Rogo su Cima Marana bruciano venti ettari

Incendio su Cima Marana: in fiamme 20 ettari di bosco

Valdagno 11 aprile 2020 Un’alta colonna di fumo, visibile a chilometri di distanza, sta creando allarme per la vastità del rogo. I pompieri, intervenuti nel primo pomeriggio, si sono avvalsi del supporto di un Canadair decollato da Genova

Allarme per un incendio in corso dal primo pomeriggio di sabato a Cima Marana nel comune di Crespadoro, nell’alta valle del Chiampo. Le fiamme hanno interessato 20 ettari di bosco, in una zona estremamente impervia.“

Le squadre intervenute da Arzignano, Schio, Vicenza e Padova con un’autopompa, tre autobotti e un modulo antincendio boschivo stanno lavorando per l’estinzione delle fiamme. Le autobotti dei pompieri stanno operando a supporto dell’elicottero dell’antincendio boschivo regionale per il rifornimento idrico delle vasche.

Alle 18.30 sul target dell’incendio anche un Canadair dei Vigili del fuoco decollato da Genova, con una capacità di carico di 6 mila litri d’acqua, e due elicotteri, uno della Regione e uno dei Vigili del Fuoco, dotati di serbatoi da 800 litri ciascuno.

“Il nostro servizio di antincendio boschivo, con il supporto dei Vigili del fuoco, è intervenuto con tempestività – spiega l’assessore regionale alla Protezione civile, Gianpaolo Bottacin – Stiamo incontrando qualche problema con l’approvvigionamento di acqua – conclude Bottacin – che non ci impedisce comunque di circoscrivere l’incendio e procedere nell’opera di spegnimento che però difficilmente potrà concludersi entro stanotte. Rimaniamo costantemente in contatto con il sindaco di Crespadoro e l’area interessata sarà presidiata da terra fino a domattina”.

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Brucia ditta stoccaggio rifiuti: allarme rientrato

Incendio nella ditta di rifiuti, al lavoro tutta la notte ...

Montebello Vicentino Giovedi 2 aprile 2020 ORE 20 Un grosso incendio è divampato questa sera verso le 19.30 in una ditta di stoccaggio di rifiuti industriali in via Lungo Chiampo a Montebello Vicentino. Si tratta della Futura Srl. Sono intervenuti i vigili del fuoco con dieci mezzi, i tecnici Arpav e i carabinieri. In supporto anche tre mezzi dei pompieri dalla provincia di Verona. Una densa colonna di fumo nero è visibile a chilometri di distanza

AGGIORNAMENTO ORE 21.55 Proseguono le operazioni da parte dei vigili del fuoco. L’incendio è divampato all’interno di un capannone, nella parte centrale, e al momento è sotto controllo. Sul posto circa una trentina di pompieri con otto automezzi da Vicenza e provincia e i rinforzi arrivati dal veronese. Un mezzo dell’azienda sta portando all’esterno il materiale dove si è sviluppata la combustione. Le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza proseguiranno presumibilmente per tutta la notte.

L’assessore regionale Bottacin precisa: «L’incendio di Montebello è sotto controllo. I vigili del fuoco stanno continuando le operazioni di spegnimento e di smassamento. Arpav ha prelevato i campioni dell’aria e il sindaco ha emesso l’ordinanza di mantenimento di porte e finestre chiuse vietando il prelievo di ortaggi».

VENERDÌ 3 APRILE

ORE 7.30  Sono proseguite tutta la notte le operazioni di spegnimento del capannone della ditta Futura di trattamento e stoccaggio rifiuti di via Lungo Chiampo a Montebello. L’incendio è divampato intorno alle 19:30 di giovedì sera, con lo sviluppo di un’alta colonna di fumo visibile a chilometri di distanza, che ha allarmato i cittadini. I vigili del fuoco arrivati da Arzignano, Vicenza, Caldiero e Verona con tre autopompe, tre autobotti, un carro schiuma, un carro aria e 30 operatori coordinati dal funzionario di guardia e il capo servizio hanno iniziato le operazioni di spegnimento, che hanno coinvolto la parte centrale del capannone. A bruciare materiale secco in lavorazione che la ditta assembla in un prodotto combustibile per stufe. Alle 22, il rogo è stato messo sotto controllo dall’intenso lavoro dei pompieri, grazie anche alla compartimentazione del capannone, che ha bloccato l’estensione dell’incendio all’intera struttura. Stanno ora proseguendo le operazioni di bonifica iniziate ieri sera  con lo svuotamento del capannone del materiale interessato dall’incendio grazie all’ausilio  di una pala gommata dell’azienda. Le operazioni si concluderanno presumibilmente nella giornata odierna con la valutazione statica delle strutture e la messa in sicurezza del capannone. Le cause dell’incendio sono al vaglio degli operatori dell’ufficio di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco di Vicenza.

