Simulazioni di evacuazione

Risultati immagini per piani di evacuazione nelle scuoleLa planimetria sopracitata e solo dimostrativa

Questo post non ha la presunzione di proporre degli standard di piani di evacuazione , ma propone una piccola linea di sviluppo allo scopo di individuare i punti principali :

SIMULAZIONE TERREMOTO
II D.M. 26 AGOSTO 1992 dispone la realizzazione di due prove di evacuazione. La prima prova di evacuazione dell’anno verrà condotta simulando un terremoto. L’esercitazione si svilupperà in quattro distinte fasi, tra loro successive:

Fase 1) Simulazione terremoto;
Fase 2) Apertura porte lungo le vie di esodo ;
Fase 3) Evacuazione (riguarda tutti gli occupanti la scuola);
Fase 4) Appello (riguarda tutti gli occupanti la scuola).

E’ necessario che nel corso della prova tutti si attengano scrupolosamente alle procedure operative riportate di seguito.

Fase 1) Simulazione terremoto.
Il terremoto è un evento naturale chiaramente avvertibile (escluse le scosse di bassa intensità), per questo non ha bisogno di un particolare tipo di allertamento (es. suono della campanella, allarme, ecc.). Non dovendo utilizzare l’allarme acustico, per dare inizio alla prova le classi saranno avvisate a voce, dal personale di piano, con il sistema porta a porta o, laddove presente, con il sistema di altoparlanti. Al messaggio “Inizio dell’esercitazione terremoto” gli allievi e gli insegnanti dovranno portarsi sotto i banchi (cattedra o architrave per gli adulti). Si resterà in tale posizione in attesa del segnale di evacuazione (il tempo di attesa può eventualmente essere utilizzato rivedendo con i ragazzi le modalità di evacuazione descritte nella fase 3).

Fase 2) Apertura porte di emergenza
Terminata la fase di allertamento, il personale facente parte della squadra di emergenza provvedere ad aprire le porte lungo le vie di esodo, verificandone la percorribilità.

Fase 3) Evacuazione
Al segnale di evacuazione (suono della campanella o allarme ove presente) gli insegnanti devono:

– preparare la classe all’evacuazione (ordinare gli alunni in fila indiana);
– contare gli alunni presenti e prendere il registro di classe (nel registro dovrà sempre essere presente e disponibile un “modulo di evacuazione” (nel caso in cui sia immediatamente rilevata l’assenza di un alunno, il docente responsabile di classe comunica la notizia al coordinatore dell’emergenza o alla squadra di emergenza);
– verificare che non siano rimaste persone nell’aula, chiudere la porta del locale, mettersi in testa alla fila di alunni;
– accertare col responsabile della evacuazione di ciascun piano, che le vie di fuga siano sgombre, seguire le indicazioni dello stesso nel caso si debbano trovare delle vie alternative;

Nel portarsi all’esterno dell’edificio scolastico bisogna restare sempre lontani da finestre o porte con vetri; lungo le scale costeggiare invece le pareti; Nel caso di alunni in situazione di handicap gli insegnanti di sostegno si prenderanno cura degli stessi per la loro evacuazione: trovandosi fuori dalle sezioni/aule dovranno raggiungere la zona di sicurezza e non riaccompagnare gli alunni nelle rispettive aule;
Nel corso dell’evacuazione, non è previsto alcun particolare ordine di uscita; l’insegnante qualora le vie di uscita si presentino occupate, attenderà che le stesse diventino libere.

FASE 4) Appello
Raggiunto il punto di raccolta l’insegnante provvede a compilare il modulo di evacuazione che andrà consegnato al responsabile dell’area di raccolta.

SIMULAZIONE INCENDIO
La seconda prova di evacuazione verrà condotta simulando un incendio all’interno di un locale della scuola (verrà scelto uno spazio a maggior rischio di incendio, ad esempio la biblioteca, la mensa, un laboratoro, ecc.). L’esercitazione si svilupperà in quattro distinte fasi tra loro successive:

Fase 1) riguarda solo le classi presenti nel locale ove viene simulato l’incendio;

Fase 2) riguarda solo le classi prossime a quella ove viene simulato l’incendio;

Fase 3) e 4) riguarda tutti gii occupanti la scuola.

E’ necessario che nel corso della prova tutti si attengano scrupolosamente, in relazione alla fase dell’esercitazione che li vedrà coinvolti, alle procedure operative riportate di seguito.

Fase 1) In un locale della scuola viene simulato un incendio.
Gli addetti all’emergenza presenti al piano ove viene simulato l’incendio, o avvertiti del pericolo, devono:
– prendere l’estintore più vicino;
– portarsi in prossimità del locale per valutare la gravita del pericolo;
– adoperarsi per la sua eliminazione simulando lo spegnimento con l’estintore.

