Prove tecniche di ricezione radio

Ricezione radio - Copia

In un area di intervento come la nostra e necessario che la comunicazione via radio sia sempre efficiente e almeno , sufficientemente chiara , a questo proposito abbiamo compiuto verifiche tecnico-ambientali per sopperire a questo tipo di problematica tesa ad individuare delle zone in cui il segnale , non dei ponti radio ma direttamente con un canale dedicato siano possibili . Il risultato è una copertura soddisfacente per quanto riguarda questo canale , nel contempo abbiamo potuto compiere delle verifiche anche verso la nostra centrale operativa di appartenenza . Un grazie anche ai TLC dei vigili del fuoco che ci hanno dato delle dritte e aiutato in alcune problemtiche tecniche di cui noi non eravamo a conoscenza .

Cosi abbiamo approfittato della situazione e aggiunto un’infarinatura su quanto riguarda le comunicazioni via radio , un argomento importante per tutti gli operatori .

Per chi volesse capirne di più : http://www.tlcveneto.altervista.org/

Grazie Buon Lavoro

 

 

Centralina di allertamento volontari

centralina

Per gentile concessione del Comune di Recoaro Terme anche il nostro distaccamento di Volontari Vigili del Fuoco di Recoaro si e dotato di una centralina automatica per l’allertare i volontari collegata direttamente al Comando di Vicenza , ci è stata donata con cuore dal Comune di Recoaro Terme con cui collaboriamo in maniera assidua e  professionale , da quando siamo nati come distaccamento , dopo diverse peripezie per l’acquisto di questa piccola centralina di cui noi avevamo bisogno per garantire una maggiore tempestività sia sulla reperibiltà che nell’intervento . Finalmente è arrivata e ci permetterà di cambiare la funzionalità e la modalità di allerta dei volontari collegati alla stessa tramite un’App sul telefono .

Nel ringraziare quanti si sono adoperati per raggiungere tale scopo , visto le poche ed esigue scorte finanziarie del nostro distaccamento , i volontari vogliono ringraziare il Comune per questa opportunità di crescita , e vogliono ricordare che il nostro volontariato gratuito per la sicurezza nel nostro territorio e il soccorso ad persone animali e cose , è alla base del nostro lavoro , per la nostra piccola ma grande comunità a cui noi doniamo il nostro tempo ” libero” senza “se” , e senza “ma”.

Sei stato addestrato , quindi lo sai fare , se non lo fai in ogni caso hai preso una decisione ,quella di non agire , di cui sarai in ogni caso responsabile . Onore e Oneri .

I volontari Vvf del distaccamento di Recoaro 

Activepager

Descrizione e scopo dell’apparato e dell’applicazione

ActivePager nasce per aiutare i volontari nella gestione delle chiamate selettive

L’idea centrale è quella di permettere a tutti i volontari della squadra di rispondere velocemente in modo da far sapere agli altri colleghi quante sono le forze disponibili ad intervenire per poter cosi organizzare al meglio le partenze

Il tempo conta!

Sapersi organizzare nel minor tempo possibile è fondamentale e con questo spritio abbiamo sviluppato la APP per velocizzare tutto!

A misura d utente

Abbiamo costruito un sistema con l’utente in testa. Per questo è tutto facile da utilizzare… Ed il nostro obbiettivo è quello di renderlo sempre più usabile!

La comunicazione è fondamentale!

Proprio per questo tra le varie funzionalità, ActivePager è dotato di un sistema di comunicazione che ti permette sia di avvisare tutti i memrbi che di lasciare un messaggio presente sulla bacheca interattiva della tua caserma.

In pochi click, è possibile avvisare tutti quanti i componenti della caserma di eventuali problemi ai mezzi, attrezzature o ricordare riunioni o appuntamenti con la certezza di avvisare tutti!

Inoltre è possibile inviare il messaggio anche via email, a seconda del canale di informazione che preferisci!

phoneSelettive

 

Ricevi una notifica

Ogni volta che verrà creata una selettiva

l’applicazione te lo farà sapere!

 

Ricevi un SMS

Ogni volta che verrà creata una selettiva il sistema

invierà anche un messaggio di testo.