AGGIORNAMENTO ORE 14 E’ stata revoca l’ordinanza precauzionale del sindaco di Montebello, Dino Magnabosco, emessa nella serata di giovedì a seguito dell’incendio dello stabilimento della Futura srl di via Lungochiampo con cui si raccomandava alla popolazione di rimanere in casa e di chiudere tutte le finestre. Resta tuttavia valida la parte in cui per i prossimi quindici giorni si raccomanda ai cittadini di lavare accuratamente frutta e ortaggi provenienti dai propri orti e giardini.

Il sindaco di Montebello, Dino Magnabosco, raccomanda a tutti i cittadini «di restare in casa e chiudere le finestre». Analoghi inviti sono arrivati anche dai sindaci di diversi Comuni della zona.

 

 

 

GIOVEDÌ 2 APRILE 

 

 

 

 

(LE FOTO DEI LETTORI).

 

Il sindaco di Montebello, Dino Magnabosco, raccomanda a tutti i cittadini «di restare in casa e chiudere le finestre». Analoghi inviti sono arrivati anche dai sindaci di diversi Comuni della zona.

Coronavirus, pompieri in servizio anche se “contagiati”

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15 marzo 2020 I vigili del fuoco? In servizio anche se affetti da Coronavirus. Ma solo per necessità.  Si legge al rigo undici di pagina uno: “Il personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco che venga posto in quarantena con sorveglianza attiva da parte dell’autorità sanitaria, potrà essere richiamato in servizio per comprovate necessità operative laddove risulti asintomatico”.

Recita così il documento contenente le nuove disposizioni per i vigili del fuoco a fronte dell’emergenza sanitaria per il Covid19. Un paragrafo sconcertante, che lascia non pochi dubbi.

È obbligato alla quarantena chiunque sia sospettato di essere affetto da Coronavirus. Dunque, come potrebbe un pompiere rientrare in servizio e lavorare a stretto contatto con colleghi e cittadini se reputato dalle ASL persona “pericolosa” per la salute tanto da rinchiuderlo in casa per quattordici? “Senza dubbio è un pericolo, ma è difficile che ci chiamino per degli interventi ordinari. Lo hanno scritto, ma dovrebbe essere un caso davvero eccezionale. Un terremoto, un grande incendio. Insomma, rientreremmo in servizio solo in caso di vera urgenza.” Ci dice Pompeo Mannone, segretario Fns (CISL). Ma chi ne farebbe le spese? Gli anziani, magari anche gli immunodepressi. I cittadini più vulnerabili.

Dunque i pompieri, a leggere le carte, potrebbero essere richiamati in servizio anche se positivi al Coronavirus. L’unica prerogativa è essere “asintomatici.” Come se chi fosse colpito dal virus senza che questo si manifesti con febbre e tosse non corresse il rischio di contagiare gli altri. “La possibilità di rientrare in servizio anche se abbiamo contratto il Coronavirus potrebbe creare dei problemi evidenti”, ammette Mannone. Che poi specifica: “Ma se dobbiamo salvare delle vite? Come possiamo fare? Siamo costretti a tornare. In carenza di uomini dobbiamo mettere al primo posto il servizio ai cittadini e quindi correre il rischio”.

Un rischio alto, non solo per loro, considerando le regole stringenti prese dal governo per cercare di azzerare i contagi del virus. L’unico modo per fermarlo è isolarlo. Isolarci. Restare in casa. “Lascia il virus fuori dalla porta” dice uno dei tanti spot del Governo, ma il virus potrebbe entrare dalla nostra porta di casa vestito da vigile del fuoco. L’intero Paese è stato dichiarato “zona rossa”, gli italiani sono costretti a stare rinchiusi nelle proprie case, boutique e negozi con saracinesche abbassate e poi il rischio di contagio si lascia correre proprio a chi avrebbe bisogno di aiuto.

