Addestramento con Tirfor

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Addestramento con Tirfor

Il Tirfor è un’apparecchiatura atta ad esercitare forze di trazione in orizzontale ed in verticale tramite l’ausilio di una leva a mano. E composto da una fune di acciaio lunga circa 15 metri e da un corpo macchina fornito di dispositivo, azionato da una leva, per bloccare e liberare la fune di acciaio e da due leve che permettono il movimento di quest’ultima nei due sensi di marcia. L’apparecchio si usa per spostare oggetti pesanti, tronchi, massi, ecc…, per liberare mezzi impantanati; utilizzato in verticale permette di recuperare oggetti caduti in una voragine o giù per una scarpata.
L’operatore, trovato un punto fisso (un albero, un palo, o lo stesso automezzo che è servito per raggiungere il posto) dovrà agire in primo luogo bloccando il Tirfor tramite una fune al punto fisso (esiste un apposito gancio nella parte posteriore dell’apparecchiatura), poi disinserirà il dispositivo che blocca la fune di acciaio cosicché essa possa scorrere, raggiungere e legare l’oggetto da spostare. Successivamente, bloccata la fune tramite la leva di inserimento della marcia, sceglierà il senso di movimento. Se l’oggetto dovrà essere trascinato verso l’operatore userà la leva di marcia avanti, se dovrà essere calato userà quella di marcia indietro.
Al fine di evitare incidenti agli operatori, una volta spostato l’oggetto, per nessun motivo dovrà disinserire il meccanismo di bloccaggio della fune di acciaio, ma dovrà prima allentare il cavo stesso facendolo scorrere ovviamente nel senso contrario a quello in cui ha lavorato. Eseguita questa operazione potrà liberare il cavo e riporre l’attrezzatura. Lo stesso procedimento andrà rispettato lavorando con il Tirfor in verticale; bisognerà ricordare però che in questa posizione esso potrà sopportare pesi minori, secondo quanto dichiarato dalla ditta costruttrice. Per lavorare nei termini di sicurezza bisognerà sempre tenersi il più possibile lontani dal cavo di tensione e porre l’apparecchio in linea con quest’ultimo. Il Tirfor è anche dotato di una serie di picchetti per ancorarlo quando non si trovino punti fissi sul posto. Dovrà essere manovrato da un solo operatore per non alterare le caratteristiche dell’attrezzo.
Bisogna poi precisare che il tubo telescopico in dotazione al Tirfor non dovrà mai essere modificato nella sua lunghezza originale. Un’ulteriore precauzione sarà quella di controllare periodicamente lo stato di usura della fune di acciaio e provvedere alla sua sostituzione qualora non si dovesse trovare in condizioni ottima.

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Impianti Sprinkler

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Questi impianti di rilevazione e spegnimento sono utilizzati in situazioni molto particolari dove anche il piccolo incendio potrebbe creare problemi molto più grossi dello stesso incendio , come esplosioni di serbatoi con relative fughe di gas tali da generare evacuazione per il rischio ambientale , tante sono le tipologie degli sprinkler , ma con un solo obbiettivo di circoscrivere l’incendio e se possibile spegnerlo , resta chiaro che un intervento così massiccio di acqua e schiuma , renda tutto da buttare , l’alta portata degli impianti riempirebbe un capannone in pochi minuti , chi conosce ho a visto ancora un impianto così , vuol dire che lavora od ha lavorato in un azienda ad alto rischio ambientale provvista anche di un piano di evacuazione

Definizione

Lo sprinkler è un sistema automatico di estinzione a pioggia; ha lo scopo di rilevare la presenza di un incendio e di controllarlo in modo che l’estinzione possa essere completata con altri mezzi, oppure di estinguerlo nello stadio iniziale .

Un sistema sprinkler comprende un’alimentazione idrica e una rete di tubazioni, solitamente posizionate a livello del soffitto o della copertura, alla quale sono collegati, con opportuna spaziatura, degli ugelli chiusi da un elemento termosensibile. In caso d’incendio, il calore sviluppato provoca l’apertura degli erogatori che si trovano direttamente sopra l’area interessata e conseguentemente la fuoriuscita di acqua in goccioline che permette il rapido controllo dell’incendio con il minimo dei danni.

In molte situazioni è sufficiente l’attivazione di meno di quattro sprinkler per spegnere l’incendio. In scenari con incendi che si sviluppano rapidamente (ad esempio in caso di versamento di liquidi infiammabili), possono essere necessari fino a dodici sprinkler per il controllo dell’incendio.

Caratteristiche degli erogatoriImpianto-sprinkler

L’erogatore è un ugello che distribuisce acqua sopra un’area definita (normalmente compresa tra 9 e 20 m² in funzione della tipologia di rischio).

Ogni erogatore consiste in un corpo, un elemento termosensibile, un tappo, un orifizio e un deflettore. I modelli di ogni componente possono variare, ma le caratteristiche fondamentali di base rimangono le stesse.