Fase 2) Viene rilevata l’impossibilità di spegnere l’incendio.
Gli addetti all’emergenza devono:
– avvertire (qualora ciò non sia già stato fatto) personalmente o tramite personale di piano le classi che si trovano in pericolo imminente (in vicinanza dell’incendio) dando allarme a voce, o con il sistema porta a porta;
– ispezionare, se le condizioni ambientali lo consentono, prima di abbandonare la parte di edificio interessata dall’incendio, i locali di piano defilati (raggiungendo per esempio i servizi igienici), controllando che l’area sia stata interamente evacuata, chiudendo le porte lasciate aperte;
– allertare il Coordinatore dell’emergenza (se non si è già portato sul posto)

Fase 3) Viene diramato l’ordine di evacuazione totale dell’edificio a mezzo di allarme acustico.
Gli addetti alla squadra di emergenza devono:
– su indicazione del Coordinatore dell’emergenza, diramare l’ordine di evacuazione per tutto l’edificio attivando l’allarme e simulare la chiamata ai Vigili del Fuoco e/o Pronto Soccorso;
– spalancare prontamente i portoni di entrata e di uscita bloccando eventualmente il traffico veicolare esterno per consentire il raggiungimento in sicurezza del punto di raccolta;
– controllare che il personale attui l’evacuazione nel rispetto di quanto stabilito nel piano di emergenza;
– ispezionare, se le condizioni ambientali lo consentono, i locali defilati presenti nel piano di propria competenza;
– disattivare il quadro elettrico generale della scuola;
–  prendere il registro delle presenze degli insegnanti e del personale ATA;
–  lasciare l’edificio (terminate le operazioni di evacuazione) portandosi nel punto di raccolta.
In questa fase gli insegnanti si atterranno a quanto già precisato nella simulazione terremoto alla fase 3)

Fase 4) Raggiunto il punto di raccolta l’addetto alla squadra di emergenza resta a disposizione del Responsabile dell’evacuazione. Gli insegnanti provvederanno invece a compilare il modulo di evacuazione che andrà consegnato al responsabile dell’area di raccolta. Al fine di rendere efficace la prova non verrà dato alcun preavviso circa il locale in cui sarà simulato l’incendio.

Addestramento con Motopompe

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Gruppi idrici da esaurimento e svuotamento acque 
Nelle operazioni di soccorso dei vigili del fuoco c’è spesso la necessità di pompare acqua o altri fluidi: per effettuare rifornimento idrico da una fonte esterna, per svuotare locali
seminterrati allagati, per la raccolta di fluidi di qualsiasi tipo che si siano raccolto al suolo, oche abbiano formato pozze, o per travasarli da un recipiente inefficiente a uno sicuro.

Allagamento
Le pompe in dotazione agli automezzi antincendio VV.F. possono aspirare acqua e altri liquidi, anche in grande quantità, ma solo se la profondità del liquido resta inferiore ai dieci metri. Per profondità superiori queste pompe entrano in cavitazione, non riescono cioè a creare nel tubo di aspirazione una depressione sufficiente ad aspirare l’acqua.
Quando si deve invece lavorare a profondità superiori vengono usate le pompe ad immersione, attrezzature che lavorano immerse nel liquido che pompano, lavorando in regime di spinta anziché di aspirazione. In questo modo si elimina la necessità di tubazioni rigide in cui poter creare il vuoto (adescamento) e non c’è un limite alla profondità del liquido da prelevare. L’unico limite della pompa a immersione è la sua potenza e la lunghezza delle tubazioni e dei cavi necessari per l’operazione.
Una importante distinzione è inoltre quella tra pompe per acque limpide e pompe per
acque luride.
Le acque luride possono contenere piccoli corpi solidi che potrebbero danneggiare e perfino rompere o far grippare la pompa utilizzata. In una pompa per acque luride invece possono transitare piccoli oggetti senza danno, se non sono più grandi di quelli per i quali la pompa è stata progettata.
Dal momento che la pompa lavora in immersione, deve essere mossa da motori diversi da quelli a combustione. Molte utilizzano infatti un motore elettrico, collegato alla pompa, ma isolato elettricamente dall’ambiente e dall’umidità esterna; in altri casi si utilizza un motore idraulico mosso dall’olio in pressione a sua volta azionato da una moto centralina esterna; esiste infine una pompa che viene azionata dal flusso idrico uscente da una manichetta connessa alla pompa del veicolo antincendio, progettata proprio per le operazioni dei VV.F.