I vigili del fuoco sono tra le categorie più penalizzate. Gli uomini in servizio sono sprovvisti di protezioni. Che scarseggiano ovunque. Le mascherine, che sono state fornite alle varie stazioni di comando, sono troppo poche per garantirne l’utilizzo a tutti. Secondo il Comando Generale i pompieri dovrebbero usufruirne solo in casi “di estrema necessità”. Ma chi valuta quali siano questi casi? Qualcuno riesce a prevedere la situazione che si troverà a dover affrontare l’uomo in servizio prima di arrivare sul luogo? Difficile. E così diventa impossibile riuscire a preservare la salute dei lavoratori e dei cittadini che hanno bisogno di loro, in assenza di protocolli operativi specifici e con materiale a disposizione a rischio esaurimento scorte. “Non solo di mascherine, ma anche di uomini. Siamo già in pochi e qualcuno ha già contratto il virus. Come faremo?” Ci dice Mannone al telefono.

Il Governo, concentrato sull’emergenza, potrebbe dimenticarsi delle innumerevoli assunzioni da fare. I vigili del fuoco sono pochi, ne servono altri. Chissà se dopo aver stanziato 25 miliardi per fare la guerra al Coronavirus ne troveranno altri per i pompieri. “Speriamo!” Conclude il segretario nazionale della CISL.

Schianto tra auto sotto il cavalcavia: muore una 50 enne, 4 i feriti

Montebello 29 febbraio 2020 Sabato sera, poco prima delle 21, due auto sono rimaste coinvolte in un tragico incidente stradale che è costato la vita ad una donna.

Lo schianto è avvenuto sotto il cavalcavia autostradale, a ridosso del casello di Montebello Vicentino. La squadra dei pompieri arrivata da Lonigo ha messo in sicurezza i mezzi ed estratto dalla Fiat Croma rovesciata il conducente, un 53enne originario di Bassano del Grappa ma residente a Fonte, nel Trevigiano, il quale è stato stabilizzato dai sanitari per essere trasferito in ospedale. L’uomo si trova ora ricoverato in gravi condizioni in Terapia Intesiva, all’ospedale San Bortolo di Vicenza.

Niente da fare nonostante i soccorsi per la passeggera, Sara Pavan, 51 enne di Cologna Veneta (Verona), dichiarata morta dal personale medico del Suem intervenuto sul posto.

Feriti il conducente dell’Audi A3, un 22enne residente a Gambellara e i passeggeri di 24 e 21 anni. I tre giovani sono stati stabilizzati e trasferiti in ospedale dalle ambulanze intervenute da Lonigo e Arzignano. Sul posto la Polizia stradale i carabinieri di Valdagno e Arzignano e la Polizia municipale per la deviazione del traffico i rilievi dell’incidente.

Secondo una prima ricostruzione sembra che la Croma abbia svoltato a sinistra senza rispettare lo Stop e l’Audi A3, proveniente dal lato opposto, non abbia saputo evitare l’impatto.

Coronavirus COVID-19

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Covid-19

Fortunatamente la comunità scientifica si è attivata prontamente di fronte alla nuova epidemia, ed esistono già quindi moltissimi dati che aiutano a comprendere gli effetti dell’infezione da Sars-Cov-2. I Centri per il controllo delle malattie cines hanno pubblicato pochi giorni fa il più ampio studio disponibile sull’epidemia, basato su oltre 72mila casi registrati in Cina. E quel che ci dice è che nella stragrande maggioranza dei casi è paragonabile come severità ad una banale sindrome influenzale: l’81% dei pazienti noti in Cina ha sviluppato una malattie lieve, senza polmonite o al più con una in forma lieve, il 14% ha sviluppato sintomi severi, che non mettono comunque a rischio la vita, e solo il 5% ha sofferto invece di una sintomatologia critica, che ha reso necessario il ricovero in terapia intensiva. I morti sono stati registrati solamente in quest’ultimo gruppo di pazienti, con un 49% dei casi critici conclusosi con un decesso, avvenuto principalmente per due cause: polmonite o stepsi.

