Addestramento con Motopompe

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Gruppi idrici da esaurimento e svuotamento acque 
Nelle operazioni di soccorso dei vigili del fuoco c’è spesso la necessità di pompare acqua o altri fluidi: per effettuare rifornimento idrico da una fonte esterna, per svuotare locali
seminterrati allagati, per la raccolta di fluidi di qualsiasi tipo che si siano raccolto al suolo, oche abbiano formato pozze, o per travasarli da un recipiente inefficiente a uno sicuro.

Allagamento
Le pompe in dotazione agli automezzi antincendio VV.F. possono aspirare acqua e altri liquidi, anche in grande quantità, ma solo se la profondità del liquido resta inferiore ai dieci metri. Per profondità superiori queste pompe entrano in cavitazione, non riescono cioè a creare nel tubo di aspirazione una depressione sufficiente ad aspirare l’acqua.
Quando si deve invece lavorare a profondità superiori vengono usate le pompe ad immersione, attrezzature che lavorano immerse nel liquido che pompano, lavorando in regime di spinta anziché di aspirazione. In questo modo si elimina la necessità di tubazioni rigide in cui poter creare il vuoto (adescamento) e non c’è un limite alla profondità del liquido da prelevare. L’unico limite della pompa a immersione è la sua potenza e la lunghezza delle tubazioni e dei cavi necessari per l’operazione.
Una importante distinzione è inoltre quella tra pompe per acque limpide e pompe per
acque luride.
Le acque luride possono contenere piccoli corpi solidi che potrebbero danneggiare e perfino rompere o far grippare la pompa utilizzata. In una pompa per acque luride invece possono transitare piccoli oggetti senza danno, se non sono più grandi di quelli per i quali la pompa è stata progettata.
Dal momento che la pompa lavora in immersione, deve essere mossa da motori diversi da quelli a combustione. Molte utilizzano infatti un motore elettrico, collegato alla pompa, ma isolato elettricamente dall’ambiente e dall’umidità esterna; in altri casi si utilizza un motore idraulico mosso dall’olio in pressione a sua volta azionato da una moto centralina esterna; esiste infine una pompa che viene azionata dal flusso idrico uscente da una manichetta connessa alla pompa del veicolo antincendio, progettata proprio per le operazioni dei VV.F.

Pompa ad immersione ad azionamento idraulico
Caratteristica comune alle pompe immerse usate nel caricamento dei veicoli da intervento dei VV.F è la leggerezza, la possibilità cioè di essere trasportate e collocate da un solo uomo. Le dimensioni sono tali che la pompa può essere impiegata nelle fonti idriche di difficile accesso, come pozzi, tombini, boccaporti, piccole vasche o locali interrati accessibili da piccole finestre o cavedi. Le dimensioni limitate ovviamente condizionano la sua capacità di aspirazione e le dimensioni massime degli oggetti solidi aspirabili senza danni.

Elettropompa sommersa
La motopompa prevista per il caricamento sugli automezzi da intervento W.F è una pompa elettrica ad immersione idonea per acque sudicie, con una prevalenza (cioè l‟altezza a cui l’acqua può essere spinta) di 8 – 10 metri, e una portata massima (ad altezza intermedia) di circa 36 metri cubi all’ora (10 litri al secondo). Può riempire un serbatoio vuoto da 1600 litri in circa 3 minuti, oppure può vuotare una cantina di circa 20 m2, in cui l’acqua sia arrivata all‟altezza di un metro, in circa 30 minuti.
È mossa da motore elettrico della potenza di circa 1,5 KW, alimentato da corrente alternata a 230V, con 20 metri di cavo di alimentazione. La sicurezza elettrica è assicurata dal doppio isolamento delle parti in tensione; è comunque opportuno assicurarsi che l‟alimentazione elettrica sia protetta da un interruttore differenziale ad alta sensibilità. L‟alimentazione del motogeneratore presente sui veicoli WF è dotata di queste caratteristiche, se la puntazza di messa a terra è correttamente collocata.