Pompa ad immersione ad azionamento idraulico
Caratteristica comune alle pompe immerse usate nel caricamento dei veicoli da intervento dei VV.F è la leggerezza, la possibilità cioè di essere trasportate e collocate da un solo uomo. Le dimensioni sono tali che la pompa può essere impiegata nelle fonti idriche di difficile accesso, come pozzi, tombini, boccaporti, piccole vasche o locali interrati accessibili da piccole finestre o cavedi. Le dimensioni limitate ovviamente condizionano la sua capacità di aspirazione e le dimensioni massime degli oggetti solidi aspirabili senza danni.

Elettropompa sommersa
La motopompa prevista per il caricamento sugli automezzi da intervento W.F è una pompa elettrica ad immersione idonea per acque sudicie, con una prevalenza (cioè l‟altezza a cui l’acqua può essere spinta) di 8 – 10 metri, e una portata massima (ad altezza intermedia) di circa 36 metri cubi all’ora (10 litri al secondo). Può riempire un serbatoio vuoto da 1600 litri in circa 3 minuti, oppure può vuotare una cantina di circa 20 m2, in cui l’acqua sia arrivata all‟altezza di un metro, in circa 30 minuti.
È mossa da motore elettrico della potenza di circa 1,5 KW, alimentato da corrente alternata a 230V, con 20 metri di cavo di alimentazione. La sicurezza elettrica è assicurata dal doppio isolamento delle parti in tensione; è comunque opportuno assicurarsi che l‟alimentazione elettrica sia protetta da un interruttore differenziale ad alta sensibilità. L‟alimentazione del motogeneratore presente sui veicoli WF è dotata di queste caratteristiche, se la puntazza di messa a terra è correttamente collocata.

MOTOPOMPE IN USO AI VIGILI DEL FUOCO

Le pompe sono di tipo centrifugo autoadescante a girante aperta e piatto d’usura riportato.
L’autoadescamento avviene per borbottamento dell’aria all’interno del liquido imprigionato nel corpo della pompa, che quindi deve essere di disegno e forma tali da permettere un rapido e sicuro autoadescamento fino a 8 m di profondità. Una valvola di non ritorno incorporata nel corpo evita lo svuotamento di quest’ultimo alla fermata della pompa, permettendo un rapido innescamento alla ripartenza della pompa. La tenuta meccanica è in metallo duro resistente all’abrasione ed è lubrificata tramite una camera a grasso sul retrotenuta.

VANTAGGI
La capacità di autoadescamento permette l’uso di tali pompe senza riempire la condotta di aspirazione ed evita la valvola di fondo. Possono quindi essere agevolmente usate in
versione trasportabile con motori elettrici o endotermici, oppure nell’aspirazione da vasche o canali profondi o lontani. La girante di tipo aperto con palettatura di forte spessore ed il piatto di usura nichelato e riportato con viti di acciaio inossidabile, conferiscono alla macchina una buona resistenza all’azione meccanica di sostanze abrasive quali sabbia, terriccio, polvere di marmo ecc..
Ampie aperture sul corpo permettono l’ispezione dell’interno della girante senza dover
smontare la pompa.

MOTOPOMPE DA SVUOTAMENTO
Le motopompe da svuotamento sono state progettate per impieghi gravosi continuativi di Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Il rapido adescamento, anche con elevata prevalenza di aspirazione, l’elevata portata e prevalenza e l’altissima qualità dei materiali impiegati per la costruzione sono le caratteristiche principali .
La robustissima costruzione del corpo pompa unita alla particolare conformazione della
girante permette il trattamento ed il trasferimento acque luride, con sassi e corpi solidi in sospensione rendendo così possibile anche l’utilizzo senza impiegare il filtro di
aspirazione.

