Sempre in prima linea

12-5-18

Non si fa il proprio dovere perchè qualcuno ci dica grazie, lo si fa per principio, per sè stessi, per la propria dignità. Oriana Fallaci

Noi nel nostro piccolo distaccamento diamo questo contributo alla comunità , facciamo ciò che possiamo e siamo ciò che facciamo , in prima linea per il soccorso a persona , animali e cose , in questo nostro difficile territorio prealpino , fatto di piccole e grandi realtà in alcuni casi difficili da raggiungere , se non con la profonda conoscenza del nostro territorio .

Il pompiere paura non ne ha …

Sia ben chiaro , il pompiere non è un eroe , è una persona ed è umano , avere paura non vuol dire non avere coraggio , la paura rende le persone attente e prudenti , riflessive sulle decisioni .

Questi sono i vigili del fuoco , questi sono i volontari .

Addestramento con Autoprotettore

Autoprotettore

Una fase molto importante e cruciale per quanto riguarda gli incendi e anche altre varie azioni che si possono incontrare in ambienti ad alto rischio di incidente rilevante e conoscere ed avere dimestichezza con l’autoprotettore o autorespiratore , per questo proposito oggi parleremo di questo argomento nell’addestramento mensile .

Autorespiratore a Circuito Aperto

Scopo del dispositivo

Suo scopo principale è quello di proteggere le vie durante l’attività operativa in atmosfere critiche :

-inquinate da fumi, nebbie, gas e vapori (asfissianti, irritanti, corrosivi, tossico-nocivi, cancerogeni/teratogeni, letali);

-contaminate da microrganismi infettivi;

-con tenore di ossigeno < 17%;

-con temperature > 60°C fornendo all’utilizzatore aria non inquinata proveniente da una sorgente portatile.

Caratteristiche

L’autorespiratore è costituito anzitutto da una (o anche più di una) bombola caricata ad aria compressa, realizzata normalmente in un unico pezzo cilindrico di acciaio, con una capacità volumetrica compresa tra 3 e 9 lt (il tipo più diffuso è quello da 7 lt). In Italia la pressione massima di carica è di 200-300 bar.

bombola

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La bombola è provvista di una valvola a volantino collegata, mediante un codolo posto sulla maschera a pieno facciale, mediante un idoneo raccordo connettore a vite unificato del tipo UNI EN 148/3.

 

erog maschL’erogatore è dotato di un dispositivo che ne permette l’attivazione alla prima inspirazione e di un blocco manuale, detto pulsante di stand-by. In alcuni modelli, questo coincide con il pulsante di erogazione supplementare, che ha la funzione di permettere un maggiore flusso d’aria in erogazione continua. In altri modelli, questa funzione è svolta da un pulsante apposito posto sull’erogatore.

La maschera è realizzata con una mescola speciale in gomma EPDM o in silicone, che non irrita la pelle e resiste al calore radiante. La marcatura della maschera dovrà riportare ben visibili le lettere “F” ed “A”, che attestano tale capacità.

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mascheraLa maschera si collega al viso dell’operatore tramite una bardatura formata da 2 cinghiaggi mascellari e 2 temporali, più un cinghiaggio superiore, tutti regolabili, ed è inoltre dotata di un visore in robusta plastica (metacrilato), che assicura un sufficiente campo visivo. Alla maschera è collegato un bocchettone a madrevite per l’attacco dell’erogatore di tipo unificato (diverso da quello della maschera a filtro), che incorpora una valvola di inalazione ed un dispositivo fonico, entrambi protetti da apposita schermatura parafiamma.

All’interno della maschera è collocata infine una mascherina oro-nasale munita di due valvoline di ingresso dell’aria, che si chiudono automaticamente all’espirazione, con la funzione di evitare l’appannamento del visore.

L’aria espiratasi scarica dal facciale, senza ricircolazione, attraverso una o due valvole di esalazione poste generalmente sulla parte inferiore della maschera.

Nella maschera, anche durante l’inspirazione su richiesta d’aria dell’utilizzatore, la pressione non scende mai al di sotto di una sovrappressione di 0,1 mbar (frequente 1 mbar). Questo modo di erogazione dell’aria viene definito “a domanda a funzionamento in sovrappressione”ed è ritenuto oggi il più affidabile.

Grazie alla sovrappressione sempre presente nella maschera, infatti, non si possono avere rientri di aria inquinata dall’esterno neppure nel caso di imperfetta tenuta del facciale sul viso dovuta a barba, baffi, o basettoni (comunque da evitare).