MOTOPOMPE IN USO AI VIGILI DEL FUOCO

Le pompe sono di tipo centrifugo autoadescante a girante aperta e piatto d’usura riportato.
L’autoadescamento avviene per borbottamento dell’aria all’interno del liquido imprigionato nel corpo della pompa, che quindi deve essere di disegno e forma tali da permettere un rapido e sicuro autoadescamento fino a 8 m di profondità. Una valvola di non ritorno incorporata nel corpo evita lo svuotamento di quest’ultimo alla fermata della pompa, permettendo un rapido innescamento alla ripartenza della pompa. La tenuta meccanica è in metallo duro resistente all’abrasione ed è lubrificata tramite una camera a grasso sul retrotenuta.

VANTAGGI
La capacità di autoadescamento permette l’uso di tali pompe senza riempire la condotta di aspirazione ed evita la valvola di fondo. Possono quindi essere agevolmente usate in
versione trasportabile con motori elettrici o endotermici, oppure nell’aspirazione da vasche o canali profondi o lontani. La girante di tipo aperto con palettatura di forte spessore ed il piatto di usura nichelato e riportato con viti di acciaio inossidabile, conferiscono alla macchina una buona resistenza all’azione meccanica di sostanze abrasive quali sabbia, terriccio, polvere di marmo ecc..
Ampie aperture sul corpo permettono l’ispezione dell’interno della girante senza dover
smontare la pompa.

MOTOPOMPE DA SVUOTAMENTO
Le motopompe da svuotamento sono state progettate per impieghi gravosi continuativi di Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Il rapido adescamento, anche con elevata prevalenza di aspirazione, l’elevata portata e prevalenza e l’altissima qualità dei materiali impiegati per la costruzione sono le caratteristiche principali .
La robustissima costruzione del corpo pompa unita alla particolare conformazione della
girante permette il trattamento ed il trasferimento acque luride, con sassi e corpi solidi in sospensione rendendo così possibile anche l’utilizzo senza impiegare il filtro di
aspirazione.

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Addestramento con Tirfor

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Addestramento con Tirfor

Il Tirfor è un’apparecchiatura atta ad esercitare forze di trazione in orizzontale ed in verticale tramite l’ausilio di una leva a mano. E composto da una fune di acciaio lunga circa 15 metri e da un corpo macchina fornito di dispositivo, azionato da una leva, per bloccare e liberare la fune di acciaio e da due leve che permettono il movimento di quest’ultima nei due sensi di marcia. L’apparecchio si usa per spostare oggetti pesanti, tronchi, massi, ecc…, per liberare mezzi impantanati; utilizzato in verticale permette di recuperare oggetti caduti in una voragine o giù per una scarpata.
L’operatore, trovato un punto fisso (un albero, un palo, o lo stesso automezzo che è servito per raggiungere il posto) dovrà agire in primo luogo bloccando il Tirfor tramite una fune al punto fisso (esiste un apposito gancio nella parte posteriore dell’apparecchiatura), poi disinserirà il dispositivo che blocca la fune di acciaio cosicché essa possa scorrere, raggiungere e legare l’oggetto da spostare. Successivamente, bloccata la fune tramite la leva di inserimento della marcia, sceglierà il senso di movimento. Se l’oggetto dovrà essere trascinato verso l’operatore userà la leva di marcia avanti, se dovrà essere calato userà quella di marcia indietro.
Al fine di evitare incidenti agli operatori, una volta spostato l’oggetto, per nessun motivo dovrà disinserire il meccanismo di bloccaggio della fune di acciaio, ma dovrà prima allentare il cavo stesso facendolo scorrere ovviamente nel senso contrario a quello in cui ha lavorato. Eseguita questa operazione potrà liberare il cavo e riporre l’attrezzatura. Lo stesso procedimento andrà rispettato lavorando con il Tirfor in verticale; bisognerà ricordare però che in questa posizione esso potrà sopportare pesi minori, secondo quanto dichiarato dalla ditta costruttrice. Per lavorare nei termini di sicurezza bisognerà sempre tenersi il più possibile lontani dal cavo di tensione e porre l’apparecchio in linea con quest’ultimo. Il Tirfor è anche dotato di una serie di picchetti per ancorarlo quando non si trovino punti fissi sul posto. Dovrà essere manovrato da un solo operatore per non alterare le caratteristiche dell’attrezzo.
Bisogna poi precisare che il tubo telescopico in dotazione al Tirfor non dovrà mai essere modificato nella sua lunghezza originale. Un’ulteriore precauzione sarà quella di controllare periodicamente lo stato di usura della fune di acciaio e provvedere alla sua sostituzione qualora non si dovesse trovare in condizioni ottima.

