda becera, che semina odio e dimentica i suoi eroi”.

Sgomento, rabbia, amarezza, i sentimenti che in queste ore buie hanno preso d’assalto il cuore dei vigili che, tra l’altro, non usufruiscono, scandalo nello scandalo, dell’assicurazione Inail. “Siamo gli unici lavoratori senza copertura Inail”, ha svelato Saporito, “da sempre stiamo chiedendo di goderne, ma i governi hanno altro da fare e un diritto sacrosanto resta negato”. Per coprire gli eventuali infortuni, anche i mortali, “l’Opera Nazionale Assistenza (ONA), che dovrebbe essere la nostra cassa mutua ha stilato un’assicurazione con Unisalute pagando 2.500.000 euro con un premio massimale di 1.500.000 euro per 34mila pompieri”, ha spiegato il coordinatore dell’Usb. Uno scandalo.  Il sindacato ha chiesto che il governo convochi subito le parti affinché si lavori per l’acquisizione della copertura. “Chiediamo ai cittadini di unirsi al dolore ma anche di sostenerci in questa battaglia affinché la perdita di due nostri colleghi non rimanga un freddo articolo di cronaca”, ha concluso Saporito.

Alle esequie, celebrate dall’arcivescovo metropolita di Catania Monsignor Salvatore Gristina (che come al solito ha parlato di “tragico evento”), oltre a Minniti erano presenti il capo dipartimento dei vigili del fuoco Gioacchino Giomi ed il capo dipartimento della protezione civile nazionale Prefetto Bruno Frattasi. Ai funerali ha partecipato una delegazione del coro del Teatro Massimo Bellini. La salma di Ambiamonte è stata portata in corteo su un’autoscala dal comando provinciale dei vigili del fuoco e ha attraversato alcune vie del centro della città prima di giungere nella Cattedrale, salutata da un lungo applauso. Ma gli applausi non possono bastare: occorre dare un senso a questo dramma.

Paolo Salvatore Orrù

Usb: i vigili del fuoco morti a Catania non avevano assicurazione INAIL, come tutti i pompieri. Ora basta

Catania, 21/03/2018 09:11

Sgomento, rabbia, amarezza questi sono i sentimenti che si sono mescolati durante tutta una notte passata tra le macerie di una esplosione e i telefoni che impazzivano.
Due colleghi distesi per terra e due portati di corsa in ospedale. Siamo rimasti tutti senza respiro!
Sono uscite foto, tra le nostre chat, frammenti di corsi ed emergenze passate dove ognuno di noi ricordava Dario e Giorgio nella propria esperienza personale. Questa mattina tutti abbiamo aperto subito il sito ufficiale del corpo nazionale: nessuna notizia ancora!
Poi sale la rabbia: siamo gli unici lavoratori senza copertura INAIL!
Come Unione Sindacale di Base chiediamo da tempo, troppo, di godere di questa copertura. Ma il governo – i governi – hanno altro da fare e un nostro diritto sacrosanto rimane negato, nonostante in questi momenti, in tutti i momenti della giornata di lavoro, ci darebbe quella tutela necessaria a chi come noi di mestiere “salva le vite”.

È necessario, è indispensabile che anche i vigili del fuoco abbiano la copertura INAIL. Non possiamo più accettare di essere l’unica categoria non tutelata quando ci facciamo male o, come nel caso di Catania, piangiamo un dolore estremo!
Noi, vigili del fuoco, con un solo secondo di lavoro guadagniamo una intera vita di stipendio. Ma oggi non vogliamo fare polemica sul salario, 1350€ non giustificheranno mai la vita che facciamo. La copertura INAIL però la pretendiamo per rispetto verso tutti i vigili del fuoco che ogni giorno rischiano la propria vita senza chiedere mai nulla in cambio. Il telefono squilla e noi partiamo ma poi cosa succede?
Come Usb chiediamo che il governo convochi urgentemente le parti affinché si lavori immediatamente sull’acquisizione del diritto INAIL per tutti i vigili del fuoco. Chiediamo ai cittadini di unirsi al nostro dolore ma anche di sostenerci in questa battaglia affinché la perdita di due nostri colleghi non rimanga un freddo articolo di cronaca.