Esistono, però, anche altri tipi di erogatori, di uso comune in passato, che erogano l’aria sempre a domanda, ma solo se l’operatore crea nella maschera una lieve depressione e che per questo vengono detti “a domanda a funzionamento in depressione”.
L’autorespiratore isolante a circuito aperto a funzionamento in sovrappressione assicura la massima protezione possibile delle vie respiratorie. Questo maggiore grado di protezione è però pagato in termini di autonomia, perché le perdite d’aria dalla maschera che evitano rientri pericoloso di inquinante riducono l’autonomia dell’apparecchio.

Esistono quindi autorespiratori dotati di erogatori a domanda commutabili, che funzionano in depressione o sovrapressione a seconda delle necessità.

L’indossamento dell’apparecchio e il sostegno di bombola e riduttore sono assicurati da uno schienalino, o bardatura dorsale, dotato di opportuni cinghiaggi (due spallacci, una cintura lombare e una cinghia di fissaggio bombola) resistenti alla fiamma.

manometro

Completano l’autorespiratore un manometro di controllo per la lettura della pressione nella bombola, che comunica con questa mediante un tubo di collegamento detto frusta di alta pressione, innestato all’ingresso del riduttore, e una valvola di sicurezza per evitare che, in caso di funzionamento difettoso del riduttore, la pressione nel tubo di media pressione superi i 12-15 bar circa.

Su tutti gli apparecchi è presente infine un dispositivo acustico di allarme. Esso segnala che la pressione nella bombola ha raggiunto i 55 bar (evidenziati in rosso sul manometro), oppure che restano disponibili all’interno della bombola 200 lt di aria, che garantiscono 3 minuti circa di autonomia. A seconda della casa costruttrice, tale dispositivo può trovarsi sul manometro, sul gruppo di riduzione, o sull’erogatore.

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I modelli di autorespiratore più recenti adottano bombole in materiale composito, più leggere di quelle in acciaio ma ugualmente resistenti, e in grado, se caricate con una pressione massima di 300 bar, di immagazzinare a parità di peso una quantità d’aria leggermente maggiore rispetto alle precedenti.

Poiché gli autorespiratori sono destinati alle squadre antincendio, i costruttori hanno progettato anche appositi sistemi accessori, a volte non contemplati dalla normativa, finalizzati al miglioramento di alcune prestazioni specifiche degli apparecchi. Le bombole, ad esempio, possono essere trattate con vernici fosforescenti per assicurare la visibilità dell’operatore anche al buio, oppure possono essere interamente costruite in materiale composito a peso dimezzato per una maggiore maneggevolezza.
Particolari
I manometri possono essere a lettura digitale ed indicare direttamente l’autonomia residua monitorando in continuazione il ciclo di respirazione dell’operatore.

Il riduttore può essere provvisto di innesto per un secondo tubo di media pressione (o seconda utenza), collegato ad un’apposita maschera dotata di erogatore a funzionamento in depressione, per consentire il salvataggio di un’altra persona.

Le maschere possono avere un visore panoramico per migliorare il campo visivo, essere dotate di attacco rapido all’elmo di intervento, essere corredate da elmo protettivo integrato per Vigili del fuoco con sistemi di illuminazione antideflagranti, o essere dotate di sistemi di comunicazione radio, ecc.

Modalità di impiego

Per una corretta utilizzazione, gli autorespiratori ad aria compressa vanno in primo luogo selezionati in base alla classe di protezione offerta. A seconda del volume d’aria che contengono, questi dispositivi si suddividono infatti in 6 classi, indicative dell’autonomia dell’apparecchio, cioè della durata potenziale della protezione offerta, che oscilla a seconda dei tipi tra i 6-8 ed i 25-33 minuti.

La scelta del tipo di APVR più idoneo dipenderà, quindi, dalla durata presunta dei lavori da compiere in atmosfera inquinata. Si ricorda che l’autonomia dell’apparecchio non è un valore assoluto. Essa, infatti, dipende dal grado di affaticamento dell’operatore, il cui consumo di aria può oscillare tra i 10 lt/min, in condizioni di riposo, e i 100 lt/min in condizioni di massimo sforzo (per l’attività V.F. si considerano realistici consumi intorno ai 60-80 lt/min).

Autonomia

L’autonomia di un autorespiratore ad aria compressa si calcola dunque dividendo la capacità dell’apparecchio (data dal prodotto della pressione max di carica della bombola per il volume geometrico della stessa) per il consumo ipotizzato secondo la mansione svolta. Ad esempio, se si ha a disposizione un autorespiratore con bombola di 7 lt caricata ad una pressione max di 200 bar, che deve essere impiegato in condizioni di sforzo (consumo reale ipotizzato: 60 lt/min) ~ 23 min.
Questo metodo di calcolo può rivelarsi utile nelle fasi appena precedenti l’intervento, o nello stadio di programmazione dello stesso.
Per valutare l’autonomia residua durante l’intervento esiste un criterio più pratico, che sarà illustrato in seguito. Per una corretta utilizzazione, l’autoprotettore deve trovarsi a bordo del mezzo da intervento “pronto all’uso” nella seguente configurazione-base, che risulta la più adeguata per rapidità e praticità di impiego:

