Pensiero di Giulia

Risultati immagini per mogli dei pompieri

E’ forse il momento di dire BASTA o perlomeno concedersi un pausa di riflessione. In questo momento purtroppo drammatico che ha visto la morte di un Vigile del Fuoco precario-discontinuo….oopss no scusate volontario o, un non-effettivo, morto sul campo mentre operava forse dovremmo cominciare a fare delle riflessioni più serie! C’è troppa confusione in giro e forse è giunto il momento di fare chiarezza, in un’Italia che brucia in piena estate, che attende forse allagamenti smottamenti e alluvioni per l’autunno, che si deve aspettare anche sorprese terribili come terremoti e crolli di edifici, abbiamo uomini senza mezzi e mezzi senza uomini.”

“La gente non sa ma deve sapere. Molto spesso, purtroppo, si sentono critiche negative, la gente sovente si scaglia contro il soccorso giunto non proprio celermente sul luogo del dissesto, ma la realtà non è nota a tutti e allora ho deciso di raccontarvela e farvi sapere esattamente come stanno le cose anche se, non le vivo in prima persona come pompiere, ma essendo moglie di uno di essi ne subisco le dirette conseguenze, le incertezze il malcontento gli umori e tutte le ansie correlate a questa tipologia i lavoro.”

“Anche i pompieri hanno paura sapete? E un discontinuo ne ha anche un po’ di più, non solo o non tanto per se stesso ma perché costantemente proiettato al futuro quel futuro che vorrebbe garantire a se stesso ed alla sua famiglia sia in caso di vita ma soprattutto in caso di incidenti di percorso. Molti degli uomini che vediamo scendere in campo tra i Vigili del Fuoco quando succedono queste cose sono PRECARI, cosa significa?” 

“Distinguiamo per prima cosa dunque i pompieri effettivi, quelli stanchi stremati che lavorano ininterrottamente quando ci sono calamità e disastri, che non tornano a casa a volte per giorni perché impegnati a cercare di risolvere emergenze disastrose, e poi ci sono i cosiddetti V.V.D.D. i quali, quando sono richiamati in servizio, svolgono regolari mansioni da Vigili del Fuoco e nella teoria, hanno pari diritti dei loro colleghi “effettivi” ma la realtà poi, vista dall’interno è un’altra; negli ultimi anni un susseguirsi di leggi ha gradualmente ridotto all’osso i diritti di questi lavoratori che operano oramai senza poter usufruire della malattia per esempio.”

“Se vuoi sopravvivere e farlo onestamente devi aspettare il prossimo richiamo e pregare che nel frattempo ti venga accreditato lo stipendio dei precedenti, quindi che vi siano i fondi per pagare questi signori e quindi passano anche mesi prima che tu ti veda retribuito il lavoro svolto, ma intanto tu devi vivere e certamente non puoi lavorare a nero, perché sei sempre un uomo dello Stato che indossa una divisa.”

“Non voglio dilungarmi oltremodo, vi ho fatto qualche banale esempio, ma senza elencare altri dettagli tecnici, chi è il vigile del fuoco discontinuo? E’ un servitore dello Stato, un uomo che lavora alacremente quando gli viene chiesto di farlo e che sta a riposo forzato quando viene depennato dall’elenco per lasciare spazio al successivo che come lui si fa in quattro per gestire situazioni di emergenza, supportare i colleghi effettivi, rischiando in ogni occasione quello che rischia un permanente ma senza i diritti di un lavoratore dipendente.”

“Quello che più impressiona è quanto accade per fortuna non frequentemente ma spesso come ieri, un vigile discontinuo muore mentre sta spegnendo un incendio, all’età di 39 anni e poi però….poi lui non era un dipendente effettivo il che significa che la sua morte non sarà riconosciuta come quella di chi -muore in servizio- perché lui era uno di quelli senza diritti ma con tanti doveri che muore mentre espleta il suo compito ma che una volta andato sarà solo un numero in meno.”