Corpo

Il corpo costituisce la struttura dell’erogatore. La tubazione di alimentazione è collegata alla base del corpo che tiene insieme il tappo e l’elemento termosensibile e supporta il deflettore durante l’uscita dell’acqua. Le finiture standard sono in ottone o cromate , bianco e nero. Finiture personalizzate sono disponibili per applicazioni che hanno particolari esigenze estetiche. Sono disponibili verniciature speciali per aree soggette ad alta corrosione. La scelta di un corpo particolare dipende dalla dimensione e dal tipo di area che deve essere protetta, dal tipo di rischio, dall’impatto visivo e dalle condizioni ambientali.

Elemento termosensibile

L’elemento termosensibile è il componente che attiva l’uscita dell’acqua. In condizioni normali il componente fa in modo che il tappo resti nella sua posizione e non vi sia fuoriuscita di acqua. Non appena l’elemento viene esposto al calore, cede e rilascia il tappo. Gli elementi termosensibili sono di due tipi, entrambi ugualmente affidabili:lega metallica fusibile oppure bulbo di vetro frangibile. La normale temperatura di funzionamento è tra 57 e 77 °C. Erogatori sprinkler che funzionano a temperature più elevate possono essere utilizzati laddove vi è una temperatura ambientale particolarmente elevata, ad esempio in prossimità di forni, tubazioni di vapore, ecc. oppure quando è prevedibile un rapido incremento di temperatura che farebbe aprire un numero eccessivo di erogatori. Una volta raggiunta la temperatura di funzionamento, l’effettiva apertura dell’elemento avviene dopo un intervallo di tempo che può variare dai 30 secondi a 4 minuti. Questo tempo di reazione è il tempo necessario affinché si attivi il fusibile o il bulbo si rompa e dipende dai tipi di materiali di cui è composto l’elemento e dalla sua massa. Gli erogatori sprinkler standard hanno un tempo di reazione dai 3 ai 4 minuti, mentre i sistemi a risposta rapida (“Quick Response”) si attivano in tempi più brevi. La scelta del tempo di reazione di un sistema sprinkler dipende dal tipo di rischio da proteggere, dal danno massimo accettabile e da altre considerazioni progettuali.

Tappo

Il tappo è quel componente che impedisce la fuoriuscita dell’acqua. È collocato sopra l’orifizio ed è tenuto nella sua posizione dall’elemento termosensibile. L’attivazione dell’elemento termosensibile fa sì che il tappo cada permettendo così la fuoriuscita dell’acqua. I tappi sono costruiti in metallo oppure in metallo con un disco in teflon .

Orifizio

Il foro situato alla base del corpo dell’erogatore è l’orifizio. Da quest’apertura fuoriesce l’acqua necessaria per lo spegnimento dell’incendio. A parità di pressione , all’aumentare del diametro del foro aumenta la portata idrica erogabile. La maggior parte degli orifizi hanno un diametro di ½”. Diametri inferiori sono utilizzati per applicazioni di tipo residenziale e diametri maggiori per aree a rischio più elevato.

Deflettore

Il deflettore è montato sul corpo dell’erogatore nella parte opposta all’orifizio. Lo scopo di questo componente è di frazionare il flusso d’acqua che fuoriesce dall’orifizio in modo che abbia una maggiore capacità estinguente. La geometria del deflettore determina la posizione di montaggio dell’erogatore. Le modalità normali di montaggio degli sprinkler sono: rivolti verso l’alto (montati sopra le tubazioni), rivolti verso il basso (montati sotto le tubazioni) e rivolti orizzontalmente (con erogazione dell’acqua parallelamente ad un muro/parete laterale). L’erogatore deve essere montato come è stato progettato e solo così avrà un funzionamento corretto. La scelta di un particolare tipo di montaggio dipende dai vincoli strutturali dell’edificio.

Funzionamento

È possibile distinguere quattro tipologie principali di sistemi sprinkler che si differenziano in base alle modalità di funzionamento. La scelta di questi diversi tipi dipende da diverse considerazioni, tra cui:

  • il grado di rischio dell’incendio
  • la velocità di propagazione dell’incendio
  • la sensibilità del contenuto al danno da bagnamento
  • le condizioni ambientali
  • il tempo di reazione desiderato

Dimensionamento

Per progettare un impianto occorre riferirsi a specifiche norme tecniche con cui determinare tutte le caratteristiche del sistema, in particolare le prestazioni richieste all’impianto in termini di densità di scarica, ossia quantità di acqua erogata al minuto su ogni metro quadro di superficie protetta, e di area operativa, ossia la superficie massima su cui si prevede il funzionamento dell’impianto. Ad esempio l’indicazione densità di scarica di 12,5 l/min/m² su 250 m² significa che in caso di incendio l’impianto erogherà una quantità di acqua pari ad almeno 3125 l/min.