-bombola connessa al gruppo riduttore mediante codolo di collegamento, valvola a volantino chiusa;

-bombola connessa con la bardatura dorsale mediante cinghia portabombola;

-frusta dell’erogatore connessa al tubo di media pressione mediante attacco rapido;

-frusta manometro fissata allo spallaccio sinistro mediante gli idonei passanti;

-tubo di media pressione fissato allo schienalino, eventualmente anche allo spallaccio;

-maschera separata dall’apparecchio, nell’apposita busta sigillata;

-erogatore nell’apposita confezione di protezione, in posizione di stand-by;

-terminale dell’eventuale tubo di media pressione per seconda utenza protetto da apposito tappo.

Questa configurazione consente anche di effettuare con la massima rapidità ed il minimo consumo d’aria le verifiche e i controlli indispensabili per usare l’apparecchio in condizioni di sicurezza.

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Cura e manutenzione

Maschera, ricarica della bombola e bardatura dell’autorespiratore a circuito aperto devono essere pulite dopo l’uso. Se necessario, deve essere effettuata anche una decontaminazione secondaria a quella già eseguita a fine intervento. Periodicamente poi, secondo le scadenze indicate dai costruttori, vanno eseguiti gli interventi di manutenzione sui vari componenti dell’apparecchio, soprattutto sulle valvole e le tenute pneumatiche.

Data la complessità di tali operazioni, manutenzione e pulizia sono attualmente eseguite da strutture particolari, presenti all’interno di quasi tutti i Comandi Prov.li, che prendono il nome di Laboratori autoprotettori. Tali strutture devono essere affidate a personale istruito sulle modalità di ricarica delle bombole, sulle operazioni di pulizia e disinfezione degli apparecchi e sugli interventi di manutenzione ordinaria (quella, cioè, che riguarda le parti in bassa e media pressione). È importante che il personale incaricato segua scrupolosamente le procedure indicate nella nota informativa fornita dai costruttori dei singoli tipi di apparecchio. In alcune realtà avanzate, presso il laboratorio provinciale viene eseguita anche la manutenzione straordinaria degli autorespiratori (quella, cioè, che riguarda le parti in alta pressione), per la quale servono obbligatoriamente personale qualificato ed attrezzature specifiche.

 

 

Vigili del fuoco senza giacche ed elmi

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Vigili del fuoco senza giacche ed elmi, il sindacato: ‘Situazione insostenibile’

Bologna Today 7 maggio 2018

I comandi provinciali a corto di dispositivi di protezione individuali. Allarme anche per il supporto psicologico

“È risaputo che i Vigili del Fuoco proteggono e tutelano i cittadini, ma chi protegge e tutela i Vigili del Fuoco?” Così inizia una nota del sindacato Fp-Cgil Vigili del Fuoco che segnala la carenza di sorte adeguate per la sostituzione dei vestiti ignifughi in dotazione ai comandi provinciali, una assenza dagli armadi che viene definita “insostenibile”.

“È nostra convinzione -riprende la nota- che l’amministrazione debba provvedere immediatamente, garantendo ai Vigili del Fuoco emiliano-romagnoli la fornitura degli indispensabili Giacconi Antifiamma che oggi sono completamente assenti dai magazzini provinciali e regionali. Lo stesso problema riguarda i caschi o elmi da intervento VFR, che in alcuni casi sono scaduti e non più conformi e in altri non sono ancora disponibili, perché è ancora in corso il relativo bando di gara.

A ciò si aggiunge la scarsa attenzione da parte dell’amministrazione relativamente al tema molto importante del supporto psicologico dei propri dipendenti: Il lavoro del Vigile del Fuoco, infatti, è un lavoro atipico e lo stress da lavoro correlato è una condizione che frequentemente si presenta e che andrebbe affrontata con la dovuta considerazione.

I ritmi frenetici, i turni notturni, la costante attività svolta in qualunque condizione climatica, le calamità da affrontare con tempestività (si pensi ad esempio alle più recenti quali il terremoto in Emilia, quello del Centro Italia – Rigopiano ), la stessa attività ordinaria durante la quale il pompiere corre per salvare la vita di persone incastrate tra le lamiere o intrappolate da un incendio, sono tutte situazioni nelle quali il Vigile del Fuoco è esposto a scenari difficilmente cancellabili.