 

Rispondi velocemente

L’applicazione è semplice ed è fatta in modo da

rispondere velocemente

 

Divisa da Intervento Nomex

Indumento Protettivo: Completo Antifiamma

Scopo del dispositivo

Scopo principale del completo di protezione dal calore “nuova foggia” è quello di proteggere il corpo di chi lo indossa (con l’esclusione delle mani e dei piedi) dalle lesioni e dai danni che possono essere provocati durante l’attività operativa da:

– brevi contatti con fiamme libere;
– effetti del calore.

Secondariamente, esso protegge anche da:

– azioni di corpi laceranti;
– schizzi di sostanze liquide aggressive e/o di agenti estinguenti (schiume, acqua);
– agenti atmosferici (pioggia, freddo);
– polveri nocive (particolari, polveri estinguenti).

In condizioni di scarsa visibilità, aiuta inoltre a prevenire l’investimento accidentale di chi lo indossa.

Caratteristiche
Il completo antifiamma per Vigili del Fuoco, certificato come DPI di III categoria ai sensi del D.L.vo 475/’92 per la lotta contro l’incendio secondo le norme UNI EN 340/’04 e UNI EN 469/’07 livelli Xf2 – Xr2 – Y2 – Z2.

Il completo di protezione “nuova foggia” svolge la propria funzione protettiva mediante l’assemblaggio di diversi indumenti:

– Giaccone;
– Cappuccio;
– Sovrapantalone.

Il giaccone serve a proteggere il torso ed è realizzato in due materiali:

1. un tessuto esterno laminato in doppio strato, Aramide esterno/membrana in PTFE (Politetrafluoroetilene) microporosa espansa interna, capace di resistere all’azione delle fiamme libere, con un ottimo grado di reazione al fuoco all’azione del calore, nonché alla penetrazione dell’acqua anche in pressione e dei liquidi in generale;

2. un’imbottitura interna non asportabile in feltro isolante di fibra di Aramide, con fodera in Aramide / Viscosa, capace di isolare termicamente dal freddo e dal calore dell’incendio.
Il cappuccio, destinato a proteggere la testa, è realizzato nei medesimi materiali.

Il sovrapantalone, destinato a proteggere le gambe, è un capo unico realizzato anch’esso nei medesimi materiali e dotato di ginocchiere di protezione e di bretelle per il mantenimento.

Modalità di impiego

Per un corretto impiego, è innanzitutto fondamentale indossare un completo della giusta taglia. Se il completo fosse eccessivamente aderente. Infatti, risulterebbe poco “coprente” ed ostacolerebbe i movimenti; un completo troppo grande, analogamente, sarebbe di intralcio per l’operatore. Si raccomanda poi di indossare sempre, insieme al giaccone, anche il sovrapantalone, perché proprio a questo indumento è affidata tutta la protezione delle gambe.

Prima dell’uso, è bene verificare che tutti gli indumenti del completo siano perfettamente chiusi in ogni loro parte (chiusura lampo, bottoni, velcro). Durante l’uso, è buona norma allontanarsi rapidamente dal luogo d’intervento qualora si avverta un sensibile incremento della temperatura interna, in particolare in corrispondenza delle zone dell’indumento con prestazioni termiche inferiori rispetto al resto, situate sul dietro dei pantaloni, che segnalano all’utilizzatore il raggiungimento del limite delle prestazioni protettive.

Il sovrapantalone è dotato di ginocchiere di protezione e di bretelle per il mantenimento. È necessario indossare sempre, oltre al giaccone, anche i pantaloni e chiudere perfettamente gli indumenti.

Durante l’uso, è bene allontanarsi rapidamente dalla fonte di calore se si avverte un sensibile incremento della temperatura interna.

DuPont™ Nomex® per prestazioni di lunga durata

Gli indumenti in fibra Nomex® proteggono i vigili del fuoco da vari decenni. Test approfonditi e eseguiti con frequenza dimostrano che sono tra i migliori per quel che riguarda la conservazione a lungo termine delle qualità protettive contro calore e fiamme.