Al fine di determinare queste caratteristiche vengono considerati molteplici fattori inerenti:

  • l’attività svolta
  • la tipologia delle merci, dei materiali e degli imballaggi
  • le modalità di stoccaggio
  • le caratteristiche dei fabbricati
  • le condizioni ambientali

Contrariamente a quanto si può istintivamente supporre, il carico di incendio medio ha una importanza relativa nella determinazione delle prestazioni, mentre viene data più rilevanza ad aspetti come modalità e altezza di impilamento, le distanze tra scaffalature, il comportamento al fuoco dei materiali, il tipo di imballaggi. Per questo motivo non esiste un impianto sprinkler con caratteristiche fisse, adatto a tutti i tipi di rischio, ma al contrario ogni attività in genere richiede impianti differenziati, in termini di prestazioni, nelle diverse aree protette.

Sistemi a umido

I sistemi sprinkler a umido sono i più comuni. La definizione “a umido” indica che le tubazioni sono riempite con acqua in pressione. Il calore sviluppato dall’incendio provoca l’apertura degli erogatori che si trovano direttamente sopra l’area interessata e l’immediata fuoriuscita di acqua che continuerà ad essere erogata dall’alimentazione idrica fino a quando sarà chiusa la valvoladi controllo. Da considerare i limiti di applicazione legata alle temperature ambientali e necessità di tracciare le condotte in caso di impianti all’aperto con temperature inferiori a 4 °C.

Sistemi a secco

I sistemi sprinkler a secco sono quelli in cui le tubazioni sono riempite con aria in pressione anziché acqua. Un’apposita valvola di controllo, detta “valvola a secco”, viene posizionata in un’area riscaldata ed evita l’ingresso dell’acqua fino a quando un incendio provoca l’attivazione degli sprinkler. Con l’apertura degli erogatori l’aria fuoriesce e la valvola a secco si apre. Solo in quel momento l’acqua entra nelle tubazioni e viene erogata tramite gli sprinkler sull’incendio in atto. Il principale vantaggio dei sistemi sprinkler a secco è che consentono di proteggere quegli spazi non riscaldati o refrigerati dove i sistemi ad umido potrebbero non funzionare a causa del congelamento dell’acqua all’interno dei tubi. Nei casi in cui lo standard tecnico relativo all’installazione degli sprinkler non consente l’utilizzo di impianti a secco in ambienti freddi è possibile utilizzare impianti ad umido e riempire le tubazioni con apposite miscele di acqua ed Antigelo

Sistemi a preallarme

I sistemi sprinkler a preallarme utilizzano il concetto base dei sistemi a secco: le tubazioni sono riempite con aria non in pressione e non con acqua. La differenza consiste nel fatto che l’apertura della valvola di controllo è comandata da impianti di rilevazione incendi separato. Affinché l’acqua venga scaricata occorre quindi un doppio consenso (apertura dell’erogatore e intervento dell’impianto di rivelazione). Questi sistemi vengono utilizzati in quei casi dove si temono gravi danni da bagnamento come conseguenza della rottura accidentale di un erogatore o di un tubo. Il vantaggio principale dei sistemi a preallarme è la duplice azione richiesta per il rilascio dell’acqua: l’apertura della valvola di preallarme (comandata dal sistema di rivelazione) e l’apertura degli erogatori sprinkler. Di contro la presenza di un impianto di rivelazione aumenta la complessità del sistema, e quindi la possibilità di guasti, rendendolo quindi meno affidabile degli impianti che ne sono privi. In caso di malfunzionamento dell’impianto di rivelazione non si avrebbe infatti l’apertura della valvola di controllo, e quindi l’erogazione di acqua, anche in caso di incendio. Questo tipo di impianto offre un livello di protezione aggiuntivo contro un rilascio accidentale dell’acqua. Per questo motivo i sistemi a preallarme sono utilizzati in ambienti i cui contenuti possono essere danneggiati dall’acqua, come archivi, depositi di beni artistici, biblioteche con libri rari e centri elaborazione dati .

Sistemi a diluvio

I sistemi sprinkler a diluvio (attualmente non ancora previsti dalla UNI EN 12845) hanno erogatori privi del tappo e dell’elemento termosensibile e l’acqua è mantenuta a monte di un’apposita valvola la cui apertura è comandata da un sistema di rivelazione incendi separato. A differenza di quanto avviene in un impianto sprinkler con erogatori chiusi, l’acqua viene scaricata contemporaneamente da tutti gli erogatori. I sistemi a diluvio trovano ampia applicazione in industrie ad alto rischio come impianti chimici, depositi di carburante o hangar di aeroplani laddove si teme una rapida propagazione dell’incendio e pertanto si richiede l’erogazione simultanea di grandi quantità di acqua.