È questa una condizione che si cerca di metabolizzare e di razionalizzare attraverso il contributo dei colleghi più anziani e con più esperienza, ma noi siamo convinti che la nostra amministrazione avrebbe il dovere di assolvere a questo compito, fronteggiando le fonti di stress sia con un supporto alla pari, sia col contributo di specialisti e seminari ad hoc . Come FP CGIL VVF dell’Emilia-Romagna, quindi, chiediamo un’immediata riconsiderazione di questi urgentissimi problemi, perché possano essere risolti con tempestività,

Rivolgiamo il nostro appello a tutte le istituzioni e alla sensibilità pubblica perchè lo facciano proprio, siamo consapevoli di essere una delle istituzioni più amata dai cittadini, ma non possiamo che constatare che la stessa considerazione non arriva da chi ci aspetteremmo, vale a dire dalla nostra amministrazione” .

 

Incontro con il futuro

I nostri volontari si sono recati alla fonte della sapienza , dove inizia quel lungo percorso di vita dei bambini che saranno futuri uomini e donne , La scuola materna .

I bambini sono stati coinvolti in piccoli giochi , forse non sono in grado di comprendere totalmente chi sono e cosa fanno i pompieri , ma è molto importante educare , informare fare vedere , e perche no , anche noi adulti abbiamo molto da imparare , coinvolgendo loro in piccoli e semplici concetti , in quello che noi facciamo , in quello in cui crediamo ed i valori su cui abbiamo basato la nostra vita cercando di rendersi migliori anche e sopratutto di noi , imparando cosi a vedere il mondo con una nuova posizione proprio per renderlo migliore.

Abbiamo già avuto in passato esperienze con i bambini quando a Vicenza abbiamo raccolto fondi per Telethon con Pompieropoli , con le orchidee per l’ UNICEF , ma vedere lo sguardo sgranato dei bambini mentre gli fai vedere il nostro automezzo APS 100 , in loro vedi lo stupore , mentre vedono l’acqua uscire dal naspo , oppure istruirli sul piano di evacuazione della scuola , vedere questi bambini , che possono essere anche nostri figli meravigliati davanti quella che è una delle divise più amate , non ha prezzo , ma e quella divisa che in un certo senso dona sicurezza , dona il fascino di quelle gesta che il vigile del fuoco compie come missione , questi incontri fanno parte anche del nostro lavoro , portare la cittadinanza a conoscenza di quella che noi riteniamo una missione , un grosso applauso a tutti i bambini e alle insegnanti ed a tutti quelli che hanno reso possibile questo interscambio .

Grazie alla Scuola dell’infanzia di Merendaore ed all’ Asilo Infantile di Recoaro Terme.

Voglio concludere con una piccola poesia che la dice lunga su quello che dovremmo imparare e quello che i genitori dovrebbero insegnare :

I bambini imparano ciò che vivono

Se un bambino vive con le critiche, impara a condannare.
Se un bambino vive con l’ostilità, impara ad aggredire.
Se un bambino vive con il timore, impara ad essere apprensivo.
Se un bambino vive con la pietà, impara a commiserarsi.
Se un bambino vive con lo scherno, impara ad essere timido.
Se un bambino vive con la gelosia, impara cos’è l’invidia.
Se un bambino vive con la vergogna, impara a sentirsi in colpa.
Se un bambino vive con l’incoraggiamento, impara ad essere sicuro di sé.
Se un bambino vive con la tolleranza, impara ad essere paziente.
Se un bambino vive con la lode, impara ad apprezzare.
Se un bambino vive con l’accettazione, impara ad amare.
Se un bambino vive con l’approvazione, impara a piacersi.
Se un bambino vive con il riconoscimento, impara che è bene avere un obiettivo.
Se un bambino vive con la condivisione, impara la generosità.
Se un bambino vive con l’onestà e la lealtà, impara cosa sono la verità e la giustizia.
Se un bambino vive con la sicurezza, impara ad avere fiducia in se stesso e in coloro che lo circondano.
Se un bambino vive con la benevolenza, impara che il mondo è un bel posto in cui vivere.
Se vivi con serenità, il tuo bambino vivrà con la pace dello spirito.
Con che cosa sta vivendo il tuo bambino?

Dorothy Law Nolte

SCUOLA PER L’INFANZIA MERENDAORE

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ASILO INFANTILE RECOARO TERME

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Noi c’eravamo , e voi ?

“Si fa sempre quello che si può e si dona quello che si sente di donare , ma quando lo fai per quanto piccolo sia il tuo gesto , fallo venire dal cuore , e vedrai che imparerai una nuova lezione , quella della vita ” I volontari

Forse non e facile definire i “Vigili del fuoco” , quello strano corpo che esce da , un incendio con il caschetto bruciacchiato dal fumo , quella tuta in nomex fumante , dopo aver spento o circoscritto quell’incendio che poteva devastare ancora di più , quel loro lavorare continuamente senza lamentarsi a salvaguardia di vite umane , animali e cose . Quel loro mettersi sempre in discussione dopo un intervento , con quel termine tecnico inglese de-briefing , pronti a capire cosa poteva andare meglio , per imparare dai possibili errori . Ma i Vigili del fuoco non sono solo questo sono capaci di grandi gesta che fanno migliore il mondo , pronti ad allungare la mano in aiuto di chi ha bisogno , questi sono loro sia che essi siano volontari che permanenti , questo riescono a donare e per questo avranno sempre la nostra ammirazione e appoggio contro chi e chiunque cosa tenti di infangare il loro lavoro , la loro missione .