Oltre il senso del dovere
La fibra Nomex® consente all’attrezzatura di servizio di resistere al passare del tempo, all’usura e ai lavaggi, oltre che all’esposizione alla luce ultravioletta.

I test effettuati hanno dimostrato che uno strato esterno in fibra Nomex® conserva l’84% della propria resistenza elastica dopo 25 lavaggi, rispetto al 52% con uno strato esterno composto al 60% di fibre para-aramidiche.

I tessuti in Nomex® garantiscono una resistenza nettamente maggiore all’abrasione rispetto al molti altri tessuti. Ciò influisce direttamente sulla durata e sulla resistenza, aspetti fondamentali per i vigili del fuoco di tutta Europa.

Migliore resistenza all’abrasione
La resistenza all’abrasione è correlata alla durata e alla resistenza. La maggior parte dei tessuti in fibra Nomex® hanno un’elevata resistenza all’abrasione rispetto ad altri tessuti con alto contenuti di fibre para-aramidiche. Sebbene queste forniscano un’elevata resistenza meccanica, i tessuti esterni che contengono il 60% di fibre para-aramidiche mostrano un calo netto della resistenza agli strappi dopo il lavaggio rispetto a tessuti simili con una percentuale più elevata di Nomex®.

Scheda di sicurezza (safety data sheet)

Questo post forse un pò tecnico ma indispensabile per un vigile del fuoco sapere  con cosa si ha a che fare , per questo in aziende ad alto rischio di incidente rilevante conoscere le informazioni riportate nella scheda di sicurezza non e solo obbligatorio ma FONDAMENTALE PER IL RISCHIO DEL SINGOLO E DELLA SQUADRA , E DI TUTTO QUELLA ZONA ROSSA , DOVE DOVRANNO OPERARE I VIGILI DEL FUOCO . E risulta senz’altro obbligatorio a chi opera e maneggia il prodotto in questione . Nel sistema della scheda di sicurezza a 16 punti , sono descritti in maniera peculiare e chiara l’uso , l’immagazzinamento , i DPI obbligatori , i pericoli ed il rischio , fino ad arrivare allo smaltimento dei contenitori.

Scheda di sicurezza

Una scheda di sicurezza (SDS) è un documento legale in cui vengono elencati tutti i pericoli per la salute dell’uomo e dell’ambiente di un prodotto chimico. In particolare vi sono elencate le componenti, il produttore, i rischi per il trasporto, per l’uomo e per l’ambiente, le indicazioni per lo smaltimento, le frasi H ed i  consigli P, i limiti di esposizione TLV-TWA e le protezioni da indossare per il lavoratore (Dispositivi di Protezione Individuale), che ne entra in contatto.

Normativa europea

In Europa la struttura ed il contenuto tecnico delle schede di sicurezza è regolato dal regolamento n. 1907/2006 del Parlamento Europeo del Consiglio del 18 dicembre 2006 concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH). Il REACH integra i criteri delle precedenti direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE (che stabiliscono i preparati e le sostanze interessati ed i criteri per l’imballaggio e la loro etichettatura), rendendo obbligatoria le SDS anche nei seguenti casi :

  • sostanze persistenti, bioaccumulanti e tossiche ;
  • molto persistenti e molto bioaccumulanti in base ai criteri di cui all’allegato XIII;
  • sostanze incluse nella lista di quelle eventualmente candidate all’autorizzazione, disposta dall’art. 59;
  • su richiesta dell’utilizzatore professionale, per preparati non classificati ma contenenti (in concentrazione individuale pari o superiore all’1% in peso per preparati solidi e liquidi o allo 0,2% in volume per preparati gassosi) sostanze pericolose, oppure dotate di valore limite d’esposizione professionale o ancora rientranti nei casi di cui sopra

Struttura SDS europea

La struttura della scheda di sicurezza deve essere composta dai seguenti 16 punti obbligatori :

1.identificazione della sostanza / miscela e della società / impresa produttrice;

2.identificazione dei pericoli

3.composizione / informazione sugli ingredienti;

4.misure di primo soccorso;

5.misure antincendio;

6.misure in caso di rilascio accidentale;

7.provvedimenti in caso di spargimento accidentale, manipolazione e immagazzinamento;

8.protezione personale e controllo dell’esposizione;

9.proprietà fisiche e chimiche;

10.stabilità e reattività;

11.informazioni tossicologiche;

12.informazioni ecologiche;

13.considerazioni sullo smaltimento;

14.informazioni sul trasporto;

15.informazioni sulla regolamentazione;

16.altre informazioni.