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Addestramento con Tirfor

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Addestramento con Tirfor

Il Tirfor è un’apparecchiatura atta ad esercitare forze di trazione in orizzontale ed in verticale tramite l’ausilio di una leva a mano. E composto da una fune di acciaio lunga circa 15 metri e da un corpo macchina fornito di dispositivo, azionato da una leva, per bloccare e liberare la fune di acciaio e da due leve che permettono il movimento di quest’ultima nei due sensi di marcia. L’apparecchio si usa per spostare oggetti pesanti, tronchi, massi, ecc…, per liberare mezzi impantanati; utilizzato in verticale permette di recuperare oggetti caduti in una voragine o giù per una scarpata.
L’operatore, trovato un punto fisso (un albero, un palo, o lo stesso automezzo che è servito per raggiungere il posto) dovrà agire in primo luogo bloccando il Tirfor tramite una fune al punto fisso (esiste un apposito gancio nella parte posteriore dell’apparecchiatura), poi disinserirà il dispositivo che blocca la fune di acciaio cosicché essa possa scorrere, raggiungere e legare l’oggetto da spostare. Successivamente, bloccata la fune tramite la leva di inserimento della marcia, sceglierà il senso di movimento. Se l’oggetto dovrà essere trascinato verso l’operatore userà la leva di marcia avanti, se dovrà essere calato userà quella di marcia indietro.
Al fine di evitare incidenti agli operatori, una volta spostato l’oggetto, per nessun motivo dovrà disinserire il meccanismo di bloccaggio della fune di acciaio, ma dovrà prima allentare il cavo stesso facendolo scorrere ovviamente nel senso contrario a quello in cui ha lavorato. Eseguita questa operazione potrà liberare il cavo e riporre l’attrezzatura. Lo stesso procedimento andrà rispettato lavorando con il Tirfor in verticale; bisognerà ricordare però che in questa posizione esso potrà sopportare pesi minori, secondo quanto dichiarato dalla ditta costruttrice. Per lavorare nei termini di sicurezza bisognerà sempre tenersi il più possibile lontani dal cavo di tensione e porre l’apparecchio in linea con quest’ultimo. Il Tirfor è anche dotato di una serie di picchetti per ancorarlo quando non si trovino punti fissi sul posto. Dovrà essere manovrato da un solo operatore per non alterare le caratteristiche dell’attrezzo.
Bisogna poi precisare che il tubo telescopico in dotazione al Tirfor non dovrà mai essere modificato nella sua lunghezza originale. Un’ulteriore precauzione sarà quella di controllare periodicamente lo stato di usura della fune di acciaio e provvedere alla sua sostituzione qualora non si dovesse trovare in condizioni ottima.

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La Scala Italiana

La scala italiana è per i vigili del fuoco una prova , la più difficile , li si testano l’abilità delle persone , la loro sicurezza in quota , la paura dell’altezza , l’indecisione . Da li gli istruttori testano le persone , la persona che non si sente sicura nella scala si vede , si vede nei movimenti , nella scala si vede tutto . Per questo la scala italiana rappresenta un’importanza vitale saperla montare , per questo montarla sarà l’obbiettivo principale di ogni volontario . 

La scala italiana è per i Vigili del Fuoco l’attrezzo più importante e caratteristico. Non vi è
Corpo per piccolo che sia, che non disponga di questo attrezzo di indiscussa utilità. La scala italiana, come tutte le scale in genere, serve, sia per le manovre di spegnimento che per le manovre di salvataggio.
Essa porta inoltre un prezioso contributo in altre particolari contingenze, perchè può essere usata fra l’altro anche: orizzontalmente come passerella, verticalmente come puntone, e, con opportune fasciature a mezzo manichette, come barella per il trasporto di persone infortunate. Opportunamente controventata a mezzo di funi, la scala italiana può essere anche usata per la salita, senza bisogno di appoggio contro pareti o altri sostegni. Giova aggiungere che la sua particolare formazione a pezzi staccati, presenta il pregio di consentire a secondo del bisogno, l’utilizzazione di parte della scala o di un solo pezzo.
Le principali caratteristiche dell’attrezzo, secondo il modello unificato sono le seguenti:

– Lunghezza complessiva ml. 10,33;
– lunghezza dei tre pezzi maggiori ml. 3,16;
– lunghezza del pezzo di sommità ml. 2,23
– largezza scala da cm. 42,5 a 49.

I pezzi sono provvisti alle estremità degli staggi, di bussole metalliche che servono ad
assicurare l’innesto dei pezzi tra loro; il pezzo alla base della scal termina generalmente con uno zoccolo che conferisce alla scala una maggior stabilità. Per la manovra sono richiesti 4 serventi ed un sottufficiale o graduato. I serventi vengono designati con i numeri 1 2 3 4; analogamente i pezzi sono numerati dall’uno al quattro, iniziando dal pezzo di base. Nella posizione di partenza e di arrivo, il servente numero 1 reca il pezzo con il numero corrispondente, e così pure gli altri serventi. Nella descrizione della manovra la numerazione dei gradini ha luogo progressivamente dalla base alla sommità di ciascun pezzo. Per la chiara interpretazione della manovra si precisa che, quando non viene fatto espresso riferimento al servente che monta la scala, la destra e la sinistra si riferiscono a chi guarda il castello di manovra.

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Impianti Sprinkler

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Questi impianti di rilevazione e spegnimento sono utilizzati in situazioni molto particolari dove anche il piccolo incendio potrebbe creare problemi molto più grossi dello stesso incendio , come esplosioni di serbatoi con relative fughe di gas tali da generare evacuazione per il rischio ambientale , tante sono le tipologie degli sprinkler , ma con un solo obbiettivo di circoscrivere l’incendio e se possibile spegnerlo , resta chiaro che un intervento così massiccio di acqua e schiuma , renda tutto da buttare , l’alta portata degli impianti riempirebbe un capannone in pochi minuti , chi conosce ho a visto ancora un impianto così , vuol dire che lavora od ha lavorato in un azienda ad alto rischio ambientale provvista anche di un piano di evacuazione

Definizione

Lo sprinkler è un sistema automatico di estinzione a pioggia; ha lo scopo di rilevare la presenza di un incendio e di controllarlo in modo che l’estinzione possa essere completata con altri mezzi, oppure di estinguerlo nello stadio iniziale .