Ed oggi sono qui pronti per 2 giorni ha raccogliere fondi per l’UNICEF per quei bambini che dovrebbero fare solo i bambini.

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Simulazioni di evacuazione

Risultati immagini per piani di evacuazione nelle scuoleLa planimetria sopracitata e solo dimostrativa

Questo post non ha la presunzione di proporre degli standard di piani di evacuazione , ma propone una piccola linea di sviluppo allo scopo di individuare i punti principali :

SIMULAZIONE TERREMOTO
II D.M. 26 AGOSTO 1992 dispone la realizzazione di due prove di evacuazione. La prima prova di evacuazione dell’anno verrà condotta simulando un terremoto. L’esercitazione si svilupperà in quattro distinte fasi, tra loro successive:

Fase 1) Simulazione terremoto;
Fase 2) Apertura porte lungo le vie di esodo ;
Fase 3) Evacuazione (riguarda tutti gli occupanti la scuola);
Fase 4) Appello (riguarda tutti gli occupanti la scuola).

E’ necessario che nel corso della prova tutti si attengano scrupolosamente alle procedure operative riportate di seguito.

Fase 1) Simulazione terremoto.
Il terremoto è un evento naturale chiaramente avvertibile (escluse le scosse di bassa intensità), per questo non ha bisogno di un particolare tipo di allertamento (es. suono della campanella, allarme, ecc.). Non dovendo utilizzare l’allarme acustico, per dare inizio alla prova le classi saranno avvisate a voce, dal personale di piano, con il sistema porta a porta o, laddove presente, con il sistema di altoparlanti. Al messaggio “Inizio dell’esercitazione terremoto” gli allievi e gli insegnanti dovranno portarsi sotto i banchi (cattedra o architrave per gli adulti). Si resterà in tale posizione in attesa del segnale di evacuazione (il tempo di attesa può eventualmente essere utilizzato rivedendo con i ragazzi le modalità di evacuazione descritte nella fase 3).

Fase 2) Apertura porte di emergenza
Terminata la fase di allertamento, il personale facente parte della squadra di emergenza provvedere ad aprire le porte lungo le vie di esodo, verificandone la percorribilità.

Fase 3) Evacuazione
Al segnale di evacuazione (suono della campanella o allarme ove presente) gli insegnanti devono:

– preparare la classe all’evacuazione (ordinare gli alunni in fila indiana);
– contare gli alunni presenti e prendere il registro di classe (nel registro dovrà sempre essere presente e disponibile un “modulo di evacuazione” (nel caso in cui sia immediatamente rilevata l’assenza di un alunno, il docente responsabile di classe comunica la notizia al coordinatore dell’emergenza o alla squadra di emergenza);
– verificare che non siano rimaste persone nell’aula, chiudere la porta del locale, mettersi in testa alla fila di alunni;
– accertare col responsabile della evacuazione di ciascun piano, che le vie di fuga siano sgombre, seguire le indicazioni dello stesso nel caso si debbano trovare delle vie alternative;

Nel portarsi all’esterno dell’edificio scolastico bisogna restare sempre lontani da finestre o porte con vetri; lungo le scale costeggiare invece le pareti; Nel caso di alunni in situazione di handicap gli insegnanti di sostegno si prenderanno cura degli stessi per la loro evacuazione: trovandosi fuori dalle sezioni/aule dovranno raggiungere la zona di sicurezza e non riaccompagnare gli alunni nelle rispettive aule;
Nel corso dell’evacuazione, non è previsto alcun particolare ordine di uscita; l’insegnante qualora le vie di uscita si presentino occupate, attenderà che le stesse diventino libere.

FASE 4) Appello
Raggiunto il punto di raccolta l’insegnante provvede a compilare il modulo di evacuazione che andrà consegnato al responsabile dell’area di raccolta.

SIMULAZIONE INCENDIO
La seconda prova di evacuazione verrà condotta simulando un incendio all’interno di un locale della scuola (verrà scelto uno spazio a maggior rischio di incendio, ad esempio la biblioteca, la mensa, un laboratoro, ecc.). L’esercitazione si svilupperà in quattro distinte fasi tra loro successive:

Fase 1) riguarda solo le classi presenti nel locale ove viene simulato l’incendio;

Fase 2) riguarda solo le classi prossime a quella ove viene simulato l’incendio;

Fase 3) e 4) riguarda tutti gii occupanti la scuola.