Qui sotto alcuni link sulle schede di sicurezza , per evitare di caricarne una intera , tanto

per avere un’idea di cosa si può trovare in un azienda :

Addestramento con Autoprotettore

Autoprotettore

Una fase molto importante e cruciale per quanto riguarda gli incendi e anche altre varie azioni che si possono incontrare in ambienti ad alto rischio di incidente rilevante e conoscere ed avere dimestichezza con l’autoprotettore o autorespiratore , per questo proposito oggi parleremo di questo argomento nell’addestramento mensile .

Autorespiratore a Circuito Aperto

Scopo del dispositivo

Suo scopo principale è quello di proteggere le vie durante l’attività operativa in atmosfere critiche :

-inquinate da fumi, nebbie, gas e vapori (asfissianti, irritanti, corrosivi, tossico-nocivi, cancerogeni/teratogeni, letali);

-contaminate da microrganismi infettivi;

-con tenore di ossigeno < 17%;

-con temperature > 60°C fornendo all’utilizzatore aria non inquinata proveniente da una sorgente portatile.

Caratteristiche

L’autorespiratore è costituito anzitutto da una (o anche più di una) bombola caricata ad aria compressa, realizzata normalmente in un unico pezzo cilindrico di acciaio, con una capacità volumetrica compresa tra 3 e 9 lt (il tipo più diffuso è quello da 7 lt). In Italia la pressione massima di carica è di 200-300 bar.

bombola

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La bombola è provvista di una valvola a volantino collegata, mediante un codolo posto sulla maschera a pieno facciale, mediante un idoneo raccordo connettore a vite unificato del tipo UNI EN 148/3.

 

erog maschL’erogatore è dotato di un dispositivo che ne permette l’attivazione alla prima inspirazione e di un blocco manuale, detto pulsante di stand-by. In alcuni modelli, questo coincide con il pulsante di erogazione supplementare, che ha la funzione di permettere un maggiore flusso d’aria in erogazione continua. In altri modelli, questa funzione è svolta da un pulsante apposito posto sull’erogatore.

La maschera è realizzata con una mescola speciale in gomma EPDM o in silicone, che non irrita la pelle e resiste al calore radiante. La marcatura della maschera dovrà riportare ben visibili le lettere “F” ed “A”, che attestano tale capacità.

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mascheraLa maschera si collega al viso dell’operatore tramite una bardatura formata da 2 cinghiaggi mascellari e 2 temporali, più un cinghiaggio superiore, tutti regolabili, ed è inoltre dotata di un visore in robusta plastica (metacrilato), che assicura un sufficiente campo visivo. Alla maschera è collegato un bocchettone a madrevite per l’attacco dell’erogatore di tipo unificato (diverso da quello della maschera a filtro), che incorpora una valvola di inalazione ed un dispositivo fonico, entrambi protetti da apposita schermatura parafiamma.

All’interno della maschera è collocata infine una mascherina oro-nasale munita di due valvoline di ingresso dell’aria, che si chiudono automaticamente all’espirazione, con la funzione di evitare l’appannamento del visore.

L’aria espiratasi scarica dal facciale, senza ricircolazione, attraverso una o due valvole di esalazione poste generalmente sulla parte inferiore della maschera.

Nella maschera, anche durante l’inspirazione su richiesta d’aria dell’utilizzatore, la pressione non scende mai al di sotto di una sovrappressione di 0,1 mbar (frequente 1 mbar). Questo modo di erogazione dell’aria viene definito “a domanda a funzionamento in sovrappressione”ed è ritenuto oggi il più affidabile.