Un sistema sprinkler comprende un’alimentazione idrica e una rete di tubazioni, solitamente posizionate a livello del soffitto o della copertura, alla quale sono collegati, con opportuna spaziatura, degli ugelli chiusi da un elemento termosensibile. In caso d’incendio, il calore sviluppato provoca l’apertura degli erogatori che si trovano direttamente sopra l’area interessata e conseguentemente la fuoriuscita di acqua in goccioline che permette il rapido controllo dell’incendio con il minimo dei danni.

In molte situazioni è sufficiente l’attivazione di meno di quattro sprinkler per spegnere l’incendio. In scenari con incendi che si sviluppano rapidamente (ad esempio in caso di versamento di liquidi infiammabili), possono essere necessari fino a dodici sprinkler per il controllo dell’incendio.

Caratteristiche degli erogatoriImpianto-sprinkler

L’erogatore è un ugello che distribuisce acqua sopra un’area definita (normalmente compresa tra 9 e 20 m² in funzione della tipologia di rischio).

Ogni erogatore consiste in un corpo, un elemento termosensibile, un tappo, un orifizio e un deflettore. I modelli di ogni componente possono variare, ma le caratteristiche fondamentali di base rimangono le stesse.

Corpo

Il corpo costituisce la struttura dell’erogatore. La tubazione di alimentazione è collegata alla base del corpo che tiene insieme il tappo e l’elemento termosensibile e supporta il deflettore durante l’uscita dell’acqua. Le finiture standard sono in ottone o cromate , bianco e nero. Finiture personalizzate sono disponibili per applicazioni che hanno particolari esigenze estetiche. Sono disponibili verniciature speciali per aree soggette ad alta corrosione. La scelta di un corpo particolare dipende dalla dimensione e dal tipo di area che deve essere protetta, dal tipo di rischio, dall’impatto visivo e dalle condizioni ambientali.

Elemento termosensibile

L’elemento termosensibile è il componente che attiva l’uscita dell’acqua. In condizioni normali il componente fa in modo che il tappo resti nella sua posizione e non vi sia fuoriuscita di acqua. Non appena l’elemento viene esposto al calore, cede e rilascia il tappo. Gli elementi termosensibili sono di due tipi, entrambi ugualmente affidabili:lega metallica fusibile oppure bulbo di vetro frangibile. La normale temperatura di funzionamento è tra 57 e 77 °C. Erogatori sprinkler che funzionano a temperature più elevate possono essere utilizzati laddove vi è una temperatura ambientale particolarmente elevata, ad esempio in prossimità di forni, tubazioni di vapore, ecc. oppure quando è prevedibile un rapido incremento di temperatura che farebbe aprire un numero eccessivo di erogatori. Una volta raggiunta la temperatura di funzionamento, l’effettiva apertura dell’elemento avviene dopo un intervallo di tempo che può variare dai 30 secondi a 4 minuti. Questo tempo di reazione è il tempo necessario affinché si attivi il fusibile o il bulbo si rompa e dipende dai tipi di materiali di cui è composto l’elemento e dalla sua massa. Gli erogatori sprinkler standard hanno un tempo di reazione dai 3 ai 4 minuti, mentre i sistemi a risposta rapida (“Quick Response”) si attivano in tempi più brevi. La scelta del tempo di reazione di un sistema sprinkler dipende dal tipo di rischio da proteggere, dal danno massimo accettabile e da altre considerazioni progettuali.

Tappo

Il tappo è quel componente che impedisce la fuoriuscita dell’acqua. È collocato sopra l’orifizio ed è tenuto nella sua posizione dall’elemento termosensibile. L’attivazione dell’elemento termosensibile fa sì che il tappo cada permettendo così la fuoriuscita dell’acqua. I tappi sono costruiti in metallo oppure in metallo con un disco in teflon .

Orifizio

Il foro situato alla base del corpo dell’erogatore è l’orifizio. Da quest’apertura fuoriesce l’acqua necessaria per lo spegnimento dell’incendio. A parità di pressione , all’aumentare del diametro del foro aumenta la portata idrica erogabile. La maggior parte degli orifizi hanno un diametro di ½”. Diametri inferiori sono utilizzati per applicazioni di tipo residenziale e diametri maggiori per aree a rischio più elevato.