A rendere particolarmente insidioso Sars-Cov-2 è infatti la capacità di causare facilmente la polmonite, cioè un’infiammazione degli alveoli polmonari che complica la respirazione fino ad arrivare (nei casi più gravi) a comprometterla del tutto. “Il virus replica nelle cellule delle mucose delle vie respiratorie e ne determina la morte per citolisi”, spiega a Wired Massimo Andreoni, direttore scientifico della società italiana di malattie infettive e tropicali Simit. “È questa azione nociva a determinare i sintomi: l’infezione inizia dalle vie respiratorie superiori determinando una rinite, e poi può scendere progressivamente più in profondità provocando faringiti, bronchiti, ed eventualmente anche polmoniti quando raggiunge i polmoni. La sepsi avviene invece in presenza di sovrainfezioni batteriche, solitamente in pazienti con uno stato di salute già compromesso dall’età o da patologie preesistenti”.

Le polmoniti causate da Covid-19 sono quindi principalmente di origine virale, ed è questo a complicare le cose. Nel caso di una polmonite batterica, legata a patogeni come lo pneumococco, i medici hanno a disposizione gli antibiotici per aiutare il paziente a sconfiggere l’infezione. Per il coronavirus invece non esistono antivirali specifici (al momento se ne stanno sperimentando diversi, ma mancano dati definitivi di efficacia). “I pazienti gravi vengono sottoposti a ventilazione meccanica, in modo da aiutarli a respirare nelle fasi più acute della malattia – sottolinea Andreoni – ma in assenza di farmaci efficaci contro il virus non si può fare altro che aspettare che l’organismo sconfigga autonomamente l’infezione. E purtroppo quando questo non avviene i pazienti muoiono per insufficienza respiratoria”.

Rischi molto bassi per una persona in salute

I pericoli dunque sono collegati direttamente allo stato di salute dei pazienti. Ormai è chiaro, infatti, che i morti si contano principalmente tra anziani e persone con malattie croniche: la letalità del virus (intesa come percentuale di decessi tra i casi noti) è infatti pari all’8% tra i 70 e i 79 anni, al 14,8% dagli 80 anni in poi, al 10,5% per pazienti con patologie cardiovascolari7,3% tra i diabetici6,3% in presenza di patologie respiratorie croniche6% per ipertensione5,6% tra i pazienti oncologici. Tanti numeri, per dire che una persona in salute corre rischi veramente minimi: la letalità assoluta per ora si assesta attorno al 2,3% (i dati ormai hanno qualche giorno), ma i numeri sono probabilmente viziati dalla presenza di un elevata percentuale di infezioni che non arrivano all’attenzione dei sistemi sanitari per via dei sintomi troppo lievi, e non vengono quindi conteggiate.

Se infatti nella provincia di Hubei, centro dell’epidemia cinese e quindi anche luogo dove si concentrano le infezioni, la letalità del virus è circadel 2,9%, nel resto della Cina il numero scende ad un ben più misero 0,4%. Cosa significa? Una possibile lettura è che nell’epicentro dell’epidemia, dove è ormai difficilissimo testare tutti i sospetti, il numero di infezioni sia molto superiore a quelle accertate e quindi la letalità (che si calcola sui casi accertati) risulti estremamente sovrastimanta, rispetto a un dato reale più vicino a quello registrato nel resto della Cina e del mondo.

Per mettere i numeri in prospettiva può aiutare un confronto con l’influenza. Un paragone scorretto sotto molti punti di vista, che può però aiutare a comprendere perché non bisogna preoccuparsi eccessivamente per la propria vita. Si sente spesso citare come indice di letalità dell’influenza una percentuale bassissima, dell’ordine dello 0,1-0,03%, ma bisogna ricordare che si tratta di stime fatte nella consapevolezza che la maggioranza dei contagi non viene registrato dai sistemi sanitari. Guardando al numero di persone che muore dopo essere stata ricoverata in ospedale, le percentuali sono molto diverse: uno studio svolto guadando agli accessi negli ospedali australiani ha calcolato ad esempio un indice di letalità per l’influenza del 2,3% nei pazienti ricoverati senza polmonite, e del 10% per quelli che sviluppano una polmonite. Numeri ben più vicini a quelli registrati attualmente per il coronavirus.