Grazie alla sovrappressione sempre presente nella maschera, infatti, non si possono avere rientri di aria inquinata dall’esterno neppure nel caso di imperfetta tenuta del facciale sul viso dovuta a barba, baffi, o basettoni (comunque da evitare).

Esistono, però, anche altri tipi di erogatori, di uso comune in passato, che erogano l’aria sempre a domanda, ma solo se l’operatore crea nella maschera una lieve depressione e che per questo vengono detti “a domanda a funzionamento in depressione”.
L’autorespiratore isolante a circuito aperto a funzionamento in sovrappressione assicura la massima protezione possibile delle vie respiratorie. Questo maggiore grado di protezione è però pagato in termini di autonomia, perché le perdite d’aria dalla maschera che evitano rientri pericoloso di inquinante riducono l’autonomia dell’apparecchio.

Esistono quindi autorespiratori dotati di erogatori a domanda commutabili, che funzionano in depressione o sovrapressione a seconda delle necessità.

L’indossamento dell’apparecchio e il sostegno di bombola e riduttore sono assicurati da uno schienalino, o bardatura dorsale, dotato di opportuni cinghiaggi (due spallacci, una cintura lombare e una cinghia di fissaggio bombola) resistenti alla fiamma.

manometro

Completano l’autorespiratore un manometro di controllo per la lettura della pressione nella bombola, che comunica con questa mediante un tubo di collegamento detto frusta di alta pressione, innestato all’ingresso del riduttore, e una valvola di sicurezza per evitare che, in caso di funzionamento difettoso del riduttore, la pressione nel tubo di media pressione superi i 12-15 bar circa.

Su tutti gli apparecchi è presente infine un dispositivo acustico di allarme. Esso segnala che la pressione nella bombola ha raggiunto i 55 bar (evidenziati in rosso sul manometro), oppure che restano disponibili all’interno della bombola 200 lt di aria, che garantiscono 3 minuti circa di autonomia. A seconda della casa costruttrice, tale dispositivo può trovarsi sul manometro, sul gruppo di riduzione, o sull’erogatore.

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I modelli di autorespiratore più recenti adottano bombole in materiale composito, più leggere di quelle in acciaio ma ugualmente resistenti, e in grado, se caricate con una pressione massima di 300 bar, di immagazzinare a parità di peso una quantità d’aria leggermente maggiore rispetto alle precedenti.

Poiché gli autorespiratori sono destinati alle squadre antincendio, i costruttori hanno progettato anche appositi sistemi accessori, a volte non contemplati dalla normativa, finalizzati al miglioramento di alcune prestazioni specifiche degli apparecchi. Le bombole, ad esempio, possono essere trattate con vernici fosforescenti per assicurare la visibilità dell’operatore anche al buio, oppure possono essere interamente costruite in materiale composito a peso dimezzato per una maggiore maneggevolezza.
Particolari
I manometri possono essere a lettura digitale ed indicare direttamente l’autonomia residua monitorando in continuazione il ciclo di respirazione dell’operatore.

Il riduttore può essere provvisto di innesto per un secondo tubo di media pressione (o seconda utenza), collegato ad un’apposita maschera dotata di erogatore a funzionamento in depressione, per consentire il salvataggio di un’altra persona.

Le maschere possono avere un visore panoramico per migliorare il campo visivo, essere dotate di attacco rapido all’elmo di intervento, essere corredate da elmo protettivo integrato per Vigili del fuoco con sistemi di illuminazione antideflagranti, o essere dotate di sistemi di comunicazione radio, ecc.

Modalità di impiego

Per una corretta utilizzazione, gli autorespiratori ad aria compressa vanno in primo luogo selezionati in base alla classe di protezione offerta. A seconda del volume d’aria che contengono, questi dispositivi si suddividono infatti in 6 classi, indicative dell’autonomia dell’apparecchio, cioè della durata potenziale della protezione offerta, che oscilla a seconda dei tipi tra i 6-8 ed i 25-33 minuti.