 

Codici Kemler

Questo tipo di codifica , chiamata Kemler e di fondamentale importanza per chi dovrà spegnere un incendio , oppure intervenire per circoscrivere un perdita di liquido da un’ autobotte , è un sistema internazionale in cui vengono classificate circa 2000 sostanze , l’individuazione dei 2 o 3 numeri riportati sopra in questa tabella posizionata su un camion ci fornisce molte informazioni , che messe assieme alle quattro cifre posizionate sulla parte sotto forniscono una vera e propria carta d’identità del prodotto , conoscere la composizione o il solvente , e le caratteristiche fisiche del prodotto con cui si ha a che fare e sempre la cosa migliore sopratutto per evitare di peggiorare la situazione , qui abbiamo una piccola spiegazione di questa tabella .

ADR_Plate_HI_KEMLER_PANEIl Kemler-ONU è un codice internazionale posto sulle fiancate e sul retro dei mezzi che 1trasportano merci pericolose. Identifica il tipo di materia trasportata ed il tipo di pericolosità della stessa. In caso di incidente la tempestiva comunicazioneai Vigili del Fuoco, dei numeri riportati sul pannello, consente di stabilire rapidamente le modalità del tipo di intervento.

Nella parte superiore, il numero (Kemler), è composto da due o tre cifre.

 

La prima cifra indica:2

  • 2-gas
  • 3-liquido infiammabile
  • 4-solido infiammabile
  • 5-materia comburente o perossido organico
  • 6-materia tossica
  • 7-materia radioattiva
  • 8-materia corrosiva
  • 9-materia pericolosa diversa

 

Seconda e terza cifra:3

  • 0-materia non ha pericolo secondario
  • 1-esplosione
  • 2-emissione di gas per pressione o reazione chimica
  • 3-infiammabilità
  • 5-proprietà comburenti
  • 6-tossicità
  • 8-corrosività
  • 9-pericolo di esplosione violenta dovuta a decomposizione spontanea od a polimerizzazione

4

 

 

Il numero di identificazione del pericolo, preceduto dalla lettera X indica che la materia reagisce pericolosamente con l’acqua

 

 

5

 

Nella parte inferiore il numero (ONU) è composto da quattro cifre identificative della materia trasportata, in base alla denominazione chimica ed alla sua classificazione.
L’elenco delle materie viene aggiornato costantemente e contiene più di duemila sostanze.

 

n Kemlern kemler 1n kemler 2

Sostanze estinguenti

Acqua

È la sostanza estinguente principale per la facilità con cui può essere reperita a basso sost-est-1costo. Azione estinguente:

-Raffreddamento (abbassamento della temperatura) del combustibile;

-Soffocamento per sostituzione dell’ossigeno con il vapore acqueo;

-Diluizione di sostanze infiammabili solubili in acqua fino a renderle non più tali;

-Imbevimento dei combustibili solidi.

Utilizzo dell’acqua

L’acqua è consigliata per incendi di combustibili solidi (classe A), con esclusione delle sostanze incompatibili quali sodio e potassio che a contatto con l’acqua liberano idrogeno, e carburi che invece liberano acetilene. In alcuni paesi europei questi estintori sono sottoposti alla prova dielettrica, con esito positivo, ottenendo pertanto l’approvazione di tipo. Per stabilire se un estintore a base d’acqua può essere utilizzato su apparecchiature sotto tensione, deve essere effettuata la prova dielettrica prevista dalla norma UNI EN 3-7:2008. In Italia non viene consentito l’uso su apparecchiature elettriche, in questo caso è obbligatorio riportare l’avvertenza nella parte terza dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione”.

Schiuma

Costituita da una soluzione in acqua di un liquido schiumogeno, che per effetto dellasost-est-2 pressione di un gas fuoriesce dall’estintore e passa all’interno di una lancia dove si mescola con aria e forma la schiuma. L’azione estinguente avviene to (separazione del combustibile dal comburente) e per raffreddamento in minima parte. Sono impiegate normalmente per incendi di liquidi infiammabili (classe B). Non è utilizzabile sulle apparecchiature elettriche e sui fuochi di classe D. È obbligatorio riportare l’avvertenza nella parte terza dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione” Schiume ad alta, media e bassa espansione

In base al rapporto tra il volume della schiuma prodotta e la soluzione acqua-schiumogeno d’origine, le schiume si distinguono in:

– Alta espansione 1:500 1:1000

– Media espansione 1:30 1:200

– Bassa espansione 1:6 1:12

Polvere

Sono costituite da particelle solide finissime a base di bicarbonato di sodio, potassio, sost-est-4fosfati e sali organici. L’azione estinguente delle polveri è prodotta dalla loro decomposizione per effetto delle alte temperature, che dà luogo ad effetti chimici sulla fiamma con azione anticatalitica ed alla produzione di CO2 e vapore d’acqua. I prodotti della decomposizione delle polveri separano il combustibile dal comburente, raffreddano il combustibile e inibiscono il processo della combustione. L’azione esercitata nello spegnimento è di po chimico (inibizione del materiale incombusto tramite catalisi negativa), di raffreddamento e di soffocamento. Possono essere utilizzate su apparecchiature elettriche in tensione. Possono danneggiare apparecchiature e macchinari (essendo costituite da particelle solide finissime) Utilizzo del’estintore a polvere L’estintore a polvere può essere utilizzato su:

– fuochi di classe A, B, C

– fuochi di classe D (solo con polveri speciali).

– quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V;sost-est-3

Gli estintori a polvere devono riportare l’indicazione della loro idoneità all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: “adatto all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 v ad una distanza di un metro” L’utilizzo di estintori a polvere contro fuochi di classe F è considerato pericoloso. Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea UNI EN 37:2008 e non devono essere marcati con il pittogramma di classe “F”. Una volta spento l’incendio è opportuno arieggiare il locale, in quanto, oltre ai prodotti della combustione (CO, CO2, vari acidi e gas, presenza di polveri incombuste nell’aria) la stessa polvere estinguente, molto fine, può essere inspirata insieme ad altre sostanze pericolose dall’operatore.

Gas Inerti

È utilizzata principalmente l’Anidride carbonica (CO2) e in minor misura l’azoto. AP1518_bUtilizzati principalmente in ambienti chiusi. La loro presenza nell’aria riduce la concentrazione del comburente fino ad impedire la combustione.

L’anidride carbonica:

– non è tossica;

– è più pesante dell’aria;

– è dielettrica (non conduce elettricità);

– è normalmente conservato come gas liquefatto;

– produce, differentemente dall’azoto, anche un’azione estinguente per raffreddamento dovuta all’assorbimento di calore generato dal passaggio dalla fase liquida alla fase gassosa.

I gas inerti possono essere utilizzati su apparecchiature elettriche in tensione.

Idrocarburi Alogenati

Gli idrocarburi alogenati, detti anche HALON (HALogenated hydrocarbON), sono formati da idrocarburi saturi in cui gli atomi di idrogeno sono stati parzialmente o totalmente sostituiti con atomi di cromo, bromo o fluoro. L’azione estinguente avviene attraverso l’interruzione chimica della reazione di combustione (catalisi negativa). Sono efficaci su incendi in ambienti chiusi scarsamente ventilati e l’azione estinguente non danneggia i materiali. Tuttavia, alcuni HALON per effetto delle alte temperature dell’incendio si decompongono producendo gas tossici. Il loro utilizzo è stato abolito da disposizioni legislative emanate per la protezione della fascia di ozono stratosferico (D.M. Ambiente 3/10/2001 Recupero, riciclo, rigenerazione e distribuzione degli halon).

Agenti Estinguenti Alternativi All’halon

Gli agenti sostitutivi degli halon impiegati attualmente sono “ecocompatibili” (clean agent), e generalmente combinano al vantaggio della salvaguardia ambientale lo svantaggio di una minore capacità estinguente rispetto agli halon. Esistono sul mercato prodotti inertizzanti e prodotti che agiscono per azione anticatalitica.

Il cuscino Vetter o Holmatro

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Questa foto è stata scattata a seguito dell’incidente ferroviario di Pioltello(presa dal Fatto Quotidiano). È evidente che è da poco accaduto il disastro,nella foto ho cerchiato in verde l’unico Vigile del Fuoco presente nell’immagine. Bene quello che all’apparenza sembra un registro o comunque un portadocumenti è in realtà un cuscino da sollevamento(vengono gonfiati con aria compressa e possono sollevare anche un’autovettura)…. ma un’altra cosa che a molti ovviamente sarà sfuggita è un altro particolare: l’elmetto…se ci fate caso è di colore grigio chiaro…. nei vigili del fuoco quel colore serve per identificare i funzionari,gli ufficiali di guardia,i comandanti o comunque i dirigenti.
Ovviamente non entro nel merito delle altre figure presenti nell’immagine,do per scontato che ognuno di loro in quel momento è impegnato a dare concretamente,per quanto di loro dovere,una mano in questa tragedia.
Quello che mi preme sottolineare è come in situazioni di emergenza ci muoviamo come una squadra unica al di là del grado e del ruolo, immagino che il caposquadra all’interno del treno abbia chiesto il cuscino gli altri erano impegnati e il funzionario sia andato sull’APS a prenderlo senza pensarci un attimo.
Ripeto a scanso di equivoci,non è un intento polemico e non voglio che lo diventi è semplicemente un motivo in più di orgoglio per il mio lavoro e per il concetto di squadra,i ruoli vengono rispettati ci mancherebbe però nel momento del bisogno ci muoviamo uniti con un unico obiettivo:portare soccorso.