È molto probabile che i dati disponibili ci stiano portando a sovrastimare la letalità del coronavirus – conferma Andreoni – come per l’influenza i casi che arrivano in ospedale sono solamente quelli più gravi, e quando avremo a disposizione un quadro epidemiologico più completo è plausibile che anche per Covid-19 emerga un rischio individuale sovrapponibile a quello delle influenze stagionali. Questo da un lato non deve consolarci troppo, perché l’influenza è una malattia che uccide migliaia di persone ogni anno. Ma al contempo, aiuta a capire che non è il caso di farsi prendere dal panico”.

I pericoli di Covid-19

Se i pericoli per le persone in salute sono quasi trascurabili, questo non vuol dire che il virus deve essere preso sotto gamba. Dobbiamo ricordarci che anche uno 0,4% di mortalità può provocare un alto numero di decessi se la popolazione degli infetti è abbastanza ampia. E Sars-Cov-2 al momento ha dimostrato di essere un virus estremamente infettivo: in meno di un mese l’epidemia è passata da un problema locale a un pericolo che ha messo in ginocchio il sistema sanitario dell’intera Cina, raggiungendo quasi 78mila contagi confermati in quasi tutte le province del paese.

Se la velocità del contagio si rivelerà simile anche da noi, quello che rischiamo è non solo di trovarci con un conto salato sul piano dei decessi, ma soprattutto di trovarci a testare seriamente la tenuta del nostro sistema sanitario, in termini di risorse e personale. È soprattutto in questo senso che, come dicevamo, è scorretto paragonare Covid-19 e influenza: i virus influenzali sono nemici che conosciamo bene, contro cui possediamo vaccini e farmaci efficaci, e per i quali il nostro sistema sanitario è più che preparato. Covid-19 è una malattia ancora misteriosa sotto molti punti di vista, contro cui non esistono ancora armi specifiche, e capace di causare sintomatologie importanti come la polmonite, che possono richiedere il ricovero ospedaliero. È proprio per questo che il rischio di un’epidemia in Italia deve essere gestito con calma e serietà, a tutti i livelli: senza farsi prendere dal panico, e con uno sforzo coordinato che permetta di limitare al minimo i contagi, e soprattutto di tamponare i danni che Covid-19 provocherà inevitabilmente ai conti, già dissestati, del nostro paese.

Articolo di Simone Valesini , Giornalista WIRED.IT

Per chi volesse informazioni su Massimo Andreoni un curriculum di tutto rispetto :

http://directory.uniroma2.it/index.php/schede/getCV/3462

Il Summano brucia ancora

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Santorso 6 febbraio 2020 0re 19.30 Almeno due focolai distinti sono segnalati dalle 19 sul Monte Summano. Le fiamme sono visibili da Santorso e Carrè. Al momento sono al lavoro quattro squadre dei vigili del fuoco e i volontari della protezione civile

Proprio ieri la protezione civile del Veneto aveva dichiarato lo «stato di grave pericolosità» per incendi boschivi nel Vicentino e nel Veronese a causa del tempo secco e del forte vento.

Santorso Venerdi 7 febbraio 2020 ore 6 .I vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la serata sul monte Summano al fine di evitare il propagarsi dell’incendio ed evitare così che il fuoco potesse divorare ampie porzioni di bosco, come già avvenuto in passato. Le operazioni sono state tutt’altro che semplici visto che almeno uno dei due focolai si trovava in una zona raggiungibile solo a piedi. Difficile, anche a causa del buio, sbilanciarsi sulle cause dei roghi; sicuramente la vegetazione secca e il forte vento hanno contribuito alla diffusione delle fiamme. Non si esclude che dietro ai fuochi ci possa essere la mano di qualche piromane, come già avvenuto in passato, in quest’area.

 

 

Allestimento Ford Ranger A.I.B.

 fondi messi a disposizione dalla Regione Veneto, mediante legge Regionale, hanno permesso inoltre all’Amministrazione Comunale di Recoaro Terme di allestire il pick-up in dotazione al locale distaccamento volontario dal 2018. In particolar modo si è provveduto al rivestimento del pianale e centinatura del cassone con l’installazione di un dispositivo per la scalabilità del modulo AIB sempre in dotazione al distaccamento..Grazie Grazie Grazie

Cade e finisce nel torrente

Valdagno 2 febbraio 2020 Dramma intorno alle 13 in contrada Pregrassi, a Valdagno. Un 57enne è morto mentre stava tagliando alcune piante sotto il piano stradale della Sp45. L’uomo è caduto, rotolando lungo il pendio e finendo riverso dentro un piccolo torrente.Il personale medico del Suem 118 ha solo potuto constatare la morte del 57enne, residente nella stessa contrada. L’uomo potrebbe essere scivolato durante i lavori, ma non si esclude che a causare la caduta possa essere stato un malore. Dopo il nulla osta del magistrato il corpo è stato imbarellato e portato fino in strada dai vigili del fuoco. Le operazioni di soccorso sono terminate intorno alle 16.