La scelta del tipo di APVR più idoneo dipenderà, quindi, dalla durata presunta dei lavori da compiere in atmosfera inquinata. Si ricorda che l’autonomia dell’apparecchio non è un valore assoluto. Essa, infatti, dipende dal grado di affaticamento dell’operatore, il cui consumo di aria può oscillare tra i 10 lt/min, in condizioni di riposo, e i 100 lt/min in condizioni di massimo sforzo (per l’attività V.F. si considerano realistici consumi intorno ai 60-80 lt/min).

Autonomia

L’autonomia di un autorespiratore ad aria compressa si calcola dunque dividendo la capacità dell’apparecchio (data dal prodotto della pressione max di carica della bombola per il volume geometrico della stessa) per il consumo ipotizzato secondo la mansione svolta. Ad esempio, se si ha a disposizione un autorespiratore con bombola di 7 lt caricata ad una pressione max di 200 bar, che deve essere impiegato in condizioni di sforzo (consumo reale ipotizzato: 60 lt/min) ~ 23 min.
Questo metodo di calcolo può rivelarsi utile nelle fasi appena precedenti l’intervento, o nello stadio di programmazione dello stesso.
Per valutare l’autonomia residua durante l’intervento esiste un criterio più pratico, che sarà illustrato in seguito. Per una corretta utilizzazione, l’autoprotettore deve trovarsi a bordo del mezzo da intervento “pronto all’uso” nella seguente configurazione-base, che risulta la più adeguata per rapidità e praticità di impiego:

-bombola connessa al gruppo riduttore mediante codolo di collegamento, valvola a volantino chiusa;

-bombola connessa con la bardatura dorsale mediante cinghia portabombola;

-frusta dell’erogatore connessa al tubo di media pressione mediante attacco rapido;

-frusta manometro fissata allo spallaccio sinistro mediante gli idonei passanti;

-tubo di media pressione fissato allo schienalino, eventualmente anche allo spallaccio;

-maschera separata dall’apparecchio, nell’apposita busta sigillata;

-erogatore nell’apposita confezione di protezione, in posizione di stand-by;

-terminale dell’eventuale tubo di media pressione per seconda utenza protetto da apposito tappo.

Questa configurazione consente anche di effettuare con la massima rapidità ed il minimo consumo d’aria le verifiche e i controlli indispensabili per usare l’apparecchio in condizioni di sicurezza.

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Cura e manutenzione

Maschera, ricarica della bombola e bardatura dell’autorespiratore a circuito aperto devono essere pulite dopo l’uso. Se necessario, deve essere effettuata anche una decontaminazione secondaria a quella già eseguita a fine intervento. Periodicamente poi, secondo le scadenze indicate dai costruttori, vanno eseguiti gli interventi di manutenzione sui vari componenti dell’apparecchio, soprattutto sulle valvole e le tenute pneumatiche.

Data la complessità di tali operazioni, manutenzione e pulizia sono attualmente eseguite da strutture particolari, presenti all’interno di quasi tutti i Comandi Prov.li, che prendono il nome di Laboratori autoprotettori. Tali strutture devono essere affidate a personale istruito sulle modalità di ricarica delle bombole, sulle operazioni di pulizia e disinfezione degli apparecchi e sugli interventi di manutenzione ordinaria (quella, cioè, che riguarda le parti in bassa e media pressione). È importante che il personale incaricato segua scrupolosamente le procedure indicate nella nota informativa fornita dai costruttori dei singoli tipi di apparecchio. In alcune realtà avanzate, presso il laboratorio provinciale viene eseguita anche la manutenzione straordinaria degli autorespiratori (quella, cioè, che riguarda le parti in alta pressione), per la quale servono obbligatoriamente personale qualificato ed attrezzature specifiche.

 

 

Addestramento con Motopompe

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Gruppi idrici da esaurimento e svuotamento acque 
Nelle operazioni di soccorso dei vigili del fuoco c’è spesso la necessità di pompare acqua o altri fluidi: per effettuare rifornimento idrico da una fonte esterna, per svuotare locali
seminterrati allagati, per la raccolta di fluidi di qualsiasi tipo che si siano raccolto al suolo, oche abbiano formato pozze, o per travasarli da un recipiente inefficiente a uno sicuro.