Coordinamento nazionale Vigili del Fuoco Unione Sindacale di Base

Capo del Corpo nazionale volontari

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PUBBLICATA LA NOTA DEL CAPO DEL CORPO NAZIONALE di chiarimento sulla formazione del personale volontario e di FORTE IMPULSO a CORSI d’ INGRESSO , PATENTI e CAPO SQUADRA VOLONTARIO !!!!!

Mentre altri si dilettavano in una sterile polemica chiedendosi che cosa stavamo facendo, noi dell’Anvvfv nel silenzio abbiamo lavorato ed ecco finalmente arrivato il risultato di tanto duro lavoro fatto di incontri , lettere e istanze finalmente colte dall’Amministrazione .

Chiarito una volta per tutte ( si spera ) che il corso di primo ingresso e’ di 120 e non 160 , 200 ore come alcuni comandi con fantasia hanno preteso di fare ( non esistono le prove ginniche !!!!!!!! ) , si chiarisce altresì l’altro fenomeno che come il primo era stato ripetutamente denunciato dalla Nostra Associazione nazionale , sulle base delle puntuali segnalazioni pervenute da tutte le nostre sezioni territoriali , relativo alla carenza delle patenti ministeriali e alla difficoltà nelle conversioni .

Anche in questo caso l’interpretazione ad personam inventata in molti comandi in merito alle conversioni delle patenti da Civili e Ministeriali è stata smentita con preciso chiarimento sulle reali modalità da noi sempre sostenute ,che darà una boccata d’ossigeno anche al problema gravissimo della mancanza di patenti nei distaccamenti volontari .

E poi !!!! Si dichiara finalmente senza mezzi termini ciò che abbiamo promesso e ottenuto dall’amministrazione nei termini da noi sempre raccontati a tutte le riunioni ovvero l’istituzione del corso per i Capi Squadra ( figura fondamentale per la composizione della squadra di soccorso e nella gestione dell’intervento ) utilizzando il precedente decreto dell’ultimo corso e le stesse risorse ad esso assegnate e parzialmente inutilizzate !

Fatti, non chiacchiere . Lavoro silenzioso e RISULTATI ( del quale ci attendiamo comunque il felice salto del resto del mucchio che nella realtà si è più curato a diffidare e diffamare anziché costruire , sul carro dei vincitori ) .

“Per i VOLONTARI tra i VOLONTARI “ questo è il motto del 2018 !

Non dimenticandoci mai di mantenere sempre su la testa

Il Presidente Nazionale
Luca Bonello

Stanziamento fondi per i volontari

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A quanto pare la Regione si sostituisce allo Stato proponendo questo stanziamento ai vigili del fuoco volontari , per i mezzi e la formazione . Noi siamo speranzosi perche fin’ora abbiamo visto diverse falle organizzative , sulla formazione , sui mezzi , sui Dispositivi di protezione per rendere sicuri i nostri interventi generati dalla mancanza di fondi destinati al Corpo dei vigili del fuoco ed ai loro Volontari . Anche se tutto questo non ha benchè minimamente influito sulla grande preparazione professionale di tutto il corpo .

<< Verbus Probam >>

Articolo del Giornale di Vicenza 8 febbraio 2018 Dall’inviata a Venezia

Per i volontari vigili del fuoco del Veneto la regione ha stanziato 190 mila euro per quest’anno . Lo ha stabilito ieri il Consiglio approvando all’unanimità il provvedimento proposto da Silvia Rizzotto capogruppo della Lista Zaia : << Questa legge dà un sostegno agli oltre mille volontari che mantengono operativi i 38 distaccamenti dei Vigili del Fuoco a tutela della difesa del territorio . Un’ azione che merita l’attenzione della Regione anche se l’intervento è sostitutivo , perchè  dovrebbe occuparsene lo Stato >> . Lo stanziamento prevede 150 mila euro per l’acquisto di mezzi e 40 mila euro per la formazione . L’assessore regionale della protezione civile Gianpaolo Bottacin , ha sottolineato che a breve verrà sottoscritto un patto tra Ministero e Regione per pianificare gli interventi creando sinergia tra il corpo dei Vigili del fuoco e i volontari .