 

Ricerca escursionista in Pasubio

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DOMENICA 26 GENNAIO. Dal primo pomeriggio di domenica, a Valli del Pasubio, sono scattate le ricerche per un escursionista di cui non si hanno più notizie da ieri. L’uomo, un 42 enne di Montecchio Maggiore, è uscito di casa nella giornata di sabato e non vi ha più fatto rientro. Questa mattina i familiari hanno fatto denuncia di scomparsa ai carabinieri. L’auto dell’uomo è stata rinvenuta nel parcheggio del rifugio Balasso, ma di lui nessuna traccia. I vigili del fuoco intervenuti con il personale di Schio e Vicenza con l’UCL (unità di comando locale) dove stanno operando gli operatori TAS (topografia applicata al soccorso), che coordinano le ricerche anche con l’impiego dei nuclei cinofili arrivati dai comandi di Padova e Venezia. Alle ricerche stanno partecipando anche squadre del soccorso alpino.

LUNEDÌ 27 GENNAIO. ore 18 Stanno rientrando le ultime squadre del Soccorso alpino ancora impegnate nella ricerca dell’escursionista quarantaduenne di Montecchio Maggiore.

Dopo una prima fase questa mattina, altre zone sono state indagate nel pomeriggio e anche l’elicottero di Verona emergenza (arrivato al Passo Pian delle Fugazze perché al Balasso le nuvole impedivano l’avvicinamento) è tornato per trasportare in quota al Rifugio Papa tre squadre, delle quali una è scesa dalla Strada delle Gallerie, una dalla Val Fontana d’Oro, una dalla Strada degli Scarubbi. Oggi dopo le prime rotazioni della mattina, i soccorritori lasciati sul Monte Cornetto hanno percorso il Sentiero dell’Arroccamento, il Vajo Stretto, la discesa verso Malga Boffetal. Le squadre lasciate al Papa hanno invece visionato il Vajo sud, la direttissima e il Boale d’Inverno verso la bassa Val Canale. Altri gruppi si sono mossi con la Protezione civile nella zona attorno all’Ossario e sulle strade che da Forte Maso scendono a Contrà Pianegonda. I soccorritori hanno anche effettuato calate sotto il Monte Castiglieri. Controllata anche l’area attorno a Passo Baffelan e Passo Ganè. Oggi erano presenti una sessantina di persone del Soccorso alpino di Schio, coordinatore della ricerca, Arsiero, Padova, Recoaro – Valdagno e Verona, della Proezione civile di Schio e Valdagno, dei Vigili del fuoco e dell’Associazione nazionale dei carabinieri. Le autorità competenti stanno valutando come procedere nella ricerca nelle prossime ore.

 

Ore 8 Sono ripartite questa mattina le ricerche del quarantaduenne di Montecchio Maggiore, di cui non si sa più nulla da quando sabato ha parcheggiato la sua auto al Rifugio Balasso per una camminata sul Pasubio.

Ieri sera i tre cani molecolari del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, che hanno lavorato in sequenza, hanno individuato una traccia dalla macchina dell’uomo e oggi parte della ricerca si è concentrata nella zona dell’Ossario, mentre altre squadre sono tornate a battere i sentieri alti.

L’elicottero di Verona emergenza ha trasportato sulla parte sommitale del Pasubio i soccorritori, che stanno scendendo lungo i canali non visionati ieri. Alcune squadre sono invece state elitrasportate sul Monte Cornetto e stanno percorrendo gli itinerari che conducono al Ponte tibetano e altri canali.

In tutta l’area non c’è copertura telefonica e l’attività del cellulare dell’uomo, che non è raggiungibile, non ha dato alcun esito utile per una eventuale geolocalizzazione.