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La Scala Italiana

La scala italiana è per i vigili del fuoco una prova , la più difficile , li si testano l’abilità delle persone , la loro sicurezza in quota , la paura dell’altezza , l’indecisione . Da li gli istruttori testano le persone , la persona che non si sente sicura nella scala si vede , si vede nei movimenti , nella scala si vede tutto . Per questo la scala italiana rappresenta un’importanza vitale saperla montare , per questo montarla sarà l’obbiettivo principale di ogni volontario . 

La scala italiana è per i Vigili del Fuoco l’attrezzo più importante e caratteristico. Non vi è
Corpo per piccolo che sia, che non disponga di questo attrezzo di indiscussa utilità. La scala italiana, come tutte le scale in genere, serve, sia per le manovre di spegnimento che per le manovre di salvataggio.
Essa porta inoltre un prezioso contributo in altre particolari contingenze, perchè può essere usata fra l’altro anche: orizzontalmente come passerella, verticalmente come puntone, e, con opportune fasciature a mezzo manichette, come barella per il trasporto di persone infortunate. Opportunamente controventata a mezzo di funi, la scala italiana può essere anche usata per la salita, senza bisogno di appoggio contro pareti o altri sostegni. Giova aggiungere che la sua particolare formazione a pezzi staccati, presenta il pregio di consentire a secondo del bisogno, l’utilizzazione di parte della scala o di un solo pezzo.
Le principali caratteristiche dell’attrezzo, secondo il modello unificato sono le seguenti:

– Lunghezza complessiva ml. 10,33;
– lunghezza dei tre pezzi maggiori ml. 3,16;
– lunghezza del pezzo di sommità ml. 2,23
– largezza scala da cm. 42,5 a 49.

I pezzi sono provvisti alle estremità degli staggi, di bussole metalliche che servono ad
assicurare l’innesto dei pezzi tra loro; il pezzo alla base della scal termina generalmente con uno zoccolo che conferisce alla scala una maggior stabilità. Per la manovra sono richiesti 4 serventi ed un sottufficiale o graduato. I serventi vengono designati con i numeri 1 2 3 4; analogamente i pezzi sono numerati dall’uno al quattro, iniziando dal pezzo di base. Nella posizione di partenza e di arrivo, il servente numero 1 reca il pezzo con il numero corrispondente, e così pure gli altri serventi. Nella descrizione della manovra la numerazione dei gradini ha luogo progressivamente dalla base alla sommità di ciascun pezzo. Per la chiara interpretazione della manovra si precisa che, quando non viene fatto espresso riferimento al servente che monta la scala, la destra e la sinistra si riferiscono a chi guarda il castello di manovra.

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Codici Kemler

Questo tipo di codifica , chiamata Kemler e di fondamentale importanza per chi dovrà spegnere un incendio , oppure intervenire per circoscrivere un perdita di liquido da un’ autobotte , è un sistema internazionale in cui vengono classificate circa 2000 sostanze , l’individuazione dei 2 o 3 numeri riportati sopra in questa tabella posizionata su un camion ci fornisce molte informazioni , che messe assieme alle quattro cifre posizionate sulla parte sotto forniscono una vera e propria carta d’identità del prodotto , conoscere la composizione o il solvente , e le caratteristiche fisiche del prodotto con cui si ha a che fare e sempre la cosa migliore sopratutto per evitare di peggiorare la situazione , qui abbiamo una piccola spiegazione di questa tabella .

ADR_Plate_HI_KEMLER_PANEIl Kemler-ONU è un codice internazionale posto sulle fiancate e sul retro dei mezzi che 1trasportano merci pericolose. Identifica il tipo di materia trasportata ed il tipo di pericolosità della stessa. In caso di incidente la tempestiva comunicazioneai Vigili del Fuoco, dei numeri riportati sul pannello, consente di stabilire rapidamente le modalità del tipo di intervento.

Nella parte superiore, il numero (Kemler), è composto da due o tre cifre.