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La vista di chi attende da casa

3-1-19

Vicenza 3 gennaio 2019 – Ecco cosa pensano le mogli e le compagne di quelle persone che nel silenzio lavorano alacremente per il soccorso tecnico urgente , i pompieri , si proprio loro quelli che sono là , come si dice a girarsi qualche volta le dita .Ma sono loro che quando suona la campana partono , “prima partenza per incendio ”  si vestono nel camion , mentre va ed il capo partenza impartisce istruzioni , passano pochi minuti e sono sul posto , sono sul camion ma non sanno cosa ,come e dove stanno per andare , non sanno cosa gli aspetta , in alcuni casi non ritornano in caserma …ma sono pompieri e di questo vanno fieri . non e vero che il pompiere non ha paura , ma il pompiere e quella mano che si allunga nelle difficoltà essere pompiere è qualcosa che si è dentro e per sempre . Chi a casa aspetta guardando la tv , aspetta con ansia una chiamata per sentire il proprio caro , sentirsi dire ” tutto OK sto bene ” .

Sparisce da casa , la ritrova il drone

15-12-18

Castelgomberto 14 dicembre 2018  È stata ritrovata questa mattina, in buone condizioni di salute, anche se disorientata, la donna di 51 anni di Castelgomberto, della quale non si avevano più notizie da ieri dopo che, nella mattinata di giovedì, era uscita di casa.

Ad avvistarla, verso le 10.30 di oggi, venerdì 14 dicembre, sono stati i droni dei vigili del fuoco di Trento. Le telecamere montate sull’apparecchio hanno infatti permesso ai pompieri di individuare il punto dove si trovava la donna, vale a dire una zona, caratterizzata dalla presenza di una folta vegetazione, nei pressi della contrada Carletti, nel territorio comunale di Castelgomberto.

Raggiunta la donna, la quale, come detto sopra, nel complesso stava bene, i soccorritori l’hanno accompagnata fino alla vicina strada. Qui è stata raggiunta da una ambulanza e il personale sanitario le ha prestato le prime cure.

Dopo l’allarme lanciato ieri per il mancato ritorno a casa della signora, sono subito partite le ricerche. Imponente lo spiegamento di forze in campo: alle operazioni, coordinate dall’unità di comando locale dei vigili del fuoco, hanno infatti preso parte i pompieri di Vicenza e di Arzignano, i volontari di Thiene, gli specialisti Tas (topografia applicata al soccorso) del corpo dei vigili del fuoco, personale della protezione civile, carabinieri e altri volontari.

Lutto per il Corpo Nazionale

Non posso pensare a un simbolo più emozionante dell’umanità dell’uomo di quello rappresentato dal camion dei pompieri . (Kurt Vonnegut)

Diario di un Vigile del Fuoco

….noi siamo quelli che “non fanno mai nulla” ….noi siamo quello che spesso attendono girandosi i pollici all’interno di una caserma…..ma siamo anche gli unici che volenti o nolenti, mettono in gioco se stessi….disposti a perdere tutto per la salvaguardia di tutti….in pochi istanti  …..lo facciamo in silenzio, non per i soldi, non per elogi….ma solo perche’ amiamo il nostro lavoro e nonostante spesso amici e colleghi perdano la vita….continueremo a farlo….continueremo a farlo perché siamo una famiglia e la famiglia non si abbandona MAI ! Sempre più fiero della divisa che indosso! un pensiero ai colleghi coinvolti in questa ennesima disgrazia .

Rieti 5 dicembre 2018  Stefano Colasanti non era nella squadra di soccorsi giunta sul posto. Il vigile del fuoco morto nell’esplosione al distributore nel reatino era in servizio ma andava da Rieti a Monterotondo per far revisionare un mezzo dei Vigili del fuoco e si è fermato quando ha visto l’incendio e per aiutare le persone coinvolte. Lui ha preceduto i colleghi perchè passava di lì ma è sceso, ha cercato di dare aiuto, ha dato l’allarme, poi è stato investito dalla seconda deflagrazione ed è morto. Colasanti aveva 50 anni. Il fratello è in servizio presso la Questura di Rieti e intervenendo sul luogo dell’esplosione ha scoperto la tragica notizia.