E’ necessario che nel corso della prova tutti si attengano scrupolosamente, in relazione alla fase dell’esercitazione che li vedrà coinvolti, alle procedure operative riportate di seguito.

Fase 1) In un locale della scuola viene simulato un incendio.
Gli addetti all’emergenza presenti al piano ove viene simulato l’incendio, o avvertiti del pericolo, devono:
– prendere l’estintore più vicino;
– portarsi in prossimità del locale per valutare la gravita del pericolo;
– adoperarsi per la sua eliminazione simulando lo spegnimento con l’estintore.

Fase 2) Viene rilevata l’impossibilità di spegnere l’incendio.
Gli addetti all’emergenza devono:
– avvertire (qualora ciò non sia già stato fatto) personalmente o tramite personale di piano le classi che si trovano in pericolo imminente (in vicinanza dell’incendio) dando allarme a voce, o con il sistema porta a porta;
– ispezionare, se le condizioni ambientali lo consentono, prima di abbandonare la parte di edificio interessata dall’incendio, i locali di piano defilati (raggiungendo per esempio i servizi igienici), controllando che l’area sia stata interamente evacuata, chiudendo le porte lasciate aperte;
– allertare il Coordinatore dell’emergenza (se non si è già portato sul posto)

Fase 3) Viene diramato l’ordine di evacuazione totale dell’edificio a mezzo di allarme acustico.
Gli addetti alla squadra di emergenza devono:
– su indicazione del Coordinatore dell’emergenza, diramare l’ordine di evacuazione per tutto l’edificio attivando l’allarme e simulare la chiamata ai Vigili del Fuoco e/o Pronto Soccorso;
– spalancare prontamente i portoni di entrata e di uscita bloccando eventualmente il traffico veicolare esterno per consentire il raggiungimento in sicurezza del punto di raccolta;
– controllare che il personale attui l’evacuazione nel rispetto di quanto stabilito nel piano di emergenza;
– ispezionare, se le condizioni ambientali lo consentono, i locali defilati presenti nel piano di propria competenza;
– disattivare il quadro elettrico generale della scuola;
–  prendere il registro delle presenze degli insegnanti e del personale ATA;
–  lasciare l’edificio (terminate le operazioni di evacuazione) portandosi nel punto di raccolta.
In questa fase gli insegnanti si atterranno a quanto già precisato nella simulazione terremoto alla fase 3)

Fase 4) Raggiunto il punto di raccolta l’addetto alla squadra di emergenza resta a disposizione del Responsabile dell’evacuazione. Gli insegnanti provvederanno invece a compilare il modulo di evacuazione che andrà consegnato al responsabile dell’area di raccolta. Al fine di rendere efficace la prova non verrà dato alcun preavviso circa il locale in cui sarà simulato l’incendio.

Addestramento con Motopompe

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Gruppi idrici da esaurimento e svuotamento acque 
Nelle operazioni di soccorso dei vigili del fuoco c’è spesso la necessità di pompare acqua o altri fluidi: per effettuare rifornimento idrico da una fonte esterna, per svuotare locali
seminterrati allagati, per la raccolta di fluidi di qualsiasi tipo che si siano raccolto al suolo, oche abbiano formato pozze, o per travasarli da un recipiente inefficiente a uno sicuro.

Allagamento
Le pompe in dotazione agli automezzi antincendio VV.F. possono aspirare acqua e altri liquidi, anche in grande quantità, ma solo se la profondità del liquido resta inferiore ai dieci metri. Per profondità superiori queste pompe entrano in cavitazione, non riescono cioè a creare nel tubo di aspirazione una depressione sufficiente ad aspirare l’acqua.
Quando si deve invece lavorare a profondità superiori vengono usate le pompe ad immersione, attrezzature che lavorano immerse nel liquido che pompano, lavorando in regime di spinta anziché di aspirazione. In questo modo si elimina la necessità di tubazioni rigide in cui poter creare il vuoto (adescamento) e non c’è un limite alla profondità del liquido da prelevare. L’unico limite della pompa a immersione è la sua potenza e la lunghezza delle tubazioni e dei cavi necessari per l’operazione.
Una importante distinzione è inoltre quella tra pompe per acque limpide e pompe per
acque luride.
Le acque luride possono contenere piccoli corpi solidi che potrebbero danneggiare e perfino rompere o far grippare la pompa utilizzata. In una pompa per acque luride invece possono transitare piccoli oggetti senza danno, se non sono più grandi di quelli per i quali la pompa è stata progettata.
Dal momento che la pompa lavora in immersione, deve essere mossa da motori diversi da quelli a combustione. Molte utilizzano infatti un motore elettrico, collegato alla pompa, ma isolato elettricamente dall’ambiente e dall’umidità esterna; in altri casi si utilizza un motore idraulico mosso dall’olio in pressione a sua volta azionato da una moto centralina esterna; esiste infine una pompa che viene azionata dal flusso idrico uscente da una manichetta connessa alla pompa del veicolo antincendio, progettata proprio per le operazioni dei VV.F.