 

La prima cifra indica:2

  • 2-gas
  • 3-liquido infiammabile
  • 4-solido infiammabile
  • 5-materia comburente o perossido organico
  • 6-materia tossica
  • 7-materia radioattiva
  • 8-materia corrosiva
  • 9-materia pericolosa diversa

 

Seconda e terza cifra:3

  • 0-materia non ha pericolo secondario
  • 1-esplosione
  • 2-emissione di gas per pressione o reazione chimica
  • 3-infiammabilità
  • 5-proprietà comburenti
  • 6-tossicità
  • 8-corrosività
  • 9-pericolo di esplosione violenta dovuta a decomposizione spontanea od a polimerizzazione

4

 

 

Il numero di identificazione del pericolo, preceduto dalla lettera X indica che la materia reagisce pericolosamente con l’acqua

 

 

5

 

Nella parte inferiore il numero (ONU) è composto da quattro cifre identificative della materia trasportata, in base alla denominazione chimica ed alla sua classificazione.
L’elenco delle materie viene aggiornato costantemente e contiene più di duemila sostanze.

 

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Sostanze estinguenti

Acqua

È la sostanza estinguente principale per la facilità con cui può essere reperita a basso sost-est-1costo. Azione estinguente:

-Raffreddamento (abbassamento della temperatura) del combustibile;

-Soffocamento per sostituzione dell’ossigeno con il vapore acqueo;

-Diluizione di sostanze infiammabili solubili in acqua fino a renderle non più tali;

-Imbevimento dei combustibili solidi.

Utilizzo dell’acqua

L’acqua è consigliata per incendi di combustibili solidi (classe A), con esclusione delle sostanze incompatibili quali sodio e potassio che a contatto con l’acqua liberano idrogeno, e carburi che invece liberano acetilene. In alcuni paesi europei questi estintori sono sottoposti alla prova dielettrica, con esito positivo, ottenendo pertanto l’approvazione di tipo. Per stabilire se un estintore a base d’acqua può essere utilizzato su apparecchiature sotto tensione, deve essere effettuata la prova dielettrica prevista dalla norma UNI EN 3-7:2008. In Italia non viene consentito l’uso su apparecchiature elettriche, in questo caso è obbligatorio riportare l’avvertenza nella parte terza dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione”.

Schiuma

Costituita da una soluzione in acqua di un liquido schiumogeno, che per effetto dellasost-est-2 pressione di un gas fuoriesce dall’estintore e passa all’interno di una lancia dove si mescola con aria e forma la schiuma. L’azione estinguente avviene to (separazione del combustibile dal comburente) e per raffreddamento in minima parte. Sono impiegate normalmente per incendi di liquidi infiammabili (classe B). Non è utilizzabile sulle apparecchiature elettriche e sui fuochi di classe D. È obbligatorio riportare l’avvertenza nella parte terza dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione” Schiume ad alta, media e bassa espansione

In base al rapporto tra il volume della schiuma prodotta e la soluzione acqua-schiumogeno d’origine, le schiume si distinguono in:

– Alta espansione 1:500 1:1000

– Media espansione 1:30 1:200

– Bassa espansione 1:6 1:12

Polvere

Sono costituite da particelle solide finissime a base di bicarbonato di sodio, potassio, sost-est-4fosfati e sali organici. L’azione estinguente delle polveri è prodotta dalla loro decomposizione per effetto delle alte temperature, che dà luogo ad effetti chimici sulla fiamma con azione anticatalitica ed alla produzione di CO2 e vapore d’acqua. I prodotti della decomposizione delle polveri separano il combustibile dal comburente, raffreddano il combustibile e inibiscono il processo della combustione. L’azione esercitata nello spegnimento è di po chimico (inibizione del materiale incombusto tramite catalisi negativa), di raffreddamento e di soffocamento. Possono essere utilizzate su apparecchiature elettriche in tensione. Possono danneggiare apparecchiature e macchinari (essendo costituite da particelle solide finissime) Utilizzo del’estintore a polvere L’estintore a polvere può essere utilizzato su:

– fuochi di classe A, B, C

– fuochi di classe D (solo con polveri speciali).

– quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V;sost-est-3

Gli estintori a polvere devono riportare l’indicazione della loro idoneità all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: “adatto all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 v ad una distanza di un metro” L’utilizzo di estintori a polvere contro fuochi di classe F è considerato pericoloso. Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea UNI EN 37:2008 e non devono essere marcati con il pittogramma di classe “F”. Una volta spento l’incendio è opportuno arieggiare il locale, in quanto, oltre ai prodotti della combustione (CO, CO2, vari acidi e gas, presenza di polveri incombuste nell’aria) la stessa polvere estinguente, molto fine, può essere inspirata insieme ad altre sostanze pericolose dall’operatore.

Gas Inerti

È utilizzata principalmente l’Anidride carbonica (CO2) e in minor misura l’azoto. AP1518_bUtilizzati principalmente in ambienti chiusi. La loro presenza nell’aria riduce la concentrazione del comburente fino ad impedire la combustione.

L’anidride carbonica:

– non è tossica;

– è più pesante dell’aria;

– è dielettrica (non conduce elettricità);

– è normalmente conservato come gas liquefatto;

– produce, differentemente dall’azoto, anche un’azione estinguente per raffreddamento dovuta all’assorbimento di calore generato dal passaggio dalla fase liquida alla fase gassosa.

I gas inerti possono essere utilizzati su apparecchiature elettriche in tensione.

Idrocarburi Alogenati

Gli idrocarburi alogenati, detti anche HALON (HALogenated hydrocarbON), sono formati da idrocarburi saturi in cui gli atomi di idrogeno sono stati parzialmente o totalmente sostituiti con atomi di cromo, bromo o fluoro. L’azione estinguente avviene attraverso l’interruzione chimica della reazione di combustione (catalisi negativa). Sono efficaci su incendi in ambienti chiusi scarsamente ventilati e l’azione estinguente non danneggia i materiali. Tuttavia, alcuni HALON per effetto delle alte temperature dell’incendio si decompongono producendo gas tossici. Il loro utilizzo è stato abolito da disposizioni legislative emanate per la protezione della fascia di ozono stratosferico (D.M. Ambiente 3/10/2001 Recupero, riciclo, rigenerazione e distribuzione degli halon).

Agenti Estinguenti Alternativi All’halon

Gli agenti sostitutivi degli halon impiegati attualmente sono “ecocompatibili” (clean agent), e generalmente combinano al vantaggio della salvaguardia ambientale lo svantaggio di una minore capacità estinguente rispetto agli halon. Esistono sul mercato prodotti inertizzanti e prodotti che agiscono per azione anticatalitica.

Sopralluogo sul Rotolon

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Salire sulla zona Rossa del Rotolon e sempre molto utile sopratutto con l’obbiettivo di comprendere alcune cose che si sono susseguite negli anni , per conoscere quel delicato equilibrio tra uomo ed ambiente , qui l’uomo non ha potuto fare tanto se non sorvegliare per anni la rossa terra del Rotolon che scende di tanto in tanto , quando aumentano le pioggie e quel terreno diventa fango  , quel fango che se parte scenderà portando con se molti massi che cavalcheranno l’onda argillosa ed impermeabile che zuppa d’acqua porterà i massi a valle , le dimensioni di questo evento franoso non si sanno , oppure si ha una piccola idea di quello che potrebbe essere , certo che quando piove per diversi giorni salire per il sentiero delle mole e vedere acqua che esce dal fianco della montagna non è indice di sicurezza , poi capire se e peggio o meglio ci sia acqua anche questo è un bel dire , le case a rischio ci sono , gli abitanti dicono che il Rotolon è sempre stato li , e si è sempre mosso , ma il pericolo rimane , ed il pensiero in quelle notti di pioggia e rivolto in alto sul Rotolon.