Allagamento
Le pompe in dotazione agli automezzi antincendio VV.F. possono aspirare acqua e altri liquidi, anche in grande quantità, ma solo se la profondità del liquido resta inferiore ai dieci metri. Per profondità superiori queste pompe entrano in cavitazione, non riescono cioè a creare nel tubo di aspirazione una depressione sufficiente ad aspirare l’acqua.
Quando si deve invece lavorare a profondità superiori vengono usate le pompe ad immersione, attrezzature che lavorano immerse nel liquido che pompano, lavorando in regime di spinta anziché di aspirazione. In questo modo si elimina la necessità di tubazioni rigide in cui poter creare il vuoto (adescamento) e non c’è un limite alla profondità del liquido da prelevare. L’unico limite della pompa a immersione è la sua potenza e la lunghezza delle tubazioni e dei cavi necessari per l’operazione.
Una importante distinzione è inoltre quella tra pompe per acque limpide e pompe per
acque luride.
Le acque luride possono contenere piccoli corpi solidi che potrebbero danneggiare e perfino rompere o far grippare la pompa utilizzata. In una pompa per acque luride invece possono transitare piccoli oggetti senza danno, se non sono più grandi di quelli per i quali la pompa è stata progettata.
Dal momento che la pompa lavora in immersione, deve essere mossa da motori diversi da quelli a combustione. Molte utilizzano infatti un motore elettrico, collegato alla pompa, ma isolato elettricamente dall’ambiente e dall’umidità esterna; in altri casi si utilizza un motore idraulico mosso dall’olio in pressione a sua volta azionato da una moto centralina esterna; esiste infine una pompa che viene azionata dal flusso idrico uscente da una manichetta connessa alla pompa del veicolo antincendio, progettata proprio per le operazioni dei VV.F.

Pompa ad immersione ad azionamento idraulico
Caratteristica comune alle pompe immerse usate nel caricamento dei veicoli da intervento dei VV.F è la leggerezza, la possibilità cioè di essere trasportate e collocate da un solo uomo. Le dimensioni sono tali che la pompa può essere impiegata nelle fonti idriche di difficile accesso, come pozzi, tombini, boccaporti, piccole vasche o locali interrati accessibili da piccole finestre o cavedi. Le dimensioni limitate ovviamente condizionano la sua capacità di aspirazione e le dimensioni massime degli oggetti solidi aspirabili senza danni.

Elettropompa sommersa
La motopompa prevista per il caricamento sugli automezzi da intervento W.F è una pompa elettrica ad immersione idonea per acque sudicie, con una prevalenza (cioè l‟altezza a cui l’acqua può essere spinta) di 8 – 10 metri, e una portata massima (ad altezza intermedia) di circa 36 metri cubi all’ora (10 litri al secondo). Può riempire un serbatoio vuoto da 1600 litri in circa 3 minuti, oppure può vuotare una cantina di circa 20 m2, in cui l’acqua sia arrivata all‟altezza di un metro, in circa 30 minuti.
È mossa da motore elettrico della potenza di circa 1,5 KW, alimentato da corrente alternata a 230V, con 20 metri di cavo di alimentazione. La sicurezza elettrica è assicurata dal doppio isolamento delle parti in tensione; è comunque opportuno assicurarsi che l‟alimentazione elettrica sia protetta da un interruttore differenziale ad alta sensibilità. L‟alimentazione del motogeneratore presente sui veicoli WF è dotata di queste caratteristiche, se la puntazza di messa a terra è correttamente collocata.

MOTOPOMPE IN USO AI VIGILI DEL FUOCO

Le pompe sono di tipo centrifugo autoadescante a girante aperta e piatto d’usura riportato.
L’autoadescamento avviene per borbottamento dell’aria all’interno del liquido imprigionato nel corpo della pompa, che quindi deve essere di disegno e forma tali da permettere un rapido e sicuro autoadescamento fino a 8 m di profondità. Una valvola di non ritorno incorporata nel corpo evita lo svuotamento di quest’ultimo alla fermata della pompa, permettendo un rapido innescamento alla ripartenza della pompa. La tenuta meccanica è in metallo duro resistente all’abrasione ed è lubrificata tramite una camera a grasso sul retrotenuta.