Pompa ad immersione ad azionamento idraulico
Caratteristica comune alle pompe immerse usate nel caricamento dei veicoli da intervento dei VV.F è la leggerezza, la possibilità cioè di essere trasportate e collocate da un solo uomo. Le dimensioni sono tali che la pompa può essere impiegata nelle fonti idriche di difficile accesso, come pozzi, tombini, boccaporti, piccole vasche o locali interrati accessibili da piccole finestre o cavedi. Le dimensioni limitate ovviamente condizionano la sua capacità di aspirazione e le dimensioni massime degli oggetti solidi aspirabili senza danni.

Elettropompa sommersa
La motopompa prevista per il caricamento sugli automezzi da intervento W.F è una pompa elettrica ad immersione idonea per acque sudicie, con una prevalenza (cioè l‟altezza a cui l’acqua può essere spinta) di 8 – 10 metri, e una portata massima (ad altezza intermedia) di circa 36 metri cubi all’ora (10 litri al secondo). Può riempire un serbatoio vuoto da 1600 litri in circa 3 minuti, oppure può vuotare una cantina di circa 20 m2, in cui l’acqua sia arrivata all‟altezza di un metro, in circa 30 minuti.
È mossa da motore elettrico della potenza di circa 1,5 KW, alimentato da corrente alternata a 230V, con 20 metri di cavo di alimentazione. La sicurezza elettrica è assicurata dal doppio isolamento delle parti in tensione; è comunque opportuno assicurarsi che l‟alimentazione elettrica sia protetta da un interruttore differenziale ad alta sensibilità. L‟alimentazione del motogeneratore presente sui veicoli WF è dotata di queste caratteristiche, se la puntazza di messa a terra è correttamente collocata.

MOTOPOMPE IN USO AI VIGILI DEL FUOCO

Le pompe sono di tipo centrifugo autoadescante a girante aperta e piatto d’usura riportato.
L’autoadescamento avviene per borbottamento dell’aria all’interno del liquido imprigionato nel corpo della pompa, che quindi deve essere di disegno e forma tali da permettere un rapido e sicuro autoadescamento fino a 8 m di profondità. Una valvola di non ritorno incorporata nel corpo evita lo svuotamento di quest’ultimo alla fermata della pompa, permettendo un rapido innescamento alla ripartenza della pompa. La tenuta meccanica è in metallo duro resistente all’abrasione ed è lubrificata tramite una camera a grasso sul retrotenuta.

VANTAGGI
La capacità di autoadescamento permette l’uso di tali pompe senza riempire la condotta di aspirazione ed evita la valvola di fondo. Possono quindi essere agevolmente usate in
versione trasportabile con motori elettrici o endotermici, oppure nell’aspirazione da vasche o canali profondi o lontani. La girante di tipo aperto con palettatura di forte spessore ed il piatto di usura nichelato e riportato con viti di acciaio inossidabile, conferiscono alla macchina una buona resistenza all’azione meccanica di sostanze abrasive quali sabbia, terriccio, polvere di marmo ecc..
Ampie aperture sul corpo permettono l’ispezione dell’interno della girante senza dover
smontare la pompa.

MOTOPOMPE DA SVUOTAMENTO
Le motopompe da svuotamento sono state progettate per impieghi gravosi continuativi di Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Il rapido adescamento, anche con elevata prevalenza di aspirazione, l’elevata portata e prevalenza e l’altissima qualità dei materiali impiegati per la costruzione sono le caratteristiche principali .
La robustissima costruzione del corpo pompa unita alla particolare conformazione della
girante permette il trattamento ed il trasferimento acque luride, con sassi e corpi solidi in sospensione rendendo così possibile anche l’utilizzo senza impiegare il filtro di
aspirazione.