«È morto perchè prima per noi vengono gli altri», dice un collega ancora incredulo. Appena il giorno prima per i festeggiamenti di Santa Barbara presso la caserma di Rieti, Colasanti, pompiere da 21 anni, aveva preso parte alle esercitazioni. E qualche collega ora ricorda quei momenti quasi come un presagio. «Lui faceva il morto durante la simulazione dei soccorsi per l’esplosione di una cisterna di Gpl», raccontano ora i colleghi trattenendo le lacrime. Colasanti, originario di Vazio, era molto conosciuto a Rieti. Era un sindacalista della Uil e molti lo ricordano appassionato e sempre pronto a battersi per i diritti dei colleghi. E poi aveva una grande passione: il calcio. Lui stesso aveva giocato e ora aveva preso l’impegno di allenare la squadra di calcio a 5 femminile del Cittaducale, una squadra che nella categoria sta dando buoni risultati. Colasanti lascia una figlia. E nella tragedia il destino ha voluto che il fratello, in servizio presso la Questura di Rieti, abbia saputo della morte di Stefano intervenendo sul posto. Nell’incidente, altri sette vigili sono rimasti feriti: cinque del distaccamento di Rieti Poggio Mirteto e due del distaccamento di Roma Montelibretti.

«Il serbatoio dell’autocisterna è partito come un razzo». Lo afferma Luca Cari, responsabile della comunicazione dei vigili del fuoco facendo il punto della situazione. «Gli impianti sono tutti in sicurezza – spiega -. Ora proseguono le bonifiche dell’area». Le squadre dei vigili del fuoco stanno lavorando ancora nella zona coinvolta che si estende per diverse centinaia di metri a causa della violenta esplosione del serbatoio dell’autocisterna.

I testimoni: «Pensavamo fosse il terremoto». «Abbiamo sentito un botto pazzesco, pensavamo fosse il terremoto». Questo il racconto di alcuni residenti delle case non molto distanti dal distributore. «Abbiamo avuto paura – raccontano -. In alcune case qui vicino il boato ha frantumato anche i vetri».

Il Dipartimento della Protezione civile esprime «proprio dolore per il tragico bilancio dell’esplosione avvenuta sulla via Salaria e profondo cordoglio per la morte del Vigile del fuoco deceduto mentre era impegnato nelle attività di soccorso e per la seconda vittima del grave incidente». Nell’esprimere la propria «vicinanza ai familiari delle vittime e dei feriti», il capo del Dipartimento, Angelo Borrelli, «rinnova la stima e l’apprezzamento per l’operato del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e di tutte le forze, le strutture operative, le organizzazioni e i volontari che con dedizione operano ogni giorno nei tanti ambiti di Protezione Civile».

Distaccamento in emergenza

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Non si fa il proprio dovere perche qualcuno ci dica grazie , lo si fa per noi stessi per la nostra dignità .Oriana Fallaci

Noi del vigili del fuoco volontari del distaccamento di Recoaro terme abbiamo in qualche modo risposto alla richiesta di emergenza ed abbiamo con tempismo messo in campo tutte le nostre forze , come sempre del resto , ma qui abbiamo coperto i turni di 12 ore sia diurni che notturni a partire da sabato 27 fino a martedi 30 alcuni con una squadra APS100 e anche una squadra con Campagnola , tutto per essere pronti alle problematiche del caso , per dare alla cittadinanza la nostra continua e tempestiva presenza , gli interventi sono stati molteplici e ci hanno impegnati  in diversi casi e tipologia , il tutto svolto con grande professionalità . Anche un intervento molto impegnativo che ha tenuto per quasi 24 ore gli operatori occupati .

Noi personalmente siamo orgogliosi del lavoro svolto con quella perizia e professionalità di cui andiamo fieri , e quella passione che ci spinge a grandi gesti e sacrifici .

Noi non siamo eroi , ma cerchiamo di fare qualcosa per la comunità e perche crediamo profondamente in quel che facciamo , non abbiamo bisogno di ringraziamenti , quelli li raccogliamo guardando gli occhi della gente , quando in qualche modo gli aiutiamo nel momento dell’intervento .