Antonio Orlandi Vigile del Fuoco

Qui sotto altra immagine dopo l’incidente del deragliamento del treno a Pioltello Milano

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Cuscini Vetter o  Holmatro

I cuscini Vetter o  Holmatro , o semplicemente cuscino di sollevamento, sono un tipo di attrezzatura pneumatica in dotazione al Corpo Nazionale e vengono utilizzati negli interventi di sollevamento dei corpi ingombranti.
I cuscini sgonfi hanno uno spessore di circa 3 cm, misura che permette loro di venire inseriti facilmente sotto qualsiasi corpo; si presentano, quindi, come un sistema particolarmente adatto per la tecnica di sollevamento.
L’attrezzatura è costituita da una bombola di aria compressa a 200 atmosfere, un riduttore con relativi manometri, una centralina di comando, tubi di collegamento contraddistinti da diversi colori e dai cuscini veri e propri.
Quest’ultimi sono costituiti da uno strato esterno di neoprene resistente agli idrocarburi e da uno strato esterno di neoprene resistente agli idrocarburi e da uno interno, di laminette di acciaio, che li rende estremamente resistenti. Il materiale impiegato per la loro costruzione è a prova di taglio ed abrasione e presenta esternamente delle nervature antisdrucciolamento. Per azionare l’apparecchiatura è necessario eseguire le seguenti operazioni:
· montare il regolatore di pressione con gli annessi manometri, dopo aver accertato che
il volantino di regolazione sia completamente allentato, onde evitare di danneggiare i
manometri per il conseguente colpo d’ariete e la membrana di riduzione della pressione
che rimarrebbe sotto pressione
· aprire il volantino di erogazione della bombola e controllare la pressione dell’aria sul
relativo manometro
· collegare i tubi alla centralina e da questa ai cuscini
· regolare la pressione di esercizio a circa 8 atm
· agire sulle leve di comando della centralina che permettono il riempimento e lo
svuotamento dei cuscini.
Una volta che il cuscino ha acquisito la sua massima espansione, se l’altezza da raggiungere è maggiore, sarà necessario inserire degli spessori, per mantenere il corpo
sollevato. In seguito si sgonfierà il cuscino od i cuscini (in quanto essi possono essere anche utilizzati contemporaneamente uno sull’altro) e si inseriranno sotto di esso degli spessori prima di gonfiarlo nuovamente.

Addestramento TPSS Spinale e Ragno

Come sempre nei giorni di addestramento si procede con argomenti sempre diversi e sempre importanti perche per noi nulla viene dato al caso ed l’addestramento mette sempre alla prova chi già sa fare queste cose e chi le sta imparando e allena tutti per un unico obbiettivo , salvare delle vite . Oggi oltre al normale TPSS che e già un malloppo non indifferente abbiamo usato la Spinale ed il ragno , non che imparato la tecnica per togliere il caso ad un motociclista. Voglio sottolineare che non tutti i volontari sono abilitati al TPSS e all’utilizzo di queste tecniche , per fare questo bisogna superare un corso di 36 ore al comando , non semplicemente un infarinatura di 8 ore . Ricordo inoltre che anche non far niente vuol dire di aver preso una decisione , e quindi aver preso una posizione , ed anche le conseguenze della decisione stessa , inoltre se sei abilitato lo devi fare semplicemente .

Questo che riporto e una sintesi di alcune cose tratte dalle dispense , per aggiungere qualche informazione in più , ma per essere abilitati ripeto ci vuole un corso di TPSS . Quindi questo materiale e solo a scopo informativo la dispensa ha 140 pagine .

Tavola spinale

Indicazioni d’uso : la tavola spinale e considerata un dispositivo temporaneo per la raccolta e il trasporto , avendo la possibilità con l’uso del ragno d’immobilizzare l’infortunato . E leggera e poco ingombrante e permette di fare radiografie senza spostare il traumatizzato , anche se non può essere usata per grandi spostamenti .

Posizionamento può avvenire in con la rotazione del ferito con sollevamento a ponte , oppure per scivolamento con estricatore .

Una volta appoggiato il ferito sulla spinale lo si blocca con le 4 cinghie in dotazione oppure con la serie di conghie chiamato ragno , suddividendo così il corpo in 5 parti che comportano lo spostamento del ferito sulla spinale , ovvero Testa : tramite il fermacapo per spinale , spalle con la prima cinghia , tronco con la seconda cinghia , bacino con la terza , gambe con la quarta ed infine piedi con la quinta , le bretelle vanno bloccate su appositi alloggi .

Il suggerimento principale e quello di bloccare per primi le spalle ed i piedi , per poi procedere con le altre parti prestando attenzioni ad evitare le parti molli del corpo , mentre la testa viene immobilizzata dall’apposito presidio fermacapo , e mantenuta ferma dal operatore vigile del fuoco fino a quando non e stato inserito e bloccato il fermacapo

Alcune raccomandazioni sull’operato del soccorritore , controllo sempre la tensione del ragno o cinghie prima di spostare la spinale , non permette la movimentazione verticale della vittima , non la si deve considerare una barella in quanto non dispone di protezione del ferito sulla laterale e da altri rischi .