Torrente Rotolon
Per il grave stato di dissesto idrogeologico del tronco superiore, la rapidità e la violenza delle piene legata soprattutto al notevole trasporto solido, il T. Rotolon è l’affluente più pericoloso dell’ Agno. Fin da epoca storica, infatti, al Rotolon sono legati i più importanti dissesti, talora distruttivi, che hanno colpito questa parte di territorio. Gli episodi di cui si hanno notizie si riferiscono ad eventi legati sia a movimenti franosi che ad episodi di piena (Miliani Luigi: “ Le piene dei fiumi veneti e i provvedimenti di difesa”, 1937‐1939); in particolare:

– 1784  ‐ movimenti franosi e notevole trasporto solido nel torrente con colmamento dell’alveo del T. Agno ed alluvionamento di alcune campagne della c.da Maltaure
– 1789 ‐ alcuni dissesti ed esondazioni
– 1794 ‐ movimenti franosi e notevole trasporto solido nel torrente con colmamento dell’alveo e distruzione della c.da Erceghi
– 1796 ‐ alcuni dissesti ed esondazioni
– 1798 ‐ caduta di una enorme frana con danni notevoli;
– 1882 ‐ grossa piena con distruzioni di ponti e grave pericolo per l’abitato di Recoaro;
– 1898 ‐ altra frana distruttiva, con tempo asciutto, con minaccia dell’abitato di Recoaro;
– 1929  ‐ enorme scoscendimento con materiale che investì la c.da Parlati e rialzò il letto del T.Agno di 6 metri.

A seguito di tali episodi venne realizzato nel periodo 1922  ‐  1937 un intervento di sistemazione idraulico‐forestale del bacino Rotolon: costruzione della briglia Menarini e di una serie di briglie minori; difesa di sponda radente a protezione dell’abitato di Maltaure; sistemazione del bacino del Rotolon con bonifica del versante sinistro (“Buse Scure”) mediante consolidamento e regolazione della parte alta del tronco fluviale con briglie, realizzazione di muri di sostegno, cunettoni, drenaggi ed opere di protezione
sui versanti, rinsaldamento mediante graticciati, inerbimento e rimboschimento del versante sinistro dell’alto Rotolon dalla loc. Piazze verso monte ed infine la cassa di espansione a monte dell’abitato di Parlati.

Cronistoria 

La storia del Rotolon, la grande frana rossa (roote-loon) così chiamata fin dai tempi della calata dei cosiddetti cimbri, sui monti dell’Alto Vicentino, affonda nella notte dei tempi. E’ una storia di spaventosi crolli, di esondazioni, di gravi danni di paure e di fughe della popolazione che viveva presso l’alto corso del torrente, se ne hanno le prime notizie nel 1779 quando dopo due annate eccezionali di siccità l’Agno travolse i ripari e alcune costruzioni tra cui quelli di contrada Asnicar. L’evento più terrificante si ebbe però l’8 novembre del 1789 quando la frana, staccatasi alle 8 di sera dalla destra idrografica presso le sorgenti a circa 1500 metri di quota, si abbatté con enorme fragore (udita fino a Valdagno) invadendo i pascoli, distruggendo mulini, una segheria, un maglio ed un ponte in pietra e danneggiando le contrade presso il corso del torrente, il cui letto si alzò di parecchi metri. La melma rossa ed i macigni guastarono le contrade, più tardi dalla massa melmosa, si videro affiorare i tronchi di antichissime conifere contenute negli strati dell’anisico ed anche blocchi di marmo pregiato più tardi utilizzati in loco.
A quasi un secolo dalla grande frana del 1789 di cui ancora si tramanda memoria, a seguito di piogge torrenziali si ebbero rispettivamente nell’autunno del 1881 in quello del 1882 nuovi imponenti crolli con grave minaccia sui terreni e sugli abitati dell’alto Agno. Alcuni edifici come l’Albergo alla Fortuna subirono ingenti danni come testimonia un semplice ma efficace cronista del tempo tale Bepi Santagiuliana soprannominato “Scapuzzo” di Parlati il quale registra che tra l’8 e il 10 ottobre del ’81 avendosi burrasca di neve sulle cime e pioggia a quota inferiore, il torrente esondò in più punti depositando terra rossa sopra i prati e le ghiaie e scavando e guastando quanto si trovava vicino al corso d’acqua. Ancora una grande scarica si ebbe nel gennaio del ’82 e poi il 27 aprile dello stesso anno, la colata rossa sorprese tutti per la sua velocità ma durò 2 ore soltanto. Il successivo 15 settembre fu travolto nottetempo anche il ponte detto del “podo”. Il mulino dei Parlati rimase interrato sotto la ghiaia fino a metà delle ruota; di seguito il detto cronista riportò che anche il 14 maggio del 1900 i disastri parvero ripetersi con le solite scariche del Rotolon specie quando dalle malghe di Raute si staccò una nuova frana che precipitò sulla vecchia slavina rossa. Altri episodi minori si susseguirono nel tempo fino al 1985 quando un nuovo imponente crollo costituito specialmente della solita mota rossa semiliquida che trasportava enormi massi fin sotto i ponti di recoaro, mise la valle in allarme. Gli alpini in armi di Bassano, di cui chi scrive allora coordinava l’intervento, assieme al compianto tenente Angelo Gelso, furono incaricati della vigilanza e rimasero sul posto una ventina di giorni attivando una rete radio tra il monte e le contrade per eventuali allarmi d’urgenza. La storia del Rotolon è anche storia di interventi dell’uomo e successive sistemazioni dell’area di frana. I primi grandi lavori si ebbero tra il 1903 e il 1905. Più avanti durante il Ventennio erano annualmente impiegati almeno 50 operai del luogo per le sistemazioni idrauliche e forestali e la costruzione delle nuove briglie sul torrente. Dopo gli anni ’60, gli interventi si diluirono sempre più e negli ultimi anni, a parte episodici interventi dei servizi forestali della Regione, la montagna rimane abbandonata. Ora la montagna è entrata nel lungo letargo invernale, ma rimane costantemente sotto l’occhio di sofisticati strumenti elettronici installati nei giorni scorsi e pronti a segnalarne ogni minimo sussulto.