Deflettore

Il deflettore è montato sul corpo dell’erogatore nella parte opposta all’orifizio. Lo scopo di questo componente è di frazionare il flusso d’acqua che fuoriesce dall’orifizio in modo che abbia una maggiore capacità estinguente. La geometria del deflettore determina la posizione di montaggio dell’erogatore. Le modalità normali di montaggio degli sprinkler sono: rivolti verso l’alto (montati sopra le tubazioni), rivolti verso il basso (montati sotto le tubazioni) e rivolti orizzontalmente (con erogazione dell’acqua parallelamente ad un muro/parete laterale). L’erogatore deve essere montato come è stato progettato e solo così avrà un funzionamento corretto. La scelta di un particolare tipo di montaggio dipende dai vincoli strutturali dell’edificio.

Funzionamento

È possibile distinguere quattro tipologie principali di sistemi sprinkler che si differenziano in base alle modalità di funzionamento. La scelta di questi diversi tipi dipende da diverse considerazioni, tra cui:

  • il grado di rischio dell’incendio
  • la velocità di propagazione dell’incendio
  • la sensibilità del contenuto al danno da bagnamento
  • le condizioni ambientali
  • il tempo di reazione desiderato

Dimensionamento

Per progettare un impianto occorre riferirsi a specifiche norme tecniche con cui determinare tutte le caratteristiche del sistema, in particolare le prestazioni richieste all’impianto in termini di densità di scarica, ossia quantità di acqua erogata al minuto su ogni metro quadro di superficie protetta, e di area operativa, ossia la superficie massima su cui si prevede il funzionamento dell’impianto. Ad esempio l’indicazione densità di scarica di 12,5 l/min/m² su 250 m² significa che in caso di incendio l’impianto erogherà una quantità di acqua pari ad almeno 3125 l/min.

Al fine di determinare queste caratteristiche vengono considerati molteplici fattori inerenti:

  • l’attività svolta
  • la tipologia delle merci, dei materiali e degli imballaggi
  • le modalità di stoccaggio
  • le caratteristiche dei fabbricati
  • le condizioni ambientali

Contrariamente a quanto si può istintivamente supporre, il carico di incendio medio ha una importanza relativa nella determinazione delle prestazioni, mentre viene data più rilevanza ad aspetti come modalità e altezza di impilamento, le distanze tra scaffalature, il comportamento al fuoco dei materiali, il tipo di imballaggi. Per questo motivo non esiste un impianto sprinkler con caratteristiche fisse, adatto a tutti i tipi di rischio, ma al contrario ogni attività in genere richiede impianti differenziati, in termini di prestazioni, nelle diverse aree protette.

Sistemi a umido

I sistemi sprinkler a umido sono i più comuni. La definizione “a umido” indica che le tubazioni sono riempite con acqua in pressione. Il calore sviluppato dall’incendio provoca l’apertura degli erogatori che si trovano direttamente sopra l’area interessata e l’immediata fuoriuscita di acqua che continuerà ad essere erogata dall’alimentazione idrica fino a quando sarà chiusa la valvoladi controllo. Da considerare i limiti di applicazione legata alle temperature ambientali e necessità di tracciare le condotte in caso di impianti all’aperto con temperature inferiori a 4 °C.

Sistemi a secco

I sistemi sprinkler a secco sono quelli in cui le tubazioni sono riempite con aria in pressione anziché acqua. Un’apposita valvola di controllo, detta “valvola a secco”, viene posizionata in un’area riscaldata ed evita l’ingresso dell’acqua fino a quando un incendio provoca l’attivazione degli sprinkler. Con l’apertura degli erogatori l’aria fuoriesce e la valvola a secco si apre. Solo in quel momento l’acqua entra nelle tubazioni e viene erogata tramite gli sprinkler sull’incendio in atto. Il principale vantaggio dei sistemi sprinkler a secco è che consentono di proteggere quegli spazi non riscaldati o refrigerati dove i sistemi ad umido potrebbero non funzionare a causa del congelamento dell’acqua all’interno dei tubi. Nei casi in cui lo standard tecnico relativo all’installazione degli sprinkler non consente l’utilizzo di impianti a secco in ambienti freddi è possibile utilizzare impianti ad umido e riempire le tubazioni con apposite miscele di acqua ed Antigelo