I rischi che si corrono per aver posizionato male il ferito sono molti , come danni neurologici da spostamento della colonna e possibile scivolamento o spostamento del ferito sulla spinale .

Immobilizzare il traumatizzato

Il ferito viene sempre trattato come se avesse una lesione spinale e che quindi ogni suo movimento errato provocherebbe la paralisi se non che la morte , resta quindi fondamentale come si tratta il ferito , nei movimenti e nelle manovre da fare per poterlo immobilizzare rendendolo così trasportabile sopratutto quando e in stato di incoscienza.

Se il ferito e cosciente ed risponde ci sono alcuni semplici controlli che possono far capire la presenza di un trauma a livello spinale , come per esempio : dolore locale alla testa ,collo e dorso , formicoli ed intorpidimento delle estremità mani e piedi .Resta comunque indispensabile non sottovalutare il caso e procedere come da metodo anche se il ferito non riferisce nessun sintomo o perche si sottovaluta l’evento.

Il coordinamento fra i soccorritori

Il coordinamento tra i componenti dell’équipe durante le manovre d’immobilizzazione, raccolta e spostamento è la migliore garanzia per il mantenimento del corretto assetto testa-collo-torace. Affinché i gesti e le azioni siano coordinate occorre un addestramento costante da parte di tutti i componenti della squadra.
Quando su un’emergenza intervengono più persone SOLO UNA coordina e stabilisce le azioni da compiere su una vittima: questa persona viene detta TEAM LEADER (TL)
La decisione di chi svolgerà le funzioni di TL deve essere presa prima di arrivare sul luogo e, comunque, sempre prima di iniziare qualsiasi manovra sul ferito.
Il ruolo del Team Leader non s’improvvisa. Innanzitutto, il T.L. deve essere riconosciuto dalla squadra. Egli deve inoltre dare indicazioni sempre in maniera assertiva cioè, anche nel caso in cui debba correggere la manovra di un operatore, lo deve fare senza
bloccare l’intera operazione, ma “guidando” efficacemente l’operatore che sta sbagliando verso il recupero dell’errore. Solo in caso di errori gravi, che possono compromettere il risultato dell’intera manovra, egli dichiarerà un “Time Out”, farà fermare la manovra e, con calma, darà nuove indicazioni. Un buon TL deve riuscire anche a gestire la propria squadra dal punto di vista emotivo, intuendo per tempo eventuali crisi e
provvedendo in maniera preventiva. Deve, inoltre conoscere le caratteristiche fisiche e le abilità dei singoli operatori, assegnando ad essi i compiti più idonei in modo che, durante la manovra, ciascuno di loro possa dare il maggior contributo possibile.
La manovra d’immobilizzazione di un traumatizzato è estremamente importante e delicata: qualsiasi operazione compiuta con imperizia, fretta o superficialità da parte del
soccorritore potrebbe aggravare lesioni già esistenti o, peggio, provocarne altre.
E’ evidente, quindi, che non c’è spazio per l’improvvisazione e per tutto ciò che non sia rigorosamente rispettoso delle corrette procedure d’intervento. La rapidità di esecuzione è, invece, un importante valore aggiunto che l’équipe raggiunge con una ripartizione dei ruoli scrupolosa, un coordinamento efficace e con il costante addestramento alle manovre e all’uso dei dispositivi.

Tecnica di rimozione casco

E’ una manovra che deve essere eseguita da due soccorritori addestrati.
La mancanza di uno specifico addestramento rende questa manovra pericolosa per il rischio di movimenti eccessivi del rachide cervicale. Teniamo presente, oltretutto, che da studi eseguiti negli USA risultano più frequenti lesioni a carico delle prime vertebre cervicali in traumatizzati coinvolti in incidenti a dinamica maggiore, portatori di casco, ai quali questo è stato rimosso in modo scorretto.
D’altra parte i motivi per cui il casco va rimosso sono molteplici e vanno dalla necessità di eseguire corrette valutazioni sulla vittima, all’esigenza di effettuare manovre salvavita, alla doverosa applicazione del collare cervicale ed alla corretta
immobilizzazione per l’adeguato trasporto della vittima, tutte operazioni – queste – che sono rese difficili, se non addirittura impossibili, dalla presenza del casco.
La tecnica per eseguire correttamente questa manovra prevede che il primo soccorritore si ponga dietro la testa della vittima ed afferri lateralmente il casco e la mandibola, posizionando la testa in posizione neutra e mantenendola in asse afferrando
contemporaneamente con le dita la base ossea della mandibola. Se la vittima si presenta prona, deve prima essere messa in posizione supina mediante una manovra che vedremo successivamente e solo dopo tale rotazione si può procedere alla rimozione del casco. Il secondo soccorritore apre la visiera, parla con la vittima, controlla le vie aeree, rimuove eventualmente gli occhiali, slaccia e/o taglia la cinghia di fermo del casco. A questo punto, provvede a stabilizzare la testa afferrando con una mano la base della nuca e con l’altra chiude la bocca mettendo in contrasto la mandibola con la mascella: la responsabilità dell’immobilizzazione della testa e del tratto cervicale è in mano al secondo soccorritore. Il primo, comincia a sfilare il casco allargandolo il più possibile e
basculandolo leggermente in avanti in modo tale da assecondare la struttura anatomica della testa. Una volta tolto il casco, il primo soccorritore provvede all’immobilizzazione della testa in posizione neutra, liberando così il secondo soccorritore che applica il collare cervicale.