di Bepi Magrin dal Giornale di Vicenza 20 dicembre 2010

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Classificazioni dei fuochi

Allo scopo informativo e didattico di chi si occupa di incendi e di spegnimenti , ma anche ai utenti cosiddetti inesperti o non del settore , anche se il corso antincendio viene ormai fatto in tutte le aziende , si vuole sensibilizzare le persone a parte delle problematiche inerenti all’incendio stesso , cose non sempre facili , per questo risulta sempre molto importante il fattore umano di chi e presente nella zona e può fornire un aiuto logistico ad comprendere cosa può esserci all’interno di un focolaio di incendio , come per esempio : bombole di gas , liquidi fortemente infiammabili , oppure condizione molto critica Metalli Puri .

E chiaro che questo opuscolo non serve per formare le persone ma per comprendere che tutti gli incendi non sono uguali.

LA CLASSIFICAZIONE DEI FUOCHI

Gli incendi vengono distinti in 5 classi, secondo le caratteristiche dei materiali combustibili, in accordo con la norma UNI EN 2:2005.

classe A Fuochi da materiali solidi generalmente di natura organica, la cui combustione avviene normalmente con formazione di braci.

classe B Fuochi da liquidi o da solidi liquefattibili

classe C Fuochi da gas

classe D Fuochi da metalli

classe F Fuochi che interessano mezzi di cottura (oli e grassi vegetali o animali) in apparecchi di cottura.

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Le originarie 4 classi sono diventate 5 con l’aggiornamento della norma UNI EN 2:2005 che ha introdotto la classe F. La norma UNI EN 2:2005 suddivide 5 classi di fuoco in relazione al tipo di combustibile. Non definisce una classe per i fuochi con un rischio dovuto all’elettricità. Questa classificazione è utile in modo particolare nel settore della lotta contro l’incendio mediante estintori. La classificazione degli incendi è tutt’altro che accademica, in quanto essa consente l’identificazione della classe di rischio d’incendio a cui corrisponde una precisa azione operativa antincendio ed un’opportuna scelta del tipo di estinguente. Non tutte le sostanze estinguenti possono essere impiegate indistintamente su tutti i tipi di incendio.

Classe A

Fuochi da materiali solidi legname carboni, carta, tessuti, trucioli, pelli, gomma e derivati la cui combustione genera braci

Classe A

La combustione può presentarsi in 2 forme:

  • combustione viva con fiamme
  • combustione lenta senza fiamme, ma con formazione di brace incandescente.

L’acqua, la schiuma e la polvere sono le sostanze estinguenti più comunemente utilizzate. In genere l’agente estinguente migliore è l’acqua, che agisce per raffreddamento.