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Addestramento con Tirfor

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Addestramento con Tirfor

Il Tirfor è un’apparecchiatura atta ad esercitare forze di trazione in orizzontale ed in verticale tramite l’ausilio di una leva a mano. E composto da una fune di acciaio lunga circa 15 metri e da un corpo macchina fornito di dispositivo, azionato da una leva, per bloccare e liberare la fune di acciaio e da due leve che permettono il movimento di quest’ultima nei due sensi di marcia. L’apparecchio si usa per spostare oggetti pesanti, tronchi, massi, ecc…, per liberare mezzi impantanati; utilizzato in verticale permette di recuperare oggetti caduti in una voragine o giù per una scarpata.
L’operatore, trovato un punto fisso (un albero, un palo, o lo stesso automezzo che è servito per raggiungere il posto) dovrà agire in primo luogo bloccando il Tirfor tramite una fune al punto fisso (esiste un apposito gancio nella parte posteriore dell’apparecchiatura), poi disinserirà il dispositivo che blocca la fune di acciaio cosicché essa possa scorrere, raggiungere e legare l’oggetto da spostare. Successivamente, bloccata la fune tramite la leva di inserimento della marcia, sceglierà il senso di movimento. Se l’oggetto dovrà essere trascinato verso l’operatore userà la leva di marcia avanti, se dovrà essere calato userà quella di marcia indietro.
Al fine di evitare incidenti agli operatori, una volta spostato l’oggetto, per nessun motivo dovrà disinserire il meccanismo di bloccaggio della fune di acciaio, ma dovrà prima allentare il cavo stesso facendolo scorrere ovviamente nel senso contrario a quello in cui ha lavorato. Eseguita questa operazione potrà liberare il cavo e riporre l’attrezzatura. Lo stesso procedimento andrà rispettato lavorando con il Tirfor in verticale; bisognerà ricordare però che in questa posizione esso potrà sopportare pesi minori, secondo quanto dichiarato dalla ditta costruttrice. Per lavorare nei termini di sicurezza bisognerà sempre tenersi il più possibile lontani dal cavo di tensione e porre l’apparecchio in linea con quest’ultimo. Il Tirfor è anche dotato di una serie di picchetti per ancorarlo quando non si trovino punti fissi sul posto. Dovrà essere manovrato da un solo operatore per non alterare le caratteristiche dell’attrezzo.
Bisogna poi precisare che il tubo telescopico in dotazione al Tirfor non dovrà mai essere modificato nella sua lunghezza originale. Un’ulteriore precauzione sarà quella di controllare periodicamente lo stato di usura della fune di acciaio e provvedere alla sua sostituzione qualora non si dovesse trovare in condizioni ottima.

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In piazza con l’UNICEF

Il 21 e 22 aprile scendi in piazza con l’UNICEF.

Con l’Orchidea UNICEF fai rifiorire la vita

Saremo in Piazzale Dolomiti dalle 9-12 e dalle 16-19

Scegliendo l’Orchidea UNICEF ci aiuterai a proteggere migliaia di bambini soli in fuga da

guerre, povertà e violenza ed in cerca di un futuro più sereno . Sabato e domenica 21-22

aprile scendi in piazza ed acquista un fiore , puoi fare qualcosa di buono anche tu , per

loro , per quei bambini che dovrebbero fare solo , i bambini .

Non ti piacciono i fiori ? Bene , portalo a casa e donalo ad una persona che ritieni s

peciale , farai felice due persone , assapora la possibilità di vedere il sorriso di qualcuno

con un piccolo grande gesto .

I vigili del fuoco volontari , saranno presenti per poter farsi ambasciatori di questo tuo

piccolo grande gesto , a patto che venga fatto con il cuore .

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” Gandhi

Non si può pensare che le cose possono cambiare se non siamo noi a volerle cambiare ,

facciamo un passo in avanti , un passo verso qualcuno , allunghiamo quella mano per dare

solidarietà e un piccolo dono a loro , che loro sono il futuro , i bambini .

Vigili del fuoco volontari di Recoaro terme

Prove di emergenza , molto più di una lezione

13-4-2018

Ancora una grande dimostrazione di quelle cose di cui sono capaci i vigili del fuoco , l’informazione , la sensibilizzazione del personale , le continue prove e simulazioni , anche se a qualcuno sembrano inutili possono veramente salvare una o più vite , questo sono i pompieri , questi sono i Soccorritori , gente che mette in prima linea la propria vita , per gli altri , un onore ma anche un onere , eseguito con orgoglio e professionalità .

Dopo tante disgrazie accadute nei tempi noti e non , anche in Italia si è capito che la prevenzione e alla base di tutto , l’attenta valutazione dei rischi che ogni singola persona , azienda o istituzione si pone in base alle leggi divenute ormai severissime fa si che il rischio di incidente venga ridotto al minimo . Quindi il corretto approccio e quello di prevenzione e protezione , la prevenzione serve per prevenire eventi incidentali , la protezione serve a proteggere le persone e cose dove non può arrivare la prevenzione , la protezione rimane comunque una fase in cui non sempre e possibile ridurre il rischio a zero 

Una valutazione del rischio quantitativa richiede la determinazione di due componenti del rischio: la gravità di una potenziale perdita (detta “magnitudo”) e la probabilità che tale perdita si realizzi. Per rischio accettabile si intende un certo rischio che è conosciuto e tollerato generalmente perché i costi o le difficoltà per implementare una contromisura efficace risultano eccessivi se confrontati con l’aspettativa della perdita.