Ringraziamo i Volontari più esperti del distaccamento che si sono prestati a questo piccolo addestramento di importanza vitale .

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Corso TPSS

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Ecco parte dei nostri volontari alle prese con un altro corso molto importante , TPSS ovvero Tecniche di Primo Soccorso Sanitario

Qui Alcune informazione di Base del corso , ricordando che i vigili del fuoco sono professionalmente molto preparati

Nonostante che il progetto “Tecniche di Primo Soccorso Sanitario (TPSS)” applicate dai vigili del fuoco risponda ad uno standard superiore a quello richiesto dalle linee guida scentifiche internazionali di riferimento per il personale soccorritore non sanitario dei servizi tecnici di urgenze ed emergenza e che, anche per la parte inerente all’uso del defibrillatore semiautomatico esterno, le procedure siano identiche a quelle disposte dalla maggior parte delle centrali operative 118, l’impiego operativo del defibrillatore semiautomatico esterno da parte del personale VV.F. su personale civile non appartenente al corpo nazionale dei vigili del fuoco, deve essere autorizzato dall’autorità sanitaria competente per territorio, in accordo con quanto disposto dalla legge n. 120/2001 e successive modificazioni ed integrazioni. Resta dominante comunque la condizione del pericolo di vita (art.583 C.P.) che associata all’altra condizione di stato di necessità (art. 54 C.P.) determinano l’impunibilità nei casi del personale qualificato dei vigili del fuoco che si trovino in condizioni d’urgenza ad essere costretti dalla necessità ad attuare le manovre di rianimazione con utilizzo del DAE per evitare l’incombenza di un danno grave per la persona da soccorrere 

1. Sostegno di base delle funzioni vitali nell’adulto:BLS
(Basic Life Support) e PBLS (Pediatric Basic Life
Support) nel bambino;
2. Utilizzo dell’apparecchio Defibrillatore semiAutomatico
Esterno (DAE) nell’adulto e nel bambino;
3. Sostegno di base delle funzioni vitali nella vittima
lattante: PBLS (Pediatric Basic Life Support);
4. Supporto vitale di base nella vittima di dinamica
traumatica;
5. Gestione dello scenario d’intervento sanitario ed
approccio relazionale alle vittime ed alle persone
coinvolte;
6. Principi di organizzazione dei soccorsi in caso di macro
emergenze;
7. Trattamento base di lesioni
traumatiche:ferite,ustioni,fratture;
8. Igiene e profilassi.

SUPPORTO DI BASE DELLE FUNZIONI VITALI (Basic Life Support)

Lo scopo del BLS (Basic Life Support = Supporto di Base delle Funzioni Vitali) è quello di riconoscere prontamente una situazione di emergenza, allertare correttamente il soccorso sanitario e intervenire precocemente, con manovre corrette, finalizzate al sostegno delle funzioni vitali per garantire la possibilità di sopravvivenza della vittima dell’evento. L’intervento con le manovre di Rianimazione Cardiopolmonare (RCP) – se necessario – ha come obiettivo quello di evitare il danno anossico cerebrale, ovvero la morte per mancanza di ossigeno delle cellule di cui è composto il cervello le quali, una volta danneggiate, non assolvono più alla loro funzione. Il danno anossico cerebrale si instaura su soggetti in cui siano compromesse o mancanti le funzioni vitali, cioè:
la coscienza
il respiro
il circolo
L’intervento con le manovre di rianimazione cardiopolmonare di base (RCP), è finalizzato al mantenimento dell’ossigenazione del soggetto, fino all’arrivo del soccorso sanitario avanzato (ALS), intendendo con questo termine le tecniche e le terapie applicate da una équipe di soccorso comprendente personale sanitario professionista (medico e/oinfermiere).

DANNO ANOSSICO CEREBRALE

Quando il cuore si arresta, indipendentemente dalla causa dell’arresto, non è più in grado di contrarsi e, di conseguenza, di fare circolare il sangue nei vasi sanguigni, cioè nelle arterie e nelle vene (assenza di circolo). Accade anche a volte che il cuore continui a svolgere la sua attività di pompa, ma la vittima non abbia un respiro spontaneo. In questo caso il sangue mandato in circolo dal cuore, privo come è di ossigeno non permette la sopravvivenza degli organi vitali. L’ossigeno in queste circostanze non raggiunge più gli organi.

 

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