Classe B

Fuochi da liquidi idrocarburi, benzine, alcoli, solventi, oli minerali, grassi, eteri

Classe B

Gli estinguenti più comunemente utilizzati sono costituiti da schiuma, polvere e CO2. L’agente estinguente migliore è la schiuma che agisce per soffocamento. È controindicato l’uso di acqua a getto pieno (può essere utilizzata acqua con getto frazionato o nebulizzato).

Classe C

Fuochi da gas metano, G.P.L., idrogeno, acetilene, butano, propano.

Classe C

L’intervento principale contro tali incendi è quello di bloccare il flusso di gas chiudendo la valvola di intercettazione o otturando la falla. Esiste il rischio di esplosione se un incendio di gas viene estinto prima di intercettare il gas. L’acqua è consigliata solo a getto frazionato o nebulizzato per raffreddare i tubi o le bombole coinvolte. Sono utilizzabili le polveri polivalenti. Il riferimento all’idoneità di un estintore all’uso contro fuochi da gas (classe C) è a discrezione del costruttore, ma si applica solo agli estintori a polvere che hanno ottenuto una valutazione di classe B o classe A e classe B (norma UNI EN 3-7:2008).

Classe D

Fuochi da metalli alluminio, magnesio, sodio, potassio

Classe D

Nessuno degli estinguenti normalmente utilizzati per gli incendi di classe A e B è idoneo per incendi di metalli che bruciano (alluminio, magnesio, potassio, sodio). In tali incendi occorre utilizzare delle polveri speciali ed operare con personale particolarmente addestrato. Sono particolarmente difficili da estinguere data la loro altissima temperatura. Nei fuochi coinvolgenti alluminio e magnesio si utilizza la polvere al cloruro di sodio. Gli altri agenti estinguenti (compresa l’acqua) sono da evitare in quanto possono causare reazioni con rilascio di gas tossici o esplosioni.

Classe F

Fuochi che interessano mezzi di cottura olio da cucina e grassi vegetali o animali

classe f

Recentemente introdotta dalla norma UNI EN 2:2005. È riferita ai fuochi di oli combustibili di natura vegetale e/o animale quali quelli usati nelle cucine, in apparecchi di cottura. La formula chimica degli oli minerali (idrocarburi fuochi di classe B) si distingue da quella degli oli vegetali e/o animali. Gli estinguenti per classe F spengono per azione chimica, effettuando una catalisi negativa per la reazione chimica di combustione. L’utilizzo di estintori a polvere e di estintori a CO2 contro fuochi di classe F è considerato pericoloso. Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea UNI EN 37:2008 e non devono essere marcati con il pittogramma di classe “F”. Tutti gli estintori idonei per l’uso su fuochi di classe F devono essere conformi ai requisiti della prova dielettrica del punto 9 della norma UNI EN 3-7:2008.

Ex Classe E

La norma UNI EN 2:2005 non comprende i fuochi di “Impianti ed attrezzature elettriche sotto tensione” (vecchia classe E) in quanto, gli incendi di impianti ed attrezzature elettriche sono riconducibili alle classi A o B.

classe E

Gli estinguenti specifici per questi incendi sono le polveri dielettriche e la CO2, mentre non devono essere usati acqua e schiuma. Per stabilire se l’estintore può essere utilizzato su apparecchiature sotto tensione deve essere effettuata la prova dielettrica prevista dalla norma UNI EN 3-7:2008. Tale prova non è richiesta per gli estintori a CO2 in quanto l’anidride carbonica non è conduttrice di elettricità, ne è richiesta per quegli estintori per i quali non viene chiesto l’impiego per parti elettriche sotto tensione. Tutti gli estintori idonei per l’uso su fuochi di classe F devono essere conformi ai requisiti della prova dielettrica. Gli estintori portatili che non sono sottoposti a prova dielettrica, o non soddisfano tali requisiti, devono riportare la seguente avvertenza: “AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione” Gli estintori portatili che utilizzano altri agenti e gli estintori a base d’acqua conformi alla norma UNI EN 3-7:2008, devono riportare l’indicazione della loro idoneità all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: “adatto all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 v ad una distanza di un metro”.