I volontari del Distaccamento di Recoaro Terme

 

Alberi divelti e linee KO

gdv 31-11-18Recoaro terme 31 ottobre 2018 Black out elettrici e cadute di alberi. Oltre alla paura per il Rotolon. Ecco la situazione a Recoaro dopo tre giorni di maltempo e paura. «Il Rotolon ha superato il limite di criticità già nelle prime ore di lunedì notte – dice Nicola Dell’Acqua, dirigente regionale della protezione civile -, anche se per il momento è stabile». La frana rimane osservata speciale, a vista, soprattutto, in quanto le interruzioni dell’erogazione di energia elettrica che si sono registrate hanno impedito la trasmissione dei dati rilevati dalla centralina. «La stazione di monitoraggio misura il movimento del versante, ma a causa dei black out elettrici c’è stata un’interruzione della trasmissione dei dati al Cnr-Irpi di Padova che cura il monitoraggio» dicono alla protezione civile regionale. Per il momento non vengono avvistate le colate che possono essere segno premonitori di eventuali movimenti, anche perché la frana reagisce con ritardo rispetto all’evento meteorologico. Ci vogliono anche 72 ore affinché il terreno inzuppato possa mettersi in movimento. E la paura è questa, dato che a fronte dei 300 millimetri in dieci giorni che la frana può sopportare, in base ai dati registrati al rifugio La Guardia, tra sabato e ieri ne sono scesi ben 405. Dopo la pioggia ci si è messo il vento con forti raffiche soprattutto nelle zone più alte a rendere la notte di Recoaro impegnativa per i volontari della protezione civile, dei vigili del fuoco e dello stesso sindaco Davide Branco che verso l’una di notte è tornato nella zona del Rotolon per un ulteriore controllo. In contrada Pellichero e a Fongara vicino a Recoaro Mille sono caduti decine di alberi, soprattutto abeti. Piante divelte anche ai Busati mentre ai Facchini e ai Bonomini i tronchi hanno occupato la sede stradale costringendo a chiudere per qualche minuto la strada provinciale 246 che collega Recoaro a Valdagno. Gli alberi cadendo hanno interrotto le linee elettriche e così molte zone sono rimaste per diverse ore al buio. Senza corrente anche la casa di riposo Fortuna: «Siamo intervenuti con gruppi elettrogeni del gruppo Aib protezione civile di Recoaro e della protezione civile di Valdagno e infine per maggiore sicurezza è arrivato un apparecchio da Torri di Quartesolo. Fondamentale per le comunicazioni è stata l’Ari, con i radioamatori che si sono messi disposizione». Uno smottamento si è verificato nella zona di Rovegliana chiamata valle della Pozza dove sono stati subito rimossi i detriti. «Per quanto riguarda la strada tra contrada Ulbe e Prebianca, circa 200 metri facilmente superabili, preferiamo tenerla chiusa per dare tempo al terreno di consolidarsi e poi interverremo per sistemarla» spiega Branco. Qui a dare problemi è la caduta di piccoli massi. In vista della riapertura della scuola fissata per questa mattina è stato tagliato un albero vicino all’istituto comprensivo Floriani che si era piegato. «Sono soddisfatto per come si sono comportati quanti sono stati impegnati nell’emergenza» conclude Branco. Con il passare delle ore, nel pomeriggio di ieri è ritornata la luce nelle varie contrade. •

Paolo Rolli  , Luigi Cristina

Alto Adige morto vigile del fuoco volontario

 © ANSA

Bolzano 30 ottobre 2018 Un vigile del fuoco volontario è morto a San Martino in Badia travolto da un albero caduto per il forte vento.

La notizia è stata pubblicata già intorno alle quattro di questa mattina su Facebook dall’Associazione dei vigili del fuoco dell’Alto Adige.

Si tratta della settima vittima causata dal maltempo che si è abbattuto negli ultimi giorni in Italia e della prima vittima tra i 2300 uomini che durante la scorsa notte hanno lavorato eroicamente e senza sosta per ripristinare i danni causati dal maltempo e portare soccorso alla cittadinanza.

Una cifra che sale a 4mila se si calcola la totalità delle forze impiegate sul territorio negli ultimi due giorni.

In lutto l’intera comunità dei vigili del fuoco in Alto Adige e in Regione, che per il momento conserva il massimo riserbo sulle generalità della vittima e le dinamiche dell’accaduto, nel rispetto del dolore dei famigliari e della società tutta.

Sono 13mila gli uomini del soccorso volontari che operano in Provincia di Bolzano. Le caserme in Alto Adige sono oltre 300.

Una rete che garantisce interventi tempestivi anche nelle zone più remote.