Sistemi a preallarme

I sistemi sprinkler a preallarme utilizzano il concetto base dei sistemi a secco: le tubazioni sono riempite con aria non in pressione e non con acqua. La differenza consiste nel fatto che l’apertura della valvola di controllo è comandata da impianti di rilevazione incendi separato. Affinché l’acqua venga scaricata occorre quindi un doppio consenso (apertura dell’erogatore e intervento dell’impianto di rivelazione). Questi sistemi vengono utilizzati in quei casi dove si temono gravi danni da bagnamento come conseguenza della rottura accidentale di un erogatore o di un tubo. Il vantaggio principale dei sistemi a preallarme è la duplice azione richiesta per il rilascio dell’acqua: l’apertura della valvola di preallarme (comandata dal sistema di rivelazione) e l’apertura degli erogatori sprinkler. Di contro la presenza di un impianto di rivelazione aumenta la complessità del sistema, e quindi la possibilità di guasti, rendendolo quindi meno affidabile degli impianti che ne sono privi. In caso di malfunzionamento dell’impianto di rivelazione non si avrebbe infatti l’apertura della valvola di controllo, e quindi l’erogazione di acqua, anche in caso di incendio. Questo tipo di impianto offre un livello di protezione aggiuntivo contro un rilascio accidentale dell’acqua. Per questo motivo i sistemi a preallarme sono utilizzati in ambienti i cui contenuti possono essere danneggiati dall’acqua, come archivi, depositi di beni artistici, biblioteche con libri rari e centri elaborazione dati .

Sistemi a diluvio

I sistemi sprinkler a diluvio (attualmente non ancora previsti dalla UNI EN 12845) hanno erogatori privi del tappo e dell’elemento termosensibile e l’acqua è mantenuta a monte di un’apposita valvola la cui apertura è comandata da un sistema di rivelazione incendi separato. A differenza di quanto avviene in un impianto sprinkler con erogatori chiusi, l’acqua viene scaricata contemporaneamente da tutti gli erogatori. I sistemi a diluvio trovano ampia applicazione in industrie ad alto rischio come impianti chimici, depositi di carburante o hangar di aeroplani laddove si teme una rapida propagazione dell’incendio e pertanto si richiede l’erogazione simultanea di grandi quantità di acqua.

 

Codici Kemler

Questo tipo di codifica , chiamata Kemler e di fondamentale importanza per chi dovrà spegnere un incendio , oppure intervenire per circoscrivere un perdita di liquido da un’ autobotte , è un sistema internazionale in cui vengono classificate circa 2000 sostanze , l’individuazione dei 2 o 3 numeri riportati sopra in questa tabella posizionata su un camion ci fornisce molte informazioni , che messe assieme alle quattro cifre posizionate sulla parte sotto forniscono una vera e propria carta d’identità del prodotto , conoscere la composizione o il solvente , e le caratteristiche fisiche del prodotto con cui si ha a che fare e sempre la cosa migliore sopratutto per evitare di peggiorare la situazione , qui abbiamo una piccola spiegazione di questa tabella .

ADR_Plate_HI_KEMLER_PANEIl Kemler-ONU è un codice internazionale posto sulle fiancate e sul retro dei mezzi che 1trasportano merci pericolose. Identifica il tipo di materia trasportata ed il tipo di pericolosità della stessa. In caso di incidente la tempestiva comunicazioneai Vigili del Fuoco, dei numeri riportati sul pannello, consente di stabilire rapidamente le modalità del tipo di intervento.

Nella parte superiore, il numero (Kemler), è composto da due o tre cifre.

 

La prima cifra indica:2

  • 2-gas
  • 3-liquido infiammabile
  • 4-solido infiammabile
  • 5-materia comburente o perossido organico
  • 6-materia tossica
  • 7-materia radioattiva
  • 8-materia corrosiva
  • 9-materia pericolosa diversa

 

Seconda e terza cifra:3

  • 0-materia non ha pericolo secondario
  • 1-esplosione
  • 2-emissione di gas per pressione o reazione chimica
  • 3-infiammabilità
  • 5-proprietà comburenti
  • 6-tossicità
  • 8-corrosività
  • 9-pericolo di esplosione violenta dovuta a decomposizione spontanea od a polimerizzazione

4

 

 

Il numero di identificazione del pericolo, preceduto dalla lettera X indica che la materia reagisce pericolosamente con l’acqua

 

 

5

 

Nella parte inferiore il numero (ONU) è composto da quattro cifre identificative della materia trasportata, in base alla denominazione chimica ed alla sua classificazione.
L’elenco delle materie viene aggiornato costantemente e contiene più di duemila sostanze.

 

n Kemlern kemler 1n kemler 2

Sostanze estinguenti

Acqua

È la sostanza estinguente principale per la facilità con cui può essere reperita a basso sost-est-1costo. Azione estinguente:

-Raffreddamento (abbassamento della temperatura) del combustibile;

-Soffocamento per sostituzione dell’ossigeno con il vapore acqueo;

-Diluizione di sostanze infiammabili solubili in acqua fino a renderle non più tali;

-Imbevimento dei combustibili solidi.

Utilizzo dell’acqua

L’acqua è consigliata per incendi di combustibili solidi (classe A), con esclusione delle sostanze incompatibili quali sodio e potassio che a contatto con l’acqua liberano idrogeno, e carburi che invece liberano acetilene. In alcuni paesi europei questi estintori sono sottoposti alla prova dielettrica, con esito positivo, ottenendo pertanto l’approvazione di tipo. Per stabilire se un estintore a base d’acqua può essere utilizzato su apparecchiature sotto tensione, deve essere effettuata la prova dielettrica prevista dalla norma UNI EN 3-7:2008. In Italia non viene consentito l’uso su apparecchiature elettriche, in questo caso è obbligatorio riportare l’avvertenza nella parte terza dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione”.