VANTAGGI
La capacità di autoadescamento permette l’uso di tali pompe senza riempire la condotta di aspirazione ed evita la valvola di fondo. Possono quindi essere agevolmente usate in
versione trasportabile con motori elettrici o endotermici, oppure nell’aspirazione da vasche o canali profondi o lontani. La girante di tipo aperto con palettatura di forte spessore ed il piatto di usura nichelato e riportato con viti di acciaio inossidabile, conferiscono alla macchina una buona resistenza all’azione meccanica di sostanze abrasive quali sabbia, terriccio, polvere di marmo ecc..
Ampie aperture sul corpo permettono l’ispezione dell’interno della girante senza dover
smontare la pompa.

MOTOPOMPE DA SVUOTAMENTO
Le motopompe da svuotamento sono state progettate per impieghi gravosi continuativi di Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Il rapido adescamento, anche con elevata prevalenza di aspirazione, l’elevata portata e prevalenza e l’altissima qualità dei materiali impiegati per la costruzione sono le caratteristiche principali .
La robustissima costruzione del corpo pompa unita alla particolare conformazione della
girante permette il trattamento ed il trasferimento acque luride, con sassi e corpi solidi in sospensione rendendo così possibile anche l’utilizzo senza impiegare il filtro di
aspirazione.

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Addestramento con Tirfor

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Addestramento con Tirfor

Il Tirfor è un’apparecchiatura atta ad esercitare forze di trazione in orizzontale ed in verticale tramite l’ausilio di una leva a mano. E composto da una fune di acciaio lunga circa 15 metri e da un corpo macchina fornito di dispositivo, azionato da una leva, per bloccare e liberare la fune di acciaio e da due leve che permettono il movimento di quest’ultima nei due sensi di marcia. L’apparecchio si usa per spostare oggetti pesanti, tronchi, massi, ecc…, per liberare mezzi impantanati; utilizzato in verticale permette di recuperare oggetti caduti in una voragine o giù per una scarpata.
L’operatore, trovato un punto fisso (un albero, un palo, o lo stesso automezzo che è servito per raggiungere il posto) dovrà agire in primo luogo bloccando il Tirfor tramite una fune al punto fisso (esiste un apposito gancio nella parte posteriore dell’apparecchiatura), poi disinserirà il dispositivo che blocca la fune di acciaio cosicché essa possa scorrere, raggiungere e legare l’oggetto da spostare. Successivamente, bloccata la fune tramite la leva di inserimento della marcia, sceglierà il senso di movimento. Se l’oggetto dovrà essere trascinato verso l’operatore userà la leva di marcia avanti, se dovrà essere calato userà quella di marcia indietro.
Al fine di evitare incidenti agli operatori, una volta spostato l’oggetto, per nessun motivo dovrà disinserire il meccanismo di bloccaggio della fune di acciaio, ma dovrà prima allentare il cavo stesso facendolo scorrere ovviamente nel senso contrario a quello in cui ha lavorato. Eseguita questa operazione potrà liberare il cavo e riporre l’attrezzatura. Lo stesso procedimento andrà rispettato lavorando con il Tirfor in verticale; bisognerà ricordare però che in questa posizione esso potrà sopportare pesi minori, secondo quanto dichiarato dalla ditta costruttrice. Per lavorare nei termini di sicurezza bisognerà sempre tenersi il più possibile lontani dal cavo di tensione e porre l’apparecchio in linea con quest’ultimo. Il Tirfor è anche dotato di una serie di picchetti per ancorarlo quando non si trovino punti fissi sul posto. Dovrà essere manovrato da un solo operatore per non alterare le caratteristiche dell’attrezzo.
Bisogna poi precisare che il tubo telescopico in dotazione al Tirfor non dovrà mai essere modificato nella sua lunghezza originale. Un’ulteriore precauzione sarà quella di controllare periodicamente lo stato di usura della fune di acciaio e provvedere alla sua sostituzione qualora non si dovesse trovare in condizioni ottima.

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