Schiuma

Costituita da una soluzione in acqua di un liquido schiumogeno, che per effetto dellasost-est-2 pressione di un gas fuoriesce dall’estintore e passa all’interno di una lancia dove si mescola con aria e forma la schiuma. L’azione estinguente avviene to (separazione del combustibile dal comburente) e per raffreddamento in minima parte. Sono impiegate normalmente per incendi di liquidi infiammabili (classe B). Non è utilizzabile sulle apparecchiature elettriche e sui fuochi di classe D. È obbligatorio riportare l’avvertenza nella parte terza dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione” Schiume ad alta, media e bassa espansione

In base al rapporto tra il volume della schiuma prodotta e la soluzione acqua-schiumogeno d’origine, le schiume si distinguono in:

– Alta espansione 1:500 1:1000

– Media espansione 1:30 1:200

– Bassa espansione 1:6 1:12

Polvere

Sono costituite da particelle solide finissime a base di bicarbonato di sodio, potassio, sost-est-4fosfati e sali organici. L’azione estinguente delle polveri è prodotta dalla loro decomposizione per effetto delle alte temperature, che dà luogo ad effetti chimici sulla fiamma con azione anticatalitica ed alla produzione di CO2 e vapore d’acqua. I prodotti della decomposizione delle polveri separano il combustibile dal comburente, raffreddano il combustibile e inibiscono il processo della combustione. L’azione esercitata nello spegnimento è di po chimico (inibizione del materiale incombusto tramite catalisi negativa), di raffreddamento e di soffocamento. Possono essere utilizzate su apparecchiature elettriche in tensione. Possono danneggiare apparecchiature e macchinari (essendo costituite da particelle solide finissime) Utilizzo del’estintore a polvere L’estintore a polvere può essere utilizzato su:

– fuochi di classe A, B, C

– fuochi di classe D (solo con polveri speciali).

– quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V;sost-est-3

Gli estintori a polvere devono riportare l’indicazione della loro idoneità all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: “adatto all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 v ad una distanza di un metro” L’utilizzo di estintori a polvere contro fuochi di classe F è considerato pericoloso. Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea UNI EN 37:2008 e non devono essere marcati con il pittogramma di classe “F”. Una volta spento l’incendio è opportuno arieggiare il locale, in quanto, oltre ai prodotti della combustione (CO, CO2, vari acidi e gas, presenza di polveri incombuste nell’aria) la stessa polvere estinguente, molto fine, può essere inspirata insieme ad altre sostanze pericolose dall’operatore.

Gas Inerti

È utilizzata principalmente l’Anidride carbonica (CO2) e in minor misura l’azoto. AP1518_bUtilizzati principalmente in ambienti chiusi. La loro presenza nell’aria riduce la concentrazione del comburente fino ad impedire la combustione.

L’anidride carbonica:

– non è tossica;

– è più pesante dell’aria;

– è dielettrica (non conduce elettricità);

– è normalmente conservato come gas liquefatto;

– produce, differentemente dall’azoto, anche un’azione estinguente per raffreddamento dovuta all’assorbimento di calore generato dal passaggio dalla fase liquida alla fase gassosa.

I gas inerti possono essere utilizzati su apparecchiature elettriche in tensione.

Idrocarburi Alogenati

Gli idrocarburi alogenati, detti anche HALON (HALogenated hydrocarbON), sono formati da idrocarburi saturi in cui gli atomi di idrogeno sono stati parzialmente o totalmente sostituiti con atomi di cromo, bromo o fluoro. L’azione estinguente avviene attraverso l’interruzione chimica della reazione di combustione (catalisi negativa). Sono efficaci su incendi in ambienti chiusi scarsamente ventilati e l’azione estinguente non danneggia i materiali. Tuttavia, alcuni HALON per effetto delle alte temperature dell’incendio si decompongono producendo gas tossici. Il loro utilizzo è stato abolito da disposizioni legislative emanate per la protezione della fascia di ozono stratosferico (D.M. Ambiente 3/10/2001 Recupero, riciclo, rigenerazione e distribuzione degli halon).

Agenti Estinguenti Alternativi All’halon

Gli agenti sostitutivi degli halon impiegati attualmente sono “ecocompatibili” (clean agent), e generalmente combinano al vantaggio della salvaguardia ambientale lo svantaggio di una minore capacità estinguente rispetto agli halon. Esistono sul mercato prodotti inertizzanti e prodotti che agiscono per azione